L’India sigilla gli ingressi alla regione indiana del Kashmir

Pubblicato il 19 marzo 2020 alle 17:09 in Asia India

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L’India ha chiuso gli aeroporti ai voli internazionali, ha limitato le riunioni pubbliche e ha sigillato l’ingresso e l’uscita dal Kashmir dopo il primo caso di coronavirus.

Nuovi casi in India, Pakistan e Sri Lanka stanno facendo crescere i timori per il virus, con un totale in tutta la regione di 700 casi accertati e 6 morti. Le autorità temono che questi Paesi possano essere particolarmente a rischio qualora il virus inizi a diffondersi localmente, a causa delle scarse infrastrutture sanitarie. L’India, il secondo paese più popoloso del mondo dopo la Cina, ha dichiarato che vieterà l’atterraggio di tutti i voli internazionali commerciali dal 22 marzo per una settimana. Il Paese ha già sospeso i visti per la stragrande maggioranza degli stranieri che cercano di entrare.

Il sovrintendente di polizia di Srinagar, la principale città del Kashmir indiano, Haseeb Mughal, ha dichiarato che sono stati imposti blocchi stradali attraverso tutta la valle per impedire la diffusione del virus. “Ho dovuto portare mia madre all’ospedale di Srinagar, ma la polizia ha chiuso la strada”, ha riferito Mohammed Ayub, un abitante della vicina città di Budgam. La popolazione a maggioranza musulmana del Kashmir ha visto un impatto limitato del virus, per il momento, ed ha segnalato suo primo caso il 18 marzo. 

Il Kashmir è una regione contesa tra India e Pakistan da decenni, ma vive una nuova situazione di estrema tensione a partire dal  5 agosto 2019, quando il governo indiano ha abolito lo status speciale dell’area, per ragioni di sicurezza. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste. Alcune di queste sono state caratterizzate dal lancio di pietre contro i militari. Il gruppo per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha affermato che la situazione in Kashmir è “senza precedenti” nella recente storia della regione. Secondo l’organizzazione le detenzioni e la repressione del dissenso hanno contribuito a “diffondere paura e alienazione” nella regione. 

La repressione di agosto 2019 ha suscitato critiche internazionali diffuse. Una di queste è arrivata dalla leader tedesca, Angela Merkel, che ha dichiarato che la situazione in Kashmir “non è sostenibile”. Diplomatici di diversi altri Paesi hanno dichiarato di aver sollevato privatamente preoccupazioni sulla tutela dei diritti umani nella regione. L’accesso all’area per gli osservatori stranieri, compresi diplomatici, gruppi per i diritti e giornalisti, è strettamente controllato. A nessun reporter era stato permesso l’accesso all’area per seguire le proteste a partire da agosto del 2019. Anche oggi, agli inviati stranieri vengono fornite scorte di polizia, apparentemente per la loro stessa sicurezza, secondo quanto ha riferito un diplomatico che ha visitato frequentemente la regione prima di agosto, e raramente ha ottenuto il permesso di viaggiare fuori dalla città principale di Srinagar. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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