La Tunisia acquista 6 droni da una compagnia turca

Pubblicato il 18 marzo 2020 alle 9:21 in Tunisia Turchia

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La Tunisia ha firmato un accordo con la Turchia che prevede la fornitura di 6 droni Anka-S. La produzione è affidata alla compagnia turca Turkish Aerospace Industries (TAI), vincitrice dell’appalto. L’accordo, che comprende anche tre stazioni di controllo a terra e un livello non specificato di trasferimento tecnologico, arriva dopo più di un anno di attesa, da parte di TAI, del governo tunisino. Il contratto per la produzione del primo drone Anka-S vale circa 240 milioni di dollari, secondo quanto riferito dal sito Defense News, che cita fonti del settore. La compagnia turca è in trattative con Tunisi anche per la vendita di droni Anka armati, un’altra variante del velivolo. A gennaio, la Tunisia aveva firmato un accordo con il principale appaltatore turco per la difesa, BMC, per l’acquisto di veicoli blindati. Turchia e Tunisia collaborano intensamente al fine di garantire la sicurezza nella regione del Nord Africa e, in particolare, assicurare la fine delle ostilità e il rispetto del cessate il fuoco in Libia. Tuttavia, Ankara continua a difendere il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli (GNA) dalle offensive del generale Khalifa Haftar anche attraverso il supporto militare.

Il 6 marzo, la Tunisia ha subito un attentato suicida contro un posto di blocco della polizia situato davanti l’ambasciata degli Stati Uniti a Tunisi, nel distretto di Berges du Lac. Due uomini, a bordo di una motocicletta e carichi di esplosivo, si sono fatti saltare in aria davanti alle volanti e hanno provocato la morte di un agente, il tenente Tawfik Mohamed Missaoui, e il ferimento di altre 6 persone, di cui 5 poliziotti e un civile. L’episodio ha evidenziato il pericolo posto dai terroristi in Tunisia, i quali, secondo quanto riferito da fonti di sicurezza interne, hanno dato inizio ad una fase caratterizzata dall’imprevedibilità.

In particolare, il leader del partito islamico moderato della Tunisia, Ennahda, nonché presidente del Parlamento, Rachid Ghannouchi, oltre a condannare l’attentato, ha affermato che la Tunisia continua ad impegnarsi nel far fronte alla minaccia terroristica, attraverso il lavoro delle unità delle forze di sicurezza, e che tale tipo di episodi non fermerà il Paese dal proseguire con il proprio percorso democratico. Allo stesso tempo, Ennahdha ha evidenziato come il terrorismo continui a rappresentare una minaccia per la sicurezza dei cittadini e, pertanto, tutte le istituzioni statali sono state esortate a profondere più sforzi per contrastare tale “piaga”.Parallelamente, il partito ha altresì invitato le autorità politiche tunisine ad accelerare le operazioni per l’adozione di un progetto di legge che miri a garantire maggiore sicurezza alle forze di sicurezza tunisine.

Nel quadro della lotta al terrorismo, stando a quanto dichiarato dal Country Report on Terrorism 2019, riferito al 2018, nel corso di tale anno, la Tunisia è stato un Paese ad elevato rischio terrorismo e, pertanto, il Paese ha messo in atto diverse iniziative. L’attuale legislazione antiterrorismo è stata adottata nel 2015, con il fine ultimo di migliorare la difesa dei diritti umani e la lotta contro l’estremismo violento, in linea con la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu 2178, e il regime di sanzioni contro al-Qaeda e l’ISIS. Il 23 novembre 2018, il Consiglio dei ministri ha annunciato la necessità di condurre un’ulteriore revisione delle disposizioni relative alla garanzia delle libertà civili e ai controlli giudiziari.

Nel mese di ottobre 2018, inoltre, il National Counter-Terrorism Committee ha pubblicato la strategia nazionale antiterrorismo tunisina, composta da quattro pilastri principali, ovvero prevenzione, protezione, azione penale e reazione, oltre a contenere 59 misure in totale. Tale comitato collabora con i Ministeri dell’istruzione, della cultura, della comunicazione e della religione, nonché con le organizzazioni della società civile tunisina e i partner internazionali per attuare ampie campagne di lotta al terrorismo violento e prevenzione al reclutamento, con un focus particolare su giovani e detenuti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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