La guerra dei prezzi del petrolio preoccupa il mondo

Pubblicato il 19 marzo 2020 alle 12:10 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il prezzo del greggio nel mercato statunitense è diminuito del 24% nella giornata del 18 marzo, raggiungendo quota 20,37 dollari al barile, ovvero il valore più basso da febbraio 2002. Nel frattempo, Riad si prepara a mettere in atto le misure annunciate per aprile 2020.

Al-Wataniya parla di un “incubo” legato ai prezzi di petrolio e all’industria petrolifera in generale, causato da un continuo calo della domanda di risorse petrolifere e dai timori delle conseguenze economiche provocate dal diffondersi del coronavirus. Di fronte al forte calo dei prezzi di petrolio, fino al 6 marzo scorso, il Regno saudita aveva accettato di ridurre la propria produzione di greggio con il fine di sostenere i prezzi, già diminuiti allora al 20%. Una proposta a cui, tuttavia, la Russia si è opposta, indietreggiando, in tal modo, dall’accordo OPEC+. Si tratta di un patto che riunisce i produttori membri dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) e gli altri produttori, ed in cui Mosca rappresenta una dei principali produttori non OPEC. Ciò ha scatenato quella che è stata definita “guerra dei prezzi”.

In tale quadro, una della ultime mosse dell’Arabia Saudita risale all’11 marzo, quando il Ministero dell’Energia saudita ha chiesto alla compagnia statale Saudi Aramco di aumentare la produzione dai 12.3 milioni di barili annunciati per aprile ai 13 milioni, andando ben oltre i 9.7 milioni prodotti in precedenza. Non da ultimo, da aprile prossimo, Riad potrebbe altresì diminuire di circa 8 dollari il prezzo di ciascun barile venduto ai propri partner.

In tale quadro, il senatore statunitense repubblicano Kevin Cramer ha invitato il capo della Casa Bianca, Donald Trump, ad interrompere le importazioni di greggio dalla Russia, dall’Arabia Saudita e da altri membri dell’OPEC, con il timore che la diffusione di Covid-19 e la guerra dei prezzi in corso possano minare gli stessi produttori statunitensi. Per Cramer, Washington deve agire nell’immediato, per evitare che il quadro attuale possa provocare danni ai lavoratori statunitensi. Gli USA, è stato evidenziato, non saranno vittima di bullismo da parte di nessuno, sebbene le azioni dell’Arabia Saudita destino particolare preoccupazione.

Parallelamente, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, il 18 marzo, ha affermato che Mosca preferirebbe assistere ad un aumento dei prezzi di petrolio, rispetto ai 28 dollari al barile attuali, e che un eventuale collaborazione con l’OPEC dipenderà dall’andamento del mercato petrolifero nel breve e medio termine. Dal canto suo, il ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov, ha rivelato che la Russia potrebbe subire perdite pari a circa 39 miliardi di dollari a causa della riduzione dei prezzi del petrolio. Questi, il 18 marzo, hanno subito un ulteriore calo di quasi il 17%.

Il Financial Times afferma che il Regno saudita ha trascorso decenni investendo nella sua capacità produttiva inutilizzata e ora sta lottando per contendersi quote di mercato e mostrare ai suoi rivali le proprie capacità in termini di energia. Tuttavia, aumentare la produzione, secondo il Financial Times, richiederà probabilmente miliardi di dollari in investimenti, non solo per la gestione delle riserve, ma anche per l’elaborazione e l’esportazione di petrolio. Si tratta, pertanto, di una scommessa per Riad, che rischia di allontanare gli alleati OPEC più vulnerabili a livello economico. 

Tuttavia, il confronto in ambito petrolifero tra Mosca e Riad, secondo alcuni analisti, potrebbe portare a conseguenze nel corso dell’anno e durare fino al 2021. Ad ogni modo, potrebbe essere proprio l’impatto negativo a creare le condizioni necessarie a negoziati e compromessi, volti a contenere nuovamente la produzione petrolifera. Inoltre, a detta di analisti del gruppo Eurasia, se, da un lato, l’obiettivo a breve termine di Riad è danneggiare gli altri produttori, quello a lungo termine è divenire il principale gestore del mercato petrolifero e dei prezzi del petrolio.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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