Coronavirus, OMS: “L’Africa si prepari al peggio”

Pubblicato il 19 marzo 2020 alle 13:46 in Africa

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Durante la conferenza stampa giornaliera dellOrganizzazione Mondiale della Sanità, il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha parlato, mercoledì 18 marzo, della diffusione dellepidemia di coronavirus in Africa e della possibilità che ci siano molti più contagiati rispetto ai numeri ufficiali.

Ad oggi, i Paesi contagiati nel continente sono circa 34 e i casi segnalati più di 500. NellAfrica subsahariana, ovvero senza contare il Nord Africa, i pazienti infetti superano i 200 ma la regione resta una di quelle con i livelli più bassi di casi confermati. Tuttavia, come sottolineato dal dottor Tedros, non possiamo considerare questo numero come lo specchio delleffettiva quantità di casi che abbiamo in Africa. Con tutta probabilità, ci sono casi non rilevati e casi non segnalati. In più, ha aggiunto il direttore dellOMS, se anche i pazienti infetti fossero effettivamente solo quelli dichiarati, il continente deve comunque prepararsi al peggio. “In altri Paesi abbiamo visto come il virus acceleri effettivamente dopo un certo punto critico. Quindi il miglior consiglio per l’Africa è quello si prepararsi al peggio e di prepararsi oggi, ha specificato Tedros, sottolineando la necessità di fare più test possibili per poter tenere traccia dei contatti, isolarli e tagliare sul nascere le possibilità di contagio. “Penso che l’Africa dovrebbe svegliarsi, penso che il mio continente dovrebbe svegliarsi”, ha concluso il direttore, che è nato in Eritrea ma ha vissuto fin da piccolo in Etiopia.

Nella giornata di mercoledì 18 marzo, il Burkina Faso ha riportato la sua prima vittima, aggiungendosi alla lista di Paesi africani che hanno confermato decessi provocati dal virus. Tra questi ci sono anche lEgitto, lAlgeria, il Marocco e il Sudan. I numeri più alti di contagi nel continente sono registrati, al momento, nella regione del Nord Africa. Il Marocco conta, allo stato attuale, 55 casi, lAlgeria 62, la Tunisia 39 e lEgitto 172. Per ora, solo la Libia sembra essere senza casi, elemento che avvalora la tesi secondo cui il numero effettivo di persone contagiate nei Paesi africani potrebbe non corrispondere ai numeri ufficialmente confermati. I casi nellAfrica subsahariana, invece, risultano ad oggi i seguenti: 2 in Mauritania, 29 in Senegal, 1 in Gambia, 1 in Guinea, 32 in Burkina Faso, 2 in Liberia, 8 in Costa dAvorio, 9 in Ghana, 1 in Togo, 2 in Benin, 7 in Nigeria, 13 in Camerun, 4 in Guinea Equatoriale, 1 in Gabon, 1 in Repubblica del Congo, 1 in Repubblica Centrafricana, 14 in Repubblica Democratica del Congo, 2 in Namibia, 116 in Sudafrica, 1 in Eswatini, 2 in Zambia, 8 in Ruanda, 6 in Tanzania, 7 in Kenya, 1 in Somalia, 6 in Etiopia, 1 in Gibuti, 1 in Sudan, 3 nelle Mauritius.

Diverse nazioni africane, tra cui l’Uganda, il Ghana, il Kenya e il Sudafrica, che rappresenta il Paese sub-sahariano con il maggior numero di casi, hanno recentemente imposto divieti di viaggio da e per l’Europa e gli Stati Uniti. Il Senegal ha vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose. Il Sudafrica ha dichiarato emergenza nazionale e ha chiuso metà dei suoi confini. La Libia ha chiuso il suo spazio aereo. La Tunisia ha bloccato le frontiere. Il Marocco ha stanziato circa 1 miliardo di dollari per migliorare le strutture sanitarie. Tuttavia, diversi esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Nel frattempo, il numero di casi nel continente continua ad aumentare lentamente. Non è passato inosservato il fatto che, nonostante le predizioni, la maggioranza dei casi abbia avuto origine in Europa e negli Stati Uniti, e non in Cina. A prescindere dall’origine, tuttavia, molti ritengono che se il virus dovesse entrare in città particolarmente affollate, come Kinshasa, Lagos e Addis Abeba, i risultati potrebbero essere disastrosi. Al momento, però, la situazione sembra ancora non essere particolarmente allarmante visto il ridotto numero di casi rispetto alla vastità della popolazione africana. Ciò che spaventa è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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