La crisi dei migranti in Grecia: Strasburgo esorta misure urgenti

Pubblicato il 18 marzo 2020 alle 15:12 in Grecia Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Consiglio d’Europa di Strasburgo ha condannato la situazione sulle isole greche dell’Egeo, dove sono ospitati migliaia di migranti in condizioni disumane, e ha esortato il governo di Atene a prendere le dovute misure per contenere lo scoppio di una crisi umanitaria. La dichiarazione è stata rilasciata dalla commissaria dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, la quale, in una nota, ha riportato il caso di una bambina di 6 anni morta in un incendio nel campo di Moria, lunedì 16 marzo. Il campo si trova sull’isola di Lesbo e l’incendio sarebbe scoppiato all’interno di uno spazio abitativo e, da lì, propagatosi su gran parte della struttura a causa del forte vento. “Questa è un’altra tragica prova di quanto sia urgente migliorare la sicurezza e le condizioni sanitarie sulle isole dell’Egeo”, ha sottolineato la Mijatovic, aggiungendo che “le autorità greche devono agire ora per prevenire altre tragedie e pianificare un rapido decongestionamento delle isole”.

Il campo di Moria è uno dei più sovraffollati dell’Egeo. Costruito per ospitare circa 3000 persone, il centro ne accoglie attualmente 19.343. La maggior parte di loro vive fuori dai muri della struttura, dentro tende improvvisate o all’aria aperta. L’emergenza rappresentata dalla diffusione del coronavirus contribuisce a rendere ancora più allarmante la situazione sulle isole. La scorsa settimana, è stato identificato, a Lesbo, il primo paziente affetto dal virus. Si tratta di una donna di 40 anni recentemente tornata da un viaggio in Israele e in Egitto dove era andata al seguito di un gruppo di pellegrinaggio in Terra Santa cui sono stati fatti risalire la maggior parte dei casi rintracciati in Grecia.

Nel frattempo, sulla terraferma, nella notte tra martedì 17 e mercoledì 18 marzo, pesanti scontri sono scoppiati al confine tra Grecia e Turchia, dopo che circa 500 migranti hanno tentato di abbattere una recinzione ed entrare nel Paese europeo. La polizia greca ha dichiarato di aver usato gas lacrimogeni per respingere la folla, ammassata a Sud del valico di frontiera di Kastanies. Tuttavia, gli agenti hanno affermato che anche le autorità turche hanno sparato gas lacrimogeni al confine con la Grecia. Gli scontri sono iniziati alle 2 del mattino e sono durati per circa 2 ore.

Si stima che circa 2.000 migranti si siano accampati lungo il confine greco-turco, da quando la Turchia, il 28 febbraio, ha dichiarato che di aver aperto i suoi confini con l’Europa e di non bloccare più il movimento di rifugiati verso la Grecia, come era stato invece stabilito nell’accordo firmato con l’Unione Europea 4 anni fa. Da circa un mese, migliaia di persone dirigono verso la frontiera occidentale della Turchia nonostante la Grecia insista sul fatto che i suoi confini, che corrispondono anche al confine esterno dell’UE, siano chiusi. La mossa del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, è arrivata in seguito all’uccisione, in Siria, di 34 soldati turchi, il 27 febbraio, e dopo mesi in cui Ankara continuava a minacciare l’Europa di aprire le sue frontiere e di permettere a milioni di rifugiati di abbandonare il Paese, se l’Unione non fosse riuscita a fornire un maggiore sostegno alla Turchia per l’assistenza dei migranti.

Nell’ambito dell’accordo siglato da Unione europea e Turchia, il 18 marzo 2016, Ankara aveva accettato di bloccare il flusso di rifugiati e migranti verso l’Europa in cambio di 6 miliardi di euro di aiuti. Il governo turco afferma di aver ricevuto solo una parte del sostegno finanziario promesso. La situazione sta diventando sempre più critica e migliaia di rifugiati bloccati al confine tra Turchia e Grecia continuano a scontrarsi con la polizia greca fin dal 29 febbraio.

Le ultime violenze, nella notte tra martedì e mercoledì, si sono svolte solo qualche ora dopo una lunga videoconferenza a quattro tra Erdogan e i leader di Francia, Germania e Gran Bretagna, per discutere della crisi dei migranti. Una dichiarazione di Ankara afferma che i presidenti hanno anche discusso delle strategie per risolvere il conflitto in Siria e fornire aiuti umanitari alla provincia siriana di Idlib. Ulteriori dettagli, tuttavia, devono ancora essere resi pubblici. La videoconferenza tra Erdogan, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro britannico Boris Johnson è stata organizzata dopo che i leader europei hanno deciso di annullare l’incontro, che era stato programmato a Istanbul, per l’emergenza coronavirus.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.