Siria: continuano le tensioni nel Sud-Est, 8 civili morti

Pubblicato il 19 marzo 2020 alle 9:04 in Medio Oriente Siria

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Otto civili sono morti e altri sono rimasti feriti, nella sera del 18 marzo, a seguito di un attacco condotto dalle forze del regime siriano nel governatorato di Daraa, nel Sud della Siria.

A riferirlo, il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, il quale specifica che i bombardamenti, effettuati per mezzo di missili, hanno interessato, nello specifico, la città di Jalin, nella periferia Ovest del suddetto governatorato. A detta di uno degli attivisti presenti sul luogo, colpi di artiglieria e missili hanno colpito altresì quartieri residenziali, causando la morte di 3 bambini ed il ferimento di altri 3. Parallelamente, anche alcuni membri dell’Esercito Siriano Libero, uno dei maggiori gruppi di opposizione armata, sono deceduti nel Sud di Daraa, a causa degli scontri con armi da fuoco con le forze del regime. Tali episodi, secondo quanto riferito dall’attivista, sono scaturiti da un primo attacco perpetrato da ex membri dell’Esercito Siriano Libero contro le postazioni delle forze governative, che ha causato perdite in termini di vite umane tra queste ultime, spingendole, pertanto, a reagire.

L’area di Daraa è nota per essere stata la culla della rivoluzione in Siria, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. In particolare, è qui che alcuni giovani ribelli avevano scritto su un muro uno dei primi slogan anti-regime, tra cui “È il tuo turno, dottore”, con riferimento al presidente siriano, Bashar al-Assad. Diversamente da altre zone circostanti, ritornate, nel corso del tempo, nelle mani del regime, l’esercito non ha dispiegato le proprie forze nell’area, facendo affidamento su alleati presenti sul posto per garantire la sicurezza della provincia. Numerosi combattenti dell’opposizione sono, però, rimasti nel governatorato, mantenendo il controllo di vaste aree rurali a Sud, Est ed Ovest. Alcuni cooperano con le istituzioni statali, altri si sono uniti al contingente dell’esercito del regime appoggiato dalla Russia.

Risale al mese di luglio 2017 l’accordo per il cessate il fuoco a Daraa, Quneitra e Sweida, in cui parteciparono anche Stati Uniti, Russia e Giordania. Combattenti e famiglie locali hanno poi evacuato l’area nel mese di luglio 2018, dopo settimane di violenti bombardamenti, seguiti da un accordo di resa con il regime siriano e la Russia. Tuttavia, anche negli ultimi mesi, Daraa è stata interessata da una situazione di caos, derivante da proteste, arresti e omicidi. Secondo cifre delle Nazioni Unite, tra il 26 luglio 2018 e marzo 2019, almeno 380 persone sono state arrestate. L’ufficio Onu per i diritti umani ha poi dichiarato di aver ricevuto segnalazioni di violazioni da parte di membri statali e non, tra cui esecuzioni, detenzioni arbitrarie e sparizioni forzate. A peggiorare la situazione, vi sono altresì i perduranti scontri tra le forze di Assad ed i gruppi ribelli. Questi hanno interessato anche la città settentrionale di al-Sanamayn, dal 29 febbraio 2020, data in cui il governo di Damasco ha cominciato a mobilitare le proprie forze verso tale luogo.

È del 24 ottobre 2019 la notizia di al-Arabiya riguardante il riaccendersi di tensioni nell’area. In particolare, secondo fonti militari, queste riguardano gruppi sostenuti dalla Russia e altri appoggiati da Hezbollah. Entrambe le fazioni si contendono il valico di frontiera di Nassib, ritenuto essere di importanza strategica, e riaperto nel mese di ottobre 2018, dopo anni di chiusura causata dalla presenza delle forze di opposizione. Si tratta di un punto di passaggio utilizzato per gli scambi commerciali tra la Turchia o il Libano ed il Golfo, dalla portata di diversi miliardi di dollari annuali. Inoltre, Nassib rappresenta la porta di accesso per il commercio di merce siriana in Giordania e da qui verso i Paesi del Golfo. Tuttavia, con il conflitto siriano, spesso il passaggio è stato interessato da contrabbando e vendita di merce proibita, tra cui sigarette e sostanze stupefacenti.

Al-Arabiya ha poi riferito che, il 23 ottobre, una zona di confine nei pressi di Nassib ha assistito a scontri armati sul campo che hanno visto coinvolte, da un alto, le forze di Assad e i suoi alleati e, dall’altro lato, gruppi armati ribelli. Secondo quanto riferito, l’operazione turca e l’accordo relativo alla zona sicura da stabilirsi nel Nord- Est della Siria hanno spinto le forze di Assad a riguadagnare terreno e sembra che il regime potrebbe riprendere il pieno controllo anche dei diversi valichi di frontiera con i Paesi vicini.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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