Marocco: arrestate decine di persone per “fake news” sul coronavirus

Pubblicato il 19 marzo 2020 alle 18:03 in Africa Marocco

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La polizia marocchina ha arrestato circa una decina di persone per aver diffuso voci false sullepidemia di coronavirus, inclusa una donna che ha utilizzato il suo canale YouTube per affermare che la malattia non esiste. “Le notizie false sono la prima causa di panico tra i cittadini”, ha affermato il primo ministro di Rabat, Saad Eddine El-Othmani, giovedì 19 marzo.

L’arresto più recente è stato quello di una donna di 48 anni, presa in custodia dalle autorità, mercoledì 18 marzo, dopo aver negato l’esistenza del coronavirus sul suo canale YouTube e sollecitato i suoi connazionali a ignorare le misure precauzionali. Un’altra donna, in una registrazione audio ampiamente diffusa su Whatsapp, ha affermato che Marrakech, una delle più grandi città del Marocco, era in lockdown e ha avvertito le persone di fuggire prima del coprifuoco o di non andare. Un uomo, noto come “Abou Naim”, è stato arrestato per “istigazione all’odio” e “minaccia dell’ordine pubblico” dopo aver registrato un video sui social media che criticava la decisione delle autorità di chiudere tutte le moschee. Altre persone sono state arrestate per aver criticato il governo e le severe misure contro gli assembramenti pubblici, esortando le persone a ignorare le disposizioni e diffondendo fake news.

Diversi gruppi per la protezione dei diritti umani hanno criticato il Marocco per quella che considerano una repressione crescente della libertà di parola, attuata soprattutto nell’ultimo anno.

Il Paese nordafricano ha confermato, al momento, 61 casi di coronavirus e 2 morti. La maggior parte dei malati ha preso il virus all’estero, ma ora è iniziata anche la trasmissione a livello locale. Il governo ha chiuso tutte le moschee, le scuole, i caffè e i ristoranti, nonché i luoghi di sport e divertimento, e ha vietato tutti i voli ai passeggeri internazionali. Auto con altoparlanti sono state distribuite in diverse città marocchine intimando alle persone di rimanere a casa. I trasporti pubblici, le strade e i mercati vengono regolarmente disinfettati. In più, il regno ha istituito un fondo governativo creato per migliorare le infrastrutture sanitarie e aiutare i settori economici più deboli, dal valore di oltre 1,5 miliardi di dollari.

Diverse nazioni africane, tra cui l’Uganda, il Ghana, il Kenya e il Sudafrica, che rappresenta il Paese sub-sahariano con il maggior numero di casi, hanno recentemente imposto divieti di viaggio da e per l’Europa e gli Stati Uniti. Il Senegal ha vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose. Il Sudafrica ha dichiarato emergenza nazionale e ha chiuso metà dei suoi confini. La Libia ha chiuso il suo spazio aereo. La Tunisia ha bloccato le frontiere. Tuttavia, diversi esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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