Egitto: Wilayat Sinai provoca morti e feriti tra l’esercito egiziano

Pubblicato il 19 marzo 2020 alle 17:18 in Africa Egitto

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L’organizzazione terroristica Wilayat Sinai ha condotto un attacco, nella notte tra il 18 ed il 19 marzo, nella provincia orientale egiziana del Sinai del Nord.

A darne notizia, il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, secondo cui l’attentato ha avuto luogo nella città di Rafah, situata al confine tra l’Egitto e la Striscia di Gaza. L’obiettivo è stato costituito dalle forze dell’esercito egiziano poste nell’area e, secondo fonti locali e testimoni oculari, vi sono stati altresì violenti scontri tra le due parti che hanno causato morti e feriti tra le file dei soldati egiziani. In particolare, a detta delle fonti, l’attentato ha visto dapprima colpi di mortaio contro le forze armate e, successivamente, un attacco armato, condotto per mezzo di armi pesanti, contro le postazioni dell’esercito di Rafah. Gli scontri successivi, è stato specificato, sono durati per circa un’ora e rinforzi dell’esercito sono giunti nell’immediato dall’accampamento di al-Saha per cercare di porre fine all’assedio.

L’organizzazione Wilayat Sinai trova la sua origine in un ulteriore gruppo, Ansar Bayat al-Maqdis, fautore del raggruppamento di diversi militanti attivi nella regione del Sinai. Nel 2014, Wilayat Sinai ha giurato fedeltà all’ISIS, assumendo il nome attuale. Si stima che il numero dei combattenti oscilli tra i 1.000 ed il 1.500, operanti per lo più in tale regione, ma responsabili di alcuni attacchi anche in altre aree egiziane. Il 2 novembre scorso, inoltre, tale organizzazione ha giurato fedeltà al nuovo leader dello Stato Islamico, Abu Ibrahim al-Hashemi al-Quraishi.

Il Sinai del Nord vive da mesi in uno stato d’allerta, mentre è dal 2013 che la regione viene considerata il fulcro della violenza islamista in Egitto. In seguito ad alcuni episodi che hanno destato preoccupazione nel Paese, il 22 luglio 2019 è stato proclamato lo stato di emergenza ed un coprifuoco in tutta la regione. Inoltre, la Camera dei Deputati, ovvero il Parlamento monocamerale, il 14 gennaio scorso, ha ulteriormente esteso lo stato di emergenza a livello nazionale per tre mesi. In particolare, questo è entrato in vigore all’una di notte, ora locale, del 27 gennaio e durerà fino alla stessa ora del 27 aprile 2020. Si è trattato della dodicesima decisione consecutiva di tal tipo. La prima risale al 10 aprile 2017.

La regione, zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, è teatro, da anni, anche di operazioni militari. L’esercito egiziano ha lanciato una campagna nel Sinai, chiamata Comprehensive Operation – Sinai, il 9 febbraio 2018, con l’obiettivo di intensificare i controlli nella regione e contrastare i ribelli islamisti e le altre attività criminali che compromettono la sicurezza e la stabilità del Paese. In tale quadro, il 16 marzo, il Ministero dell’Interno del Cairo ha riferito che almeno 6 terroristi egiziani sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con le forze di polizia in seguito a un raid nella città di Bir El-Abd, anch’essa situata nel Sinai del Nord.

In tale quadro, a inizio novembre 2019, l’esercito egiziano aveva riferito che le proprie forze erano riuscite ad uccidere 83 presunti militanti terroristi nel mese precedente, a seguito di operazioni condotte sia nel Sinai del Nord sia nelle aree centrali della regione. Ai militanti uccisi, definiti infedeli, si sono aggiunti altri morti e feriti tra le forze di sicurezza. Il periodo preso in considerazione va dal 28 settembre al 4 novembre 2019. In tale lasso di tempo, sono stati 61 i presunti criminali detenuti, trovati in possesso di circa 376 dispositivi esplosivi. Non è stato, però, specificato il gruppo di appartenenza di tali gruppi armati. Uno degli ultimi episodi di scontro tra i militari egiziani e i terroristi del Sinai risale invece al 9 febbraio, quando 10 militanti jihadisti sono stati uccisi, mentre tentavano di realizzare un attentato.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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