Algeria: rafforzare l’esercito per affrontare le minacce alle frontiere

Pubblicato il 19 marzo 2020 alle 16:09 in Africa Algeria

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Il capo di stato maggiore ad interim dell’esercito algerino, il generale Saïd Chengriha, ha invitato le forze in campo ad applicare in maniera adeguata ed efficace i programmi di preparazione al combattimento per garantire la protezione delle frontiere. Parlando ad Algeri, in occasione della nomina del suo vicecomandante, il generale maggiore Ammar Othmania, Chengriha ha sottolineato l’importanza delle esercitazioni militari per assicurare operazioni di successo. Inoltre, il generale ha specificato che vanno migliorati i programmi di preparazione al combattimento e facilitati i processi di gestione degli equipaggiamenti avanzati. Chengriha ha poi parlato a lungo del sistema di addestramento militare e dei programmi di combattimento sul campo. Secondo vari esperti militari, il suo discorso riflette la preoccupazione per i rischi alla frontiera, dalla guerra in corso in Libia alla precaria situazione del Mali.

In tale quadro, Algeri condivide con la Libia circa 1.000 km di confine, ma è emersa come un attore chiave a livello diplomatico soltanto nel mese di dicembre 2019, quando il Consiglio supremo di sicurezza ha stabilito che il Paese sarebbe tornato a svolgere un ruolo all’interno di alcuni dossier internazionali, in primis la crisi libica. In precedenza, durante la presidenza di Abdelaziz Bouteflika, terminata il 2 aprile 2019, il Paese si era allontanato dalle arene regionali e internazionali.

A inizio gennaio 2020, il nuovo presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, aveva espresso un forte rifiuto per qualsiasi soluzione militare in Libia e aveva invitato tutti i Paesi e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad assumersi le proprie responsabilità, facendo rispettare un cessate il fuoco immediato e ponendo fine all’escalation militare a Tripoli. Per i leader algerini, la Libia rappresenta un’opportunità per guadagnare legittimità internazionale dopo la caduta di Bouteflika e del vecchio regime. Tebboune, dal canto suo, sta provando ad utilizzare il conflitto per rafforzare la sua posizione e il suo ruolo istituzionale.

Secondo le ultime indiscrezioni, fatte trasparire da alcuni diplomatici, potrebbe essere algerino il futuro sostituto dellex inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salame. La nomina dovrebbe infatti ricadere sullex ministro degli Esteri algerino, Ramtane Lamamra. Il nome è stato proposto dal Segretario Generale dell’Onu, Antonio Guterres, a seguito di intense consultazioni con funzionari di alto livello. La nomina di Lamamra troverebbe ampio consenso anche tra i diplomatici del Consiglio di Sicurezza. L’ex ministro degli Esteri algerino è un uomo di 67 anni, che ha assunto la guida del Ministero dal 2013 al 2017. Precedentemente, era stato membro della Commissione per la pace e la sicurezza presso l’Unione Africana, dal 2008 al 2013, trovandosi a svolgere il ruolo di mediatore in diversi conflitti del continente africano, tra cui quello in Liberia.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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