Immigrazione: crisi umanitaria in Grecia, le responsabilità dell’UE

Pubblicato il 19 marzo 2020 alle 18:35 in Europa Immigrazione

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Il nuovo rapporto redatto mercoledì 18 marzo dall’ONG Oxfam, insieme al Greek Council for Refugees (GCR), afferma che le ultime decisioni assunte da UE e Turchia non faranno che aggravare ulteriormente la crisi umanitaria ai confini orientali dell’Europa. “A 4 anni esatti dal vergognoso accordo tra UE e Turchia, l’impatto sul destino di decine di migliaia di uomini, donne e bambini, in fuga da guerra e persecuzioni, in Paesi come la Siria, l’Afghanistan o l’Iraq, risulta devastante”, si legge nel comunicato.

Basti pensare che, ad oggi, sono oltre 40 mila i richiedenti asilo bloccati nei campi profughi allestiti dall’Unione Europea nelle isole greche. Un numero 6 volte superiore alle effettive capacità di accoglienza delle strutture, secondo quanto stimato da Oxfam. Alla luce di questa situazione, l’ONG ha dunque lanciato un appello urgente alla Grecia affinché vengano forniti immediati aiuti umanitari alle persone intrappolate nelle isole e vengano cancellati i piani per la costruzione di nuovi campi di detenzione.

“Nulla può giustificare la detenzione indiscriminata di persone in cerca di asilo e non è ammissibile rimandarle indietro in Paesi dove rischiano la vita o la loro libertà”, ha affermato Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia, sottolineando che è un dovere degli Stati membri dell’UE intervenire accogliendo un certo numero di rifugiati intrappolati sulle isole greche. “Questa è una crisi umanitaria che colpisce chi fugge da guerre e persecuzioni. Una situazione che è diretta conseguenza dell’accordo tra UE e Turchia, che ha trasformato persone bisognose di sicurezza e dignità in pedine di scambio di giochi politici, che mettono in secondo piano il rispetto dei diritti umani fondamentali”, ha dichiarato dal canto suo Spyros-Vlad Oikonomou del Greek Council for Refugees.

Anche il Consiglio d’Europa di Strasburgo ha condannato la situazione sulle isole greche dell’Egeo, dove sono ospitati migliaia di migranti in condizioni disumane, e ha esortato il governo di Atene a prendere le dovute misure per contenere lo scoppio di una crisi umanitaria. La dichiarazione è stata rilasciata, martedì 17 marzo, dalla commissaria dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, la quale, in una nota, ha riportato il caso di una bambina di 6 anni morta in un incendio nel campo di Moria, lunedì 16 marzo. Il campo si trova sull’isola di Lesbo e l’incendio sarebbe scoppiato all’interno di uno spazio abitativo e, da lì, propagatosi su gran parte della struttura a causa del forte vento. “Questa è un’altra tragica prova di quanto sia urgente migliorare la sicurezza e le condizioni sanitarie sulle isole dell’Egeo”, ha sottolineato la Mijatovic, aggiungendo che “le autorità greche devono agire ora per prevenire altre tragedie e pianificare un rapido decongestionamento delle isole”.

Il campo di Moria è uno dei più sovraffollati dell’Egeo. Costruito per ospitare circa 3000 persone, il centro ne accoglie attualmente 19.343. La maggior parte di loro vive fuori dai muri della struttura, dentro tende improvvisate o all’aria aperta. L’emergenza rappresentata dalla diffusione del coronavirus contribuisce a rendere ancora più allarmante la situazione sulle isole. La scorsa settimana, è stato identificato, a Lesbo, il primo paziente affetto dal virus. Si tratta di una donna di 40 anni recentemente tornata da un viaggio in Israele e in Egitto dove era andata al seguito di un gruppo di pellegrinaggio in Terra Santa cui sono stati fatti risalire la maggior parte dei casi rintracciati in Grecia.

Nell’ambito dell’accordo siglato da Unione europea e Turchia, il 18 marzo 2016, Ankara aveva accettato di bloccare il flusso di rifugiati e migranti verso l’Europa in cambio di 6 miliardi di euro di aiuti. Il governo turco afferma di aver ricevuto solo una parte del sostegno finanziario promesso. La situazione sta diventando sempre più critica e migliaia di rifugiati bloccati al confine tra Turchia e Grecia continuano a scontrarsi con la polizia greca fin dal 29 febbraio.

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Chiara Gentili

di Redazione

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