Italia-Turchia: vertice telefonico tra Conte ed Erdogan

Pubblicato il 18 marzo 2020 alle 18:19 in Italia Turchia

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Il presidente del Consiglio dell’Italia, Giuseppe Conte, ha avuto un colloquio telefonico con il capo di Stato della Turchia, Recep Tayyip Erdogan. 

Ad annunciarlo è stato il Governo italiano, il quale ha altresì specificato che il vertice telefonico si è tenuto nella serata di martedì 17 marzo. 

Secondo quanto rivelato, al centro dei colloqui vi è stata l’emergenza sanitaria causata dal coronavirus, insieme a uno scambio di visioni sulla situazione in Siria e in Libia. 

Più nel dettaglio, l’agenzia stampa della Turchia, Anadolu, ha aggiunto, il 18 marzo, che in occasione del vertice telefonico i due leader hanno discusso dell’eventualità di adottare misure congiunte per far fronte alla diffusione del coronavirus.  

Da parte sua, Erdogan ha avuto modo di esprimere il proprio rammarico per la perdita di vite in Italia, dati i 345 morti riportati nella sola giornata del 17 marzo. In totale, secondo le stime del Ministero della Salute italiano, i casi confermati di coronavirus nel Paese sono 31.506. Di questi, 2.503 hanno perso la vita, mentre 2.941 sono guariti. Al 17 marzo, il numero di casi ancora positivi risultano essere 26.062, il numero più alto d’Europa e il secondo al mondo. 

Per quanto riguarda la Turchia, invece, casi positivi aggiornati al 18 marzo sono 98. Di questi, un cittadino ha perso la vita. Si tratta di una persona di 89 anni, deceduta il 17 marzo, dopo aver contratto il virus da qualcuno che aveva avuto “contatti con la Cina”. Dei 98 casi diagnosticati, 51 sono stati registrati dalle autorità di Ankara nella sola giornata del 17 marzo. Come misura precauzionale, la Turchia ha già chiuso le frontiere ai viaggiatori provenienti da Germania, Spagna, Francia, Austria, Norvegia, Danimarca, Svezia, Belgio e Paesi Bassi.  

Per quanto invece riguarda il secondo tema affrontato nel corso del vertice tra due leader, ovvero la Siria, non sono stati forniti dettagli in merito a quanto discusso. Tuttavia, il 5 marzo, la Turchia, insieme alla Russia, aveva accettato il cessate il fuoco nel governatorato di Idliba seguito di sei ore di colloqui tra il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, alla presenza dei ministri degli Esteri di entrambi i Paesi. Oltre alla tregua, le parti avevano concordato altresì l’istituzione di un corridoio umanitario da porsi lungo una delle principali autostrade che percorrono la provincia di Idlib, da Est a Ovest e l’organizzazione di pattuglie congiunte, il cui avvio, previsto per il 15 marzo, è stato bloccato dalle proteste di ribelli e civili, organizzate per ostacolare il passaggio delle pattuglie russo-turche. Nel frattempo, sebbene siano trascorsi tredici giorni dall’annuncio della tregua nella regione siriana Nord-occidentale di Idlibsia la Turchia sia il regime siriano continuano a mobilitare le proprie forze. 

In Libia, invece, si teme la diffusione del coronavirus, giunto anche in Nord Africa nelle ultime settimane. In tale contesto, il capo del Consiglio presidenziale tripolino, nonché premier, Fayez al-Sarraj, ha proclamato lo stato di emergenza nel Paese già dal 16 marzo, decretando altresì la chiusura di porti, aeroporti, scuole, università e altri centri di aggregazione, oltre alla riduzione della presenza di funzionari statali nelle pubbliche amministrazioni.  Secondo quanto sottolineato anche dal Ministero dell’Interno tripolino, un ulteriore rischio potrebbe essere posto dai combattenti stranieri, in particolar modo siriani, che continuano a giungere in Libia dopo essere stati addestrati dalla Turchia. A tale riguardo, secondo quanto rivelato il 15 marzo, sono almeno 7.500 i combattenti siriani inviati da Ankara per combattere a fianco dell’esercito tripolino. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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