Afghanistan: attentato letale contro le forze di sicurezza

Pubblicato il 20 marzo 2020 alle 12:39 in Afghanistan Asia

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Almeno 25 membri dell’esercito afgano e della polizia afgana sono stati uccisi in un assalto contro un checkpoint a Zabul, nel Sud dell’Afghanistan. Sembra che alcuni agenti abbiano collaborato con gli aggressori.

Atta Jan Haq Bayan, capo del Consiglio provinciale di Zabul, ha affermato che il 20 marzo, almeno 20 membri del personale sono stati uccisi in un attacco effettuato all’alba. Secondo le prime indagini, gli aggressori sono stati aiutati da 8 poliziotti che collaboravano con i talebani. Un funzionario locale, che ha parlato a condizione di non essere nominato, ha affermato che sono stati 6 i membri delle forze di sicurezza che si sono uniti agli aggressori. L’avamposto era presidiato dall’esercito e dalla polizia afgana. Fonti di Zabul hanno poi aggiunto che alcuni poliziotti che hanno assistito all’attacco sono poi partiti con i talebani, portandosi le loro armi.

L’aggressione arriva un giorno dopo che il ministro della Difesa, Assadullah Khalid, nel pomeriggio del 19 marzo, ha annunciato che le forze di sicurezza stavano passando dallo “stato difensivo” allo “stato difensivo attivo” contro i militanti. “I talebani hanno continuato ad avere un alto livello di violenza nonostante l’accordo di pace”, ha dichiarato Kalid in un video. “Una posizione di difesa attiva ridurrà le restrizioni sulle Forze di Sicurezza Nazionali afgane e consentirà loro di eseguire operazioni contro i talebani”, ha aggiunto. Nonostante le violenze, le trattative per avviare un dialogo tra governo e talebani continuano.

Secondo quanto riferisce il quotidiano locale, Tolo News, il consigliere presidenziale di Kabul, Waheed Omer, il 16 marzo ha dichiarato che un elenco di prigionieri talebani da poter liberare è in fase di valutazione e che i detenuti verranno rilasciati gradualmente. Tuttavia, ha aggiunto, queste operazioni avranno inizio solo con l’avvio dei negoziati intra-afgani e dopo una significativa riduzione della violenza. Omer ha poi aggiunto che nessun prigioniero talebano sarà rilasciato senza una garanzia. “Stiamo rivedendo l’elenco dei prigionieri talebani. Non tutti i 5.000 prigionieri saranno rilasciati contemporaneamente. Ci vorrà del tempo affinché possiamo conoscere i crimini per i quali ognuno è stato imprigionato ”, ha ribadito Omer. 

Tuttavia, i talebani si sono immediatamente opposti a tale ipotesi. Secondo un portavoce del gruppo armato, un ordine di rilascio dei prigionieri condizionato è contrario all’accordo tra USAe talebani. “È correttamente spiegato nell’accordo di pace che i primi 5.000 prigionieri sarebbero stati liberati e poi sarebbe stato avviato il dialogo afgano”, ha dichiarato Suhail Shaheen, l’11 marzo. “Non abbiamo mai accettato alcuna liberazione condizionata dei prigionieri. Se qualcuno lo sostiene, va contro l’accordo di pace che abbiamo firmato il 29 febbraio”, ha aggiunto il portavoce dei talebani. Tali incertezze arrivano il giorno dopo l’inizio del ritiro di parte delle truppe statunitensi dal Paese, il 10 marzo. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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