Grande diga africana: l’Etiopia chiede negoziati “seri e leali”

Pubblicato il 18 marzo 2020 alle 11:04 in Egitto Etiopia

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L’Etiopia ha chiesto negoziati “seri e leali” se si vogliono riprendere le trattative sulle operazioni necessarie a completare il riempimento della grande diga africana, il futuro sistema idroelettrico più importante del continente. È quanto ha dichiarato in un’intervista, martedì 17 marzo, il ministro degli Esteri etiope, Gedu Andargachew, specificando che per risolvere la disputa sulla cosiddetta Grand Ethiopian Renaissance Dam, conosciuta con l’acronimo GERD, c’è bisogno di una “forte volontà politica” da parte dell’Egitto e del Sudan, i due Paesi implicati nella costruzione del progetto, che sorgerà sulle acque del fiume Nilo.

Le tensioni si sono innalzate soprattutto tra Egitto ed Etiopia, dopo che quest’ultima si è rifiutata, a fine febbraio, di partecipare all’ultimo round di colloqui, volto a concludere l’accordo finale sulla diga. Addis Abeba ha affermato che non era riuscita a ultimare tutte le consultazioni con le parti interessate e che, quindi, non era pronta a firmare un accordo. Solo l’Egitto ha siglato il documento, elaborato grazie alla mediazione degli Stati Uniti, mentre l’Etiopia e il Sudan hanno deciso di non firmarlo. Addis Abeba, dal canto suo, ha dichiarato che prevede di iniziare a riempire il bacino idrico della diga già a luglio, anche se dovessero in sospeso le trattative con gli altri due Paesi africani. Dopo l’assenza dell’Etiopia dagli ultimi colloqui sulla GERD, l’Egitto ha accusato il governo etiope di non voler deliberatamente partecipare agli incontri e di voler “ostacolare il percorso dei negoziati”.

Tuttavia, nella sua ultima intervista, Gedu ha specificato che la strada per risolvere i disaccordi sarà sempre quella diplomatica. “Chiediamo che si svolgano colloqui seri ed equi per tornare nuovamente al tavolo. L’unica possibilità che abbiamo è di concordare almeno su questo”, ha sottolineato. Il ministro etiope ha inoltre condannato la mossa della Lega Araba che, a inizio mese, ha adottato un progetto di risoluzione a sostegno della posizione dell’Egitto. “L’intervento della Lega e l’incoraggiamento del conflitto su una questione che non è ancora stata ancora conclusa tra i tre Paesi è inaccettabile”, ha affermato Gedu, aggiungendo che il blocco dovrebbe promuovere la solidarietà tra i Paesi della regione dell’Africa orientale e del Medio Oriente sulla base della cooperazione reciproca.

Nel frattempo, il 16 marzo, una delegazione del Ministero degli Esteri egiziano, guidata dal vice-ministro Yasser Othman, si è recata in visita in Algeria, Tunisia e Mauritania. Durante gli incontri con i ministri degli Esteri dei tre Paesi nordafricani, i membri della delegazione hanno portato il messaggio del presidente Abdel-Fattah al-Sisi, sulla questione della grande diga, da consegnare ai presidenti dei tre Stati. I messaggi delineavano la posizione dell’Egitto sul gigantesco progetto idroelettrico etiope. La delegazione ha infine discusso dei mezzi per promuovere i legami tra le nazioni e ha affrontato diverse questioni regionali e internazionali di reciproco interesse. Martedì 17 marzo, il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, ha invece iniziato un tour dell’Africa subsahariana, visitando dapprima il Burundi, per poi volare in Sudafrica, Tanzania, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan, Niger e Ruanda.

La questionedella grande diga africana è da tempo motivo di tensione tra Egitto ed Etiopia. Quest’ultima ha avviato la realizzazione del progetto idroelettrico, destinato a diventare il più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito alla diga, che, a suo avviso, potrebbe rischiare di intaccare il fabbisogno idrico del Paese, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. L’Etiopia, invece, sostiene che il progetto idroelettrico sia essenziale per sostenere la sua economia, in rapida crescita, e, potenzialmente, potrebbe essere in grado di favorire lo sviluppo di tutta la regione. Il quadro delle trattative è complicato dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, il terzo Paese coinvolto nella disputa, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi.

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga erano ricominciate il 15 settembre, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente al-Sisi e il premier Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. Da settembre, tuttavia, i progressi sono stati altalenanti, con frequenti accuse reciproche di insufficiente collaborazione e di eccessiva “inflessibilità”. Le speranze si sono poi riaccese a metà ottobre, quando, qualche giorno prima del vertice di Sochi, organizzato dal presidente russo Vladimir Putin il 23 e il 24 ottobre, le parti hanno accettato di riprendere le negoziazioni e di avallare l’intervento di mediatori esterni che potessero dare il loro contributo per risolvere la situazione. Risale a novembre l’intervento dell’amministrazione Trump che ha invitato i ministri degli Esteri di Egitto, Etiopia e Sudan a discutere congiuntamente del gigantesco progetto della diga, con l’imprescindibile mediazione di Washington. Da quel momento, sono stati 7 gli incontri tenutisi negli Stati Uniti in merito alla GERD.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Attualmente, la GERD, dal costo di circa 4 miliardi di dollari, è al 70% del suo completamento. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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