Iraq: il premier designato incontra le prime opposizioni

Pubblicato il 18 marzo 2020 alle 16:46 in Iraq Medio Oriente

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I leader di alcuni movimenti politici iracheni si sono opposti alla nomina di Adnan al-Zurufi come premier designato per la formazione di un nuovo governo.

In particolare, tale notizia è giunta, attraverso una dichiarazione congiunta, il 18 marzo, a seguito di un incontro tra partiti politici filoiraniani. Questa è stata sottoscritta da Hadi al-Amiri, leader della coalizione al-Fatah, Nouri al-Maliki, alla guida della coalizione di Stato di diritto, e Fali al-Fayyadh, presidente delle Forze di Mobilitazione Popolare, nonchè fondatore del Movimento Ataa. La nomina di al-Zurufi da parte del capo di Stato, Barham Salih, risale, invece, alla mattina del 17 marzo, dopo che i blocchi politici del Parlamento iracheno avevano riferito di non essere riusciti a raggiungere un accordo sul nome inizialmente proposto, ovvero Naim Abdul-Malik al-Suhail.

Tuttavia, il nome di al-Zurufi non ha trovato un ampio consenso, visto il legame del neo premier con gli Stati Uniti e la sua cittadinanza americana. Inoltre, è stato criticato altresì il meccanismo che ha portato alla nomina di tale candidato, che avrebbe violato la costituzione. Nello specifico, Salih non ha tenuto conto della coalizione parlamentare con più rappresentanti, ovvero al Bina, a cui partecipano altresì Fatah e lo Stato di diritto. Pertanto, secondo gli oppositori, una scelta simile potrebbe minare la pace e l’integrità del tessuto sociale iracheno e deve essere frenata attraverso mezzi legali, politici e popolari. In realtà, secondo quanto riferito dal tribunale federale iracheno, Salih era autorizzato a compiere un passo simile dalla costituzione irachena, che prevede la nomina di un premier da parte del presidente, anche senza tener conto del numero dei rappresentanti di un’alleanza parlamentare, dopo 15 giorni dalle dimissioni del candidato precedente.

Adnan al-Zurufi è un uomo di 54 anni, ex- governatore della città, ritenuta santa per gli sciiti, di Najaf, che ha guidato fino al 2015. Egli è poi a capo del gruppo parlamentare Nasr, in italiano “Vittoria”, istituito il 14 dicembre 2017 dall’ex primo ministro Haider al-Abadi. Non da ultimo, Zurufi è stato altresì un ufficiale delle autorità statunitensi che, dopo l’invasione del 2003 e la caduta del regime di Saddam Hussein, hanno preso il controllo dell’Iraq. Nel suo primo discorso del 17 marzo, al-Zurufi si è impegnato a tenere elezioni anticipate, a portare in tribunale i responsabili dell’uccisione dei manifestanti dell’ultima ondata di proteste, a contrastare la corruzione, ad affrontare l’epidemia di coronavirus e ad elaborare una politica estera irachena equilibrata.

Nonostante l’avvicinamento al cosiddetto “asse americano”, al-Zurui ha ricevuto l’appoggio di altre coalizioni sciite, tra cui Sairoon, guidata da Muqtada al-Sadr, e Nasr, con a capo Haider al-Abadi, oltre che di altri partiti sunniti e curdi e di alcune minoranze. Non da ultimo, anche il Segretario di Stato USA, Mike Pompeo, ha espresso il proprio sostegno al premier neoeletto, purché ponga fra le sue priorità la sovranità irachena, liberi il Paese dalla corruzione e garantisca alla popolazione i bisogni di base e la salvaguardia dei diritti umani.

La mossa del capo di Stato iracheno è giunta dopo settimane di consultazioni controverse, che hanno messo in luce le fratture presenti all’interno del panorama politico iracheno. Le negoziazioni avevano preso avvio a seguito delle dimissioni del primo ministro precedentemente designato per la formazione di un nuovo esecutivo, Mohammed Tawfiq Alawi, il quale, il primo marzo, si era scusato per non essere riuscito a portare a termine il compito assegnatogli.

Sin dal primo ottobre scorso, data di inizio di una forte mobilitazione popolare, il popolo iracheno ha richiesto un esecutivo indipendente, ovvero lontano dalle forze politiche protagoniste dello scenario politico degli ultimi anni, ed elezioni anticipate, considerate la soluzione migliore per far fronte alle problematiche del Paese. Alawi, dal canto suo, aveva più volte affermato di aver formato un governo indipendente, composto da candidati “esperti e imparziali”, evidenziando altresì che il nuovo esecutivo avrebbe dato vita ad una nuova pagina della storia dell’Iraq e avrebbe reso il Paese ancora più forte e libero. Nonostante ciò, Alawi, avendo assunto la carica di ministro delle Comunicazioni per due volte, è stato spesso considerato vicino a quella classe politica al potere fortemente contestata, e non in grado di rispondere alle richieste ed esigenze della popolazione irachena.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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