Tunisia: nuovo fronte politico contro la coalizione al potere

Pubblicato il 19 marzo 2020 alle 12:16 in Africa Tunisia

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Numerosi ex ministri e consiglieri tunisini del defunto presidente, Beji Caid Essebsi, insieme ad alcuni sindacalisti, figure politiche di sinistra e uomini d’affari, hanno dato vita a una nuova leadership allinterno del partito Nidaa Tounes, in modo da costituire un fronte unito contro la coalizione al potere. Il nucleo centrale di questa rinnovata entità è guidato dall’ex ministro degli Esteri e capo di Nidaa Tounes, Khemaies Jhinaoui.

Jhinaoui è stato dimesso, insieme all’ex ministro della Difesa Abdul Karim Zubaidi, tre giorni dopo l’entrata in carica del nuovo presidente tunisino Kais Saied, il 23 ottobre 2019. Come fatto anche con altri ministri e consiglieri vicini ad Essebsi, Saied si è rifiutato di incontrare gli ex ministri alla fine del loro mandato. Durante la sua carriera politica, durata 37 anni, Jhinaoui ha assunto diversi incarichi diplomatici e politici, tra cui ambasciatore della Tunisia nel Regno Unito per 7 anni e in Russia per 5 anni. Nel 2014, Essebsi aveva nominato Jhinaoui come consigliere diplomatico, per poi aprirgli la strada verso la carica di ministro degli Esteri. Durante il suo mandato, Jhinaoui fu più volte accusato di voler normalizzare le relazioni con Israele. Tuttavia, Essebsi assunse sempre con forza le sue difese affermando che la sua nomina all’ufficio diplomatico di Tel Aviv faceva parte di misure analoghe prese da diversi Paesi arabi e da altri Paesi della regione MENA (Middle Est and North Africa) a sostegno degli sforzi di pace in Medio Oriente.

Alcuni analisti ritengono che Jhinaoui abbia ottenuto le simpatie di molti membri di Nidaa Tounes a causa del modo in cui è stato licenziato e del trattamento subito da Saied. Di recente, il suo nome era stato incluso tra i possibili futuri candidati alla nomina di successore dellex rappresentante speciale dellONU in Libia, Ghassan Salame. Tuttavia, la presidenza tunisina ha respinto la proposta, privando Tunisi dell’opportunità di ottenere una posizione privilegiata nella gestione della crisi in Libia.

Allinterno della nuova leadership di Nidaa Tounes non è stato incluso Hafez Qaid Essebsi, figlio del defunto presidente, accusato dai suoi oppositori di aver causato la defezione di un gran numero di fondatori e membri del partito. I disaccordi tra Hafez Essebsi e diversi leader di partito hanno causato la creazione di diverse formazioni politiche minori, tutte in competizione tra loro durante le ultime elezioni presidenziali e parlamentari. Di queste nuove formazioni, le più importanti sono state Tahya Tounes, guidata dall’ex primo ministro Youssef Chahed, e Machrouu Tounes, guidata dal ministro Mohsen Marzouk, uno dei fondatori originari di Nidaa Tounes. Di conseguenza, il partito di Essebsi subì una dura sconfitta elettorale a ottobre, ottenendo alla fine solo un posto nel nuovo governo guidato da Elyes Fakhfakh, assegnato al suo segretario generale, Ali Hafsi.

La nuova guida di Nidaa Tounes ha assegnato importanti incarichi a numerosi ministri ed ex consiglieri di Beji Caid Essebsi. Vi sono anche politici di spicco, che in precedenza hanno assunto diversi ruoli nella direzione centrale di Nidaa o di altri partiti, nei sindacati e nelle organizzazioni politiche e dei diritti umani.

Il nuovo governo tunisino, guidato da Fakhfakh, ha ottenuto la fiducia del Parlamento il 26 febbraio. I voti favorevoli sono stati 129 su 217. La squadra di governo presentata dal neopremier è composta da 30 ministri e da 2 sottosegretari. Diverse le sfide da affrontare a livello economico, dopo anni di crescita lenta, disoccupazione persistente, deficit pubblico elevato, debito in aumento, inflazione e servizi pubblici in deterioramento. Per affrontare tale situazione, è richiesta una notevole spesa pubblica e riforme politiche sensibili ai sussidi energetici e alle aziende pubbliche. Il nuovo governo dovrà anche garantire nuovi finanziamenti esterni, per un valore di 3 miliardi di dollari, dal momento che, ad aprile, è prevista la fine del programma di prestiti del Fondo monetario internazionale.

Il voto del 26 febbraio è arrivato dopo che il Parlamento tunisino, il 10 gennaio, aveva rifiutato di assegnare la fiducia al governo proposto da Habib Jemli, il candidato primo ministro presentato da Ennahda. Il premier designato dal partito islamico non era riuscito a ottenere i voti favorevoli della maggioranza dell’Assemblea, fermandosi a 72 contro i 130 necessari. 

Erano circa 4 mesi che la Tunisia attendeva un nuovo esecutivo. Sin dal mese di ottobre 2019, i diversi partiti politici seduti in Parlamento non erano riusciti a trovare un accordo volto a creare una coalizione, così da proporre un primo ministro e formare un nuovo esecutivo. Il governo uscente ha già attuato tagli per ridurre il deficit pubblico, ma il Fondo Monetario Internazionale e altri istituti di credito stranieri hanno più volte richiesto ulteriori riforme fiscali. Al contempo, i cittadini tunisini hanno mostrato il proprio malcontento verso i servizi pubblici del Paese, considerati peggiori rispetto al periodo pre-rivoluzione del 2011. Ciò ha portato la popolazione ad avere sempre meno fiducia nei confronti delle istituzioni e della classe politica al potere.

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Chiara Gentili

di Redazione

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