Stallo politico in Afghanistan: il rappresentante USA vola a Kabul

Pubblicato il 19 marzo 2020 alle 12:40 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il rappresentante speciale degli Stati Uniti per la riconciliazione in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, si trova a Kabul, dove ha incontrato Abdullah Abdullah, protagonista della crisi politica del Paese. 

Fraidoon Khwazoon, portavoce di Abdullah, ha affermato che non è stata trovata una soluzione alle tensioni con il presidente afghano, Ashraf Ghani. L’incontro arriva in un momento di stallo politico che sta sconvolgendo l’Afghanistan, a seguito all’annuncio dei risultati delle elezioni presidenziali, avvenuto il 18 febbraio. La Commissione Elettorale Indipendente ha dichiarato la vittoria del presidente uscente, ma Abdullah si è opposto al risultato. Il principale rivale politico di Ghani ha anche tenuto una cerimonia di inaugurazione del proprio governo, il 9 marzo, in contemporanea con il presidente stesso. 

“Per noi, la base è un governo che può riflettere la volontà del popolo afgano”, ha affermato Khwazoon. Alcuni deputati e la Commissione Indipendente per i Diritti Umani dell’Afghanistan (AIHRC) hanno denunciato l’attuale situazione di stallo politico, sottolineando che questa non è nell’interesse del Paese. “Se le pressioni statunitensi si fanno serie e aumentano, allora ci saranno conseguenze”, ha affermato il deputato Irfanullah Irfan. “Se i leader del governo non agiscono seriamente in merito a questa grave crisi politica, si teme che i valori dell’Afghanistan e le conquiste raggiunte siano in dubbio”, ha aggiunto Naeem Nazari, vicedirettore dell’AIHRC.

La crisi politica arriva in un momento di svolta per il Paese, dal punto di vista diplomatico. A seguito di numerosi colloqui tra USA e talebani, le due parti hanno firmato uno storico accordo a Doha, il 29 febbraio. Questo prevede il ritiro delle truppe statunitensi dal Paese, entro 14 mesi, il rilascio di 5.000 prigionieri e l’avvio di un dialogo intra-afghano, in cambio della fine degli assalti e di una serie di garanzie da parte dei militanti islamisti. Tuttavia, le violenze continuano a sconvolgere il Paese, che è destabilizzato dalla presenza non solo dei talebani, ma anche di gruppi militanti affiliati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico, che nel Paese è noto come ISIS della provincia di Khorasan. 

Almeno 1 agente di polizia è stato ucciso e altri 2 sono rimasti feriti in un’esplosione nella provincia settentrionale di Balkh, la sera del 16 marzo. L’esplosione è avvenuta intorno alle 20:30, ora locale, a Mazar-e-Sharif e l’ordigno si trovava su una bicicletta, secondo quanto ha riferito Adilshah Adil, portavoce del capo della polizia provinciale. L’uomo ha anche riferito che i talebani sarebbero responsabili dell’assalto, ma il gruppo non ha rivendicato. Si tratta dell’ultima di una serie di violenze. La notte tra il 15 e il 16 marzo, almeno 11 agenti delle forze di sicurezza afghane sono stati uccisi in un attacco dei talebani contro un posto di blocco nel distretto di Shahrak della provincia di Ghor. 

Nonostante le violenze, le trattative per avviare un dialogo tra governo e talebani continuano. Secondo quanto riferisce il quotidiano locale, Tolo News, il consigliere presidenziale di Kabul, Waheed Omer, il 16 marzo ha dichiarato che un elenco di prigionieri talebani da poter liberare è in fase di valutazione e che i detenuti verranno rilasciati gradualmente. Tuttavia, ha aggiunto, queste operazioni avranno inizio solo con l’avvio dei negoziati intra-afgani e dopo una significativa riduzione della violenza. Omer ha poi aggiunto che nessun prigioniero talebano sarà rilasciato senza una garanzia. “Stiamo rivedendo l’elenco dei prigionieri talebani. Non tutti i 5.000 prigionieri saranno rilasciati contemporaneamente. Ci vorrà del tempo affinché possiamo conoscere i crimini per i quali ognuno è stato imprigionato ”, ha ribadito Omer. 

Tuttavia, i talebani si sono immediatamente opposti a tale ipotesi. Secondo un portavoce del gruppo armato, un ordine di rilascio dei prigionieri condizionato è contrario all’accordo tra USAe talebani. “È correttamente spiegato nell’accordo di pace che i primi 5.000 prigionieri sarebbero stati liberati e poi sarebbe stato avviato il dialogo afgano”, ha dichiarato Suhail Shaheen, l’11 marzo. “Non abbiamo mai accettato alcuna liberazione condizionata dei prigionieri. Se qualcuno lo sostiene, va contro l’accordo di pace che abbiamo firmato il 29 febbraio”, ha aggiunto il portavoce dei talebani. Tali incertezze arrivano il giorno dopo l’inizio del ritiro di parte delle truppe statunitensi dal Paese, il 10 marzo. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.