La Libia chiude i confini, si teme una catastrofe umanitaria

Pubblicato il 18 marzo 2020 alle 17:38 in Africa Libia

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Sebbene in Libia non siano ancora stati ufficialmente registrati contagi da coronavirus, il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, ha imposto un coprifuoco nelle aree poste sotto il suo controllo, mentre sono stati chiusi i confini con Sudan, Ciad, Niger e Algeria.

Si tratta di misure volte a prevenire e a contenere la diffusione di Covid-19 nel Paese Nordafricano. In particolare, secondo quanto riferito dal centro media dell’LNA, il coprifuoco entrerà in vigore giovedì 19 marzo ed avrà la durata di 12 ore al giorno, ovvero dalle 6:00 del mattino alle 18:00. Secondo quanto specificato, sono da ritenersi esonerati il personale sanitario e coloro incaricati di far rispettare tale misura. La chiusura dei confini, invece, è stata resa nota, il 17 marzo, dal cosiddetto “Gruppo della regione militare meridionale”, il quale ha chiarito che chi violerà la misura sarà soggetto a severe sanzioni. Il gruppo è stato istituito nel settembre 2018 con l’obiettivo di garantire la sicurezza delle regioni del Sud-Ovest della Libia, opponendosi a qualsiasi gruppo terroristico e al contrabbando di armi, persone e sostanze stupefacenti.

In un clima di crescente pericolo di fronte alla dilagante emergenza sanitaria, Haftar aveva proposto, il 16 marzo, di istituire una commissione apposita, o meglio, un Comitato militare supremo per la lotta al coronavirus, guidato dal capo di Stato maggiore dell’LNA, Abdul Razzaq Al-Nadhuri. Quest’ultimo ha annunciato, il 17 marzo, la chiusura degli aeroporti e l’interruzione delle attività dei porti terrestri, invitando i cittadini libici all’estero a tornare rapidamente nel Paese prima del 19 marzo.

Non da ultimo, il 18 marzo, il suddetto comitato ha messo in guardia l’intera popolazione libica, esortandola a rimanere nelle proprie abitazioni fino a quando la pandemia non sarà terminata in tutto il mondo. Il rischio per la Libia, è stato riferito, è una catastrofe umanitaria. Il vicepresidente e portavoce del comitato, Ahmed Al-Hassi, ha poi affermato che, sebbene nel Paese non siano stati registrati casi infetti, non è possibile ritenersi al sicuro, in quanto il Covid-19 si sta ormai diffondendo in tutto il mondo. Inoltre, la Libia potrebbe non essere pronta ad affrontare una simile emergenza, vista la carenza di strutture sanitarie, così come di adeguati reparti di terapia intensiva e di quanto necessario per affrontare la diffusione del virus. Tuttavia, è stato specificato, il comitato ha cominciato a mobilitarsi, come evidenziato dall’allestimento dell’ospedale da campo presso la base militare di Benina, attualmente in fase di costruzione, e di quello di Hawari, dove vi saranno 33 posti letto per i casi di guarigione e altri 100 per situazioni non di emergenza. Ad ogni modo, secondo quanto affermato, tutte le misure in atto e programmate potrebbero richiedere ancora giorni.

In tale quadro, il capo del Consiglio presidenziale tripolino, nonché premier, Fayez al-Sarraj, ha proclamato lo stato di emergenza nel Paese già dal 16 marzo, decretando altresì la chiusura di porti, aeroporti, scuole, università e altri centri di aggregazione, oltre alla riduzione della presenza di funzionari statali nelle pubbliche amministrazioni. Il 18 marzo, poi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità si è unita all’appello della Missione di Supporto in Libia delle Nazioni Unite e di altri Paesi a livello internazionale, i quali hanno tutti esortato le parti coinvolte nel conflitto libico a porre fine alle ostilità per consentire alle autorità locali di far fronte all’emergenza sanitaria.

Secondo quanto sottolineato anche dal Ministero dell’Interno tripolino, un ulteriore rischio potrebbe essere posto dai combattenti stranieri, in particolar modo siriani. Parallelamente, il portavoce dell’esercito tripolino, Mohammad Qanunu, ha riferito che le proprie milizie, nella mattina del 18 marzo, sono state costrette a far fronte nuovamente ad attacchi condotti, per mezzo di mortai, dalle forze di Haftar presso l’asse di Ain Zara, nel Sud di Tripoli.

La Libia risulta essere minacciata dalla diffusione del Covid-19, giunto anche in Nord Africa nelle ultime settimane. In particolare, i casi confermati sono arrivati a cifre molto superiori rispetto agli altri Paesi del continente e i numeri aumentano con rapidità. Tuttavia, il Paese risente di una situazione di grave instabilità, che caratterizza la Libia da più di nove anni e, nello specifico, dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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