Siria, Idlib: attaccato un convoglio turco, possibile attentato terroristico

Pubblicato il 19 marzo 2020 alle 16:16 in Siria Turchia

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Due ordigni esplosivi sono stati lanciati, il 18 marzo, contro un convoglio militare turco, di passaggio presso la strada M4, nell’Ovest della regione Nord-occidentale di Idlib. Ad essere accusato, un gruppo affiliato ad al-Qaeda.

A riferirlo, l’Osservatorio siriano per i Diritti Umani (SOHR), secondo cui l’episodio ha avuto luogo nelle vicinanze del villaggio di Muhambal, presso Sahl al-Rouj. Secondo fonti locali, l’episodio ha causato diversi feriti, mentre notizie non confermate parlano della morte di almeno un soldato. Appena dopo l’attacco, un convoglio di militanti affiliati al Fronte di Liberazione Nazionale, un corpo militare di ribelli appoggiato dalla Turchia, e ad Hayat Tahrir al-Sham, si sono diretti verso il luogo dell’esplosione, una volta che le truppe turche avevano già abbandonata l’area. Tuttavia, si pensa che dietro l’esplosione vi sia l’organizzazione Guardiani della Religione, nota in arabo con Hurras al-Din (HaD).

Si tratta di un gruppo armato formato perlopiù da ribelli, affiliato ad al-Qaeda e attivo nell’ambito della guerra civile siriana. Il capo del gruppo, Abu Humam al-Shami, era precedentemente membro di Hayat Tahrir al-Sham e, ancor prima del Fronte al-Nusra, il braccio di al-Qaeda in Siria, operante prevalentemente tra il 2013 e il 2016. Come riportato dal Counter Extremism Project, Hurras al-Din è stato nato il 27 febbraio 2018 dall’unione di sette fazioni siriane di ribelli estremisti. Nonostante le dimensioni del gruppo non siano notevoli, HaD ha rivendicato circa 200 attacchi, condotti prevalentemente nelle province di Idlib, Latakia, Hama e Aleppo, talvolta insieme ad altri gruppi ribelli.

La strada M4, che collega Aleppo e Latakia, è altresì al centro degli accordi di cessate il fuoco che, sin dal 5 marzo scorso, hanno portato ad una relativa tregua nella regione Nord-occidentale di Idlib. In tale data, a seguito di sei ore di colloqui, il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, hanno concordato, oltre al cessate il fuoco, l’istituzione di un corridoio umanitario da porsi lungo una delle principali autostrade che percorrono la provincia di Idlib, da Est a Ovest e l’organizzazione di pattuglie congiunte, il cui avvio, previsto per il 15 marzo, è stato bloccato dalle proteste di ribelli e civili. Queste interesseranno, in particolare, proprio la strada M4, partendo dal villaggio di Trumba, situata ad Ovest della strategica città di Saraqeb, per poi dirigersi verso il villaggio di Ain al Havr. Tuttavia, secondo quanto riferito da fonti locali, fino al 16 marzo, gruppi di attivisti hanno continuato ad organizzare sit-in nel Sud di Idlib, con l’obiettivo di ostacolare il passaggio delle pattuglie russo-turche.

Dal 15 marzo 2011 la Siria è testimone di una guerra civile iniziata da una rivolta popolare, alimentata da due blocchi politico-militari. Il primo, sostenitore del presidente siriano, Bashar al-Assad, è rappresentato da Russia, Iran e milizie libanesi di Hezbollah. Il secondo blocco è costituito da Stati Uniti, Arabia Saudita, Turchia e Qatar. In tale contesto, è subentrato l’ISIS, la cui autoproclamazione è avvenuta il 29 luglio 2014. Gli Stati Uniti sono intervenuti nel conflitto siriano attraverso l’operazione Inherent Resolve, la missione militare statunitense contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq, avviata il 15 giugno 2014, dopo la richiesta ufficiale di sostegno avanzata dal governo iracheno.

Il 6 dicembre 2017, Putin, sostenitore del regime di Assad, ha annunciato la sconfitta militare dell’ISIS sulle rive del fiume Eufrate nella Siria orientale, il quale costituiva l’ultima area del Paese ancora sotto il controllo dello Stato Islamico, dopo la liberazione definitiva delle roccaforti dell’ISIS. Raqqa, capitale dell’organizzazione, era stata liberata il 17 ottobre e Deir Ezzor il 3 novembre 2017. Tuttavia, alcune cellule dormienti dell’organizzazione terroristica hanno continuato le proprie attività in diversi territori del Paese, in particolare nella zona Sud-occidentale, al confine con la Giordania e Israele, e al confine con l’Iraq.

Anche nel corso del 2019, il gruppo terroristico dello Stato Islamico ha continuato a lanciare una serie di attacchi contro le forze curde, in particolare nelle sue ex roccaforti della Siria settentrionale e Nord-orientale. Uno degli ultimi attacchi dell’ISIS risale al 7 agosto 2019, quando 5 persone, tra cui 3 bambini, sono state uccise a causa dell’esplosione di un’autobomba ad Al-Qahtaniyah, nella provincia siriana di al-Hasakah, situata nel Nord-Est della Siria e controllata dai curdi.

Il Country Report on Terrorism 2018 include nuovamente la Siria tra gli Stati sponsor del terrorismo ed evidenzia come il regime, anche nel corso del 2018, abbia continuato a fornire armi e sostegno politico ad Hezbollah, consentendone il riarmo anche da parte dell’Iran. Tuttavia, allo stesso tempo, il regime si è autodefinito una vittima del terrorismo, considerando i gruppi ribelli i principali responsabili di tale fenomeno.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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