Coronavirus, Africa: primo morto in Burkina Faso e nuovi casi nel continente

Pubblicato il 19 marzo 2020 alle 9:24 in Africa Burkina Faso

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Il Burkina Faso ha riportato la sua prima vittima di coronavirus, mercoledì 18 marzo. Si tratta di una donna di 62 anni affetta da diabete. Rose Marie Compaore era una nota ex deputata, prima vice-presidente del Parlamento burkinabè. Il cordoglio sui social e da parte delle istituzioni è stato unanime. “Questo tragico evento ci chiama tutti a riconoscere la portata e la gravità del problema che ci si pone di fronte”, ha affermato Martial Ouedraogo, coordinatore della risposta al COVID-19 del Burkina Faso. “Si tratta di una malattia molto contagiosa che è potenzialmente fatale e che per ora non ha alcun trattamento oltre alla prevenzione”, ha aggiunto. Il Burkina Faso ha recentemente assistito a un’impennata di casi, concentrati soprattutto nella capitale, Ouagadougou, e a Bobo-Dioulasso, la seconda città del paese. il bilancio di pazienti infetti è di circa 20 persone.

Nel frattempo, nel continente africano, Gibuti, Mauritius e Zambia hanno registrato i loro primi casi. In Gibuti,il paziente è un cittadino spagnolo con incarico militare nel Paese. In Zambia, l’infezione ha colpito due pazienti. Su Facebook, un post del presidente Edgar Lungu ha specificato che si tratta di una coppia tornata dalla Francia circa 10 giorni fa. Nelle Mauritius, infine, i nuovi casi confermati sono 3. Secondo quanto riferito da una dichiarazione governativa, si tratta di 3 concittadini tornati di recente nel Paese africano e, rispettivamente, di 21, 25 e 59 anni. Due di loro hanno lavorato su una nave da crociera mentre un altro è tornato dal Regno Unito.

Diverse nazioni africane, tra cui l’Uganda, il Ghana, il Kenya e il Sudafrica, che rappresenta il Paese sub-sahariano con il maggior numero di casi, hanno recentemente imposto divieti di viaggio da e per l’Europa e gli Stati Uniti. Il Senegal ha vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose. Il Sudafrica ha dichiarato emergenza nazionale e ha chiuso metà dei suoi confini. La Libia ha chiuso il suo spazio aereo. La Tunisia ha bloccato le frontiere. Il Marocco ha stanziato circa 1 miliardo di dollari per migliorare le strutture sanitarie. Tuttavia, diversi esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Nel frattempo, il numero di casi nel continente continua ad aumentare lentamente, raggiungendo, fino a mercoledì 18 marzo, più di 500 individui. Non è passato inosservato il fatto che, nonostante le predizioni, la maggioranza dei casi abbia avuto origine in Europa e negli Stati Uniti, e non in Cina. A prescindere dall’origine, tuttavia, molti ritengono che se il virus dovesse entrare in città particolarmente affollate, come Kinshasa, Lagos e Addis Abeba, i risultati potrebbero essere disastrosi. Al momento, però, la situazione sembra ancora non essere particolarmente allarmante visto il ridotto numero di casi rispetto alla vastità della popolazione africana. Ciò che spaventa è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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