Coronavirus: 1135 morti in Iran, preoccupazione nelle carceri

Pubblicato il 19 marzo 2020 alle 9:56 in Iran Medio Oriente

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L’Iran ha raggiunto, il 18 marzo, il più elevato numero di morti da quando il coronavirus ha cominciato a diffondersi nel Paese, arrivando a quota 1135. Sono stati registrati casi anche nelle carceri.

In particolare, in tale data, sono stati registrati 147 nuovi decessi, pari ad un aumento del 15% del tasso di mortalità per Covid-19, rappresentando la percentuale più elevata di vittime in 24 ore. Stando alle ultime informazioni, in totale in Iran sono stati confermati 17.361 casi positivi al coronavirus. Di fronte a tale scenario, il viceministro della Sanità, Alireza Raisi, ha nuovamente esortato la popolazione ad evitare viaggi ed assembramenti, in quanto i prossimi giorni potrebbero essere fondamentali per provare ad arginare la diffusione del virus.

I primi contagi nel Paese erano stati riportati il 19 febbraio nella città di Qom, ritenuta altresì meta di pellegrinaggio religioso. Da allora, il virus si è diffuso in altre province iraniane, tra cui la capitale Teheran e il governatorato settentrionale di Gilan. In particolare, le infezioni hanno riguardato perlopiù 22 governatorati iraniani, su un totale di 31. In tale quadro, il 12 marzo, il ministro degli Esteri dell’Iran, Mohammad Javad Zarif, ha lanciato un appello pubblico per chiedere la diminuzione delle sanzioni e l’invio di forniture sanitarie. Parallelamente, secondo quanto rivelato dal direttore della Banca Centrale, Abdolnaser Hemmati, l’Iran ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale (FMI) un prestito di 5 miliardi di dollari per contrastare con efficacia la diffusione del virus e l’attuazione del Rapid Financing Instrument (RFI), un meccanismo di finanziamento del FMI.

Secondo alcuni esperti, il picco in Iran non sarà raggiunto prima del mese di maggio prossimo. Tuttavia, a detta di alcuni scienziati della Sharif University of Technology, il numero di decessi per coronavirus nel Paese potrebbe toccare i 3.5 milioni, se le disposizioni messe in atto dal governo, tra cui le misure di isolamento e quarantena, non verranno rispettate a pieno dalla popolazione. Sono stati tali scienziati a prevedere, poi, tre scenari possibili.

In particolare, se il tasso di isolamento tra la popolazione raggiungerà l’80%, si prevede che il bilancio dei contagi nei primi giorni di aprile, ovvero quando l’epidemia raggiungerà probabilmente il suo picco, toccherà quota 120.000, con 12.000 decessi. Se, invece, la quarantena verrà applicata solo al 50 %, i casi potrebbero ammontare a circa 300.000 ed i morti salire a circa 110.000. Il terzo scenario, il peggiore, prevede una diffusione del virus al 65 %, con 4 milioni di contagi e circa 3.5 milioni di decessi. In tal caso, il picco verrà raggiunto solo a maggio.

Oltre a circolare tra la classe dirigente e tra diverse personalità del mondo politico, il virus si è diffuso anche nelle carceri, inclusa la famosa prigione di Evin. Già il 9 marzo scorso, il capo della magistratura, Ebrahim Raisi, aveva riferito che circa 70.000 prigionieri erano stati temporaneamente rilasciati a causa dell’epidemia, sebbene il rilascio fosse stato consentito solo alle condanne a meno di 5 anni. Successivamente, a detta della Magistratura iraniana, il numero dei prigionieri rilasciati è salito a 83.000, su un totale di 280.000 detenuti in tutto il Paese.

Tuttavia, il 18 marzo, il quotidiano arabo al-Arabiya ha riferito che l’organizzazione per i diritti umani di Ahwaz, basandosi su fonti locali, ha riportato il contagio di due detenuti presso il carcere di Ahvaz, nel sud-Ovest dell’Iran, nella sezione destinata ai prigionieri politici. Pertanto, a detta dell’organizzazione, il rischio di contagio è oramai esteso anche al resto dei prigionieri, vista altresì la negligenza delle autorità iraniane nell’adottare tempestivamente misure adeguate. Ciò ha destato la preoccupazione dei familiari dei prigionieri, i quali si sono rivolti a tribunali ed autorità giudiziarie competenti, nel tentativo di richiedere l’amnistia per i propri familiari, ma, sino ad ora, non è stato ricevuto alcun segnale di risposta. Non da ultimo, è stato sottolineato come le due carceri di Ahvaz siano sovraffollate, a seguito della campagna di arresti del mese di novembre 2019, condotta nel quadro di una forte ondata di proteste.

Tuttavia, l’emergenza coronavirus rischia di aggravare ulteriormente l’economia iraniana, che risente delle conseguenze delle sanzioni poste dagli Stati Uniti ed estese ulteriormente proprio il 17 marzo, data in cui Washington ha inserito 7 società internazionali nella lista nera per l’acquisto di prodotti petrolchimici iraniani, alcune con sede in Sud Africa, Hong Kong e Cina. Sebbene gli Stati Uniti si siano detti disposti ad offrire aiuti umanitari al popolo iraniano per far fronte all’emergenza, per alcuni Washington non accetterà di revocare le sanzioni imposte sino ad ora contro l’Iran e facilitare la ripresa di Teheran in una fase delicata.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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