Serbia: la Cina conferma, in arrivo gli aiuti richiesti

Pubblicato il 18 marzo 2020 alle 15:41 in Cina Serbia

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L’ambasciatore cinese in Serbia, Chen Bo, ha rivelato al presidente serbo, Aleksandar Vucic, l’invio di donazioni ed esperti dalla Cina per fronteggiare l’emergenza coronavirus. 

È quanto riportato, mercoledì 18 marzo, da EurActiv, il quale ha specificato che l’annuncio da parte dell’ambasciatore cinese è giunto il giorno precedente.  

Da parte sua, Vucic ha ringraziato la Cina per l’aiuto, specificando come Belgrado stia attualmente guardando verso Pechino, data l’inesistenza di un meccanismo di solidarietà europeo. 

Nello specifico, il presidente della Serbia ha riconosciuto che il proprio Paese non si trova nella stessa situazione di altri Stati dell’UE, ma ha aggiunto che ciò accadrà presto. Tuttavia, alla luce di ciò, per evitare che il quadro precipiti, Vucic ha chiesto l’aiuto della Cina, sia facendo riferimento alla fornitura di mascherine, guanti e respiratori polmonari, sia all’invio di squadre di medici ed esperti in grado di formare il personale serbo. 

L’ambasciatore cinese, da parte sua, ha dichiarato che l’appello di Vucic ha toccato molto il popolo cinese, dato che circa 300 milioni di cittadini hanno visualizzato il videomessaggio del presidente serbo in cui chiedeva l’aiuto della Cina data l’impossibilità della Serbia di difendersi da sola. 

In risposta, è stata già recapitata a Belgrado la prima trance di aiuti, comprensiva di alcuni test diagnostici per il coronavirus, la quale è stata donata dalla Fondazione Mammoth, con sede a Shenzhen. La donazione è stata coordinata dall’ambasciata cinese di Belgrado, in collaborazione con il governo serbo.  

Nel frattempo, il ministro degli Affari Esteri della Cina, Geng Shuangha annunciato il prossimo invio di quanto richiesto, ovvero mascherine, tute protettive, respiratori polmonari e altre dotazioni mediche. In aggiunta, ha specificato Geng Shuang, la Cina invierà a breve le squadre di esperti. 

Poco dopo, Chen Bo, nel corso di un vertice con Vucic, ha rivelato che gli aiuti menzionati da Geng Shuang giungeranno a Belgrado entro la fine della settimana corrente. Da parte sua, Vucic ha specificato che la Serbia è pronta a pagare il materiale, sebbene la prima tranche sia giunta sotto forma di donazione. 

L’emergenza coronavirus nel Paese balcanico è ancora contenuta, con 83 casi e nessun deceduto. Ciò ha fatto si che la Serbia si sia sentita abbandonata dai leader dell’Unione Europea, di cui il Paese balcanico non è ancora membro, impegnati con Paesi più colpiti dal virus. Ciò ha lasciato spazio alla Cina per dimostrare la sua solidarietà nei confronti dei Paesi dell’Europa centrale e orientale, consentendo a Pechino di estendere il suo mezzo diplomatico correlato al coronavirus a una regione che negli ultimi anni è divenuta un campo da battaglia geopolitico per la definizione delle sfere di influenza di UE e Cina.   

Nello specifico, secondo il South China Morning Post, dopo aver raggiunto livelli controllabili di diffusione del virus all’interno del proprio territorio, la Cina sta ora attuando la sua strategia diplomatica correlata al coronavirus nell’Europa centrale e orientale. Nello specifico, tale strategia si articola in modo binario. Da un lato vi è la fornitura di strumenti e dotazioni mediche, al prezzo di mercato o in via gratuita, ai Paesi maggiormente colpiti, come l’Italia e la Spagna. Dall’altro lato, la Cina sta tenendo sessioni di condivisione di esperienze con Paesi meno sviluppati dell’Europa centrale e orientale, di cui 17 si sono uniti al formato “17+1”.  

In linea con ciò, i funzionari e gli esperti medici della Cina hanno già tenuto una videoconferenza con i loro omologhi di Belgrado, insieme a decine di direttori di strutture sanitarie, ospedali e rappresentanti del governo della Serbia. In maniera simile, altre videoconferenze sono state organizzate con la Polonia, la Grecia e la Bosnia.   

In tale contesto, un funzionario europeo, che ha rilasciato dichiarazioni in condizioni di anonimato, ha commentato che la Cina non potrà ospitare il formato 17+1 per via dell’emergenza legata al coronavirus. Eppure, la diffusione del virus stesso è diventata una opportunità per la Cina, la quale può puntare a costruire relazioni più forti con gli stessi Paesi.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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