Coronavirus: l’epidemia in Spagna cresce più rapidamente che in Italia

Pubblicato il 18 marzo 2020 alle 10:15 in Italia Spagna

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La Spagna ha registrato circa un migliaio di casi in più di coronavirus tra il 15 e il 16 marzo, con un totale di 8.744 casi confermati e 297 decessi, rispetto ai 288 del giorno precedente, secondo quanto riferito lo scorso lunedì il coordinatore delle emergenze del Ministero della Salute, Fernando Simón. Il salto da domenica a lunedì è stato inferiore a quello registrato nel fine settimana, quando tra sabato e domenica i casi sono aumentati di circa 2.000. Da quel momento l’aumento dei casi nel Paese iberico è esponenziale e ha raggiunto quasi 12.000 positivi e 533 morti il 17 marzo.

Tuttavia, c’è un altro fatto che allarma gli esperti: in Spagna l’epidemia sta progredendo più rapidamente che in Italia, il paese finora colpito più duramente dall’epidemia di COVID-19. Le cifre non lasciano spazio a dubbi e mostrano che la Spagna, con circa 7/8 giorni di ritardo, sta attraversando la stessa situazione dell’Italia, un paese che il 24 febbraio aveva già più di 100 infetti (un numero che la Spagna non ha raggiunto fino a otto giorni dopo, il 3 marzo).

Nel quindicesimo giorno del manifestarsi dell’epidemia, l’Italia ha raggiunto 7.375 casi, mentre la Spagna aveva già superato quella cifra il quattordicesimo giorno (7.753 infetti), raggiungendo i 9.000 il quindicesimo giorno. Il giorno del manifestarsi dell’epidemia si calcola, convenzionalmente, da quando l’epidemia ha causato più di cento infezioni. Le cifre di lunedì 16 marzo in Spagna vanno dunque confrontate con quelle dell’8 marzo in Italia.

Per quanto riguarda i morti, lunedì 16 marzo, la Spagna ha 297 morti per coronavirus, saliti a 533 martedì 17. Ci sono voluti 12 giorni perché l’Italia raggiungesse quella cifra. Al 17 marzo, venticinquesimo giorno dell’epidemia in Italia, i positivi avevano superato i 30.000 e i morti le 2.500 unità.

Se questa tendenza dovesse continuare, le stime del governo di Pedro Sánchez, che venerdì 13 marzo aveva avvertito che il paese potrebbe avere più di 10.000 infetti entro la fine di questa settimana, potrebbero essere superate. Secondo i media spagnoli, i tecnici del Ministero della Salute hanno avvertito della possibilità di terminare questa settimana con circa 20.000 infetti. Madrid ha inoltre ammesso di non essere al momento in grado di somministrare tutti i test richiesti dalla OMS.

Dato l’aumento esponenziale dei casi di nuovo coronavirus negli ultimi giorni che ha portato la Spagna ad essere il secondo paese più colpito in Europa dietro l’Italia, il governo ha dichiarato lo stato di allerta sabato notte e ha imposto serie restrizioni ai movimenti i suoi abitanti. Secondo queste misure, i 46 milioni di abitanti della Spagna possono solo lasciare le loro case per comprare cibo o medicine, andare al lavoro o prendersi cura delle persone a carico. Tutti i negozi, le scuole, i musei, i ristoranti e i centri sportivi non essenziali sono chiusi.

Da domenica, le unità di emergenza militare, in grado di collaborare alle attività di contenimento dei virus come la pulizia o la sorveglianza in modo da garantire i limiti di movimento, sono state schierate in varie città del paese.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha elogiato le misure di Madrid. Dopo alcuni giorni di risposte titubanti e lasciate alle amministrazioni locali, il governo spagnolo ha adottato misure restrittive come quelle italiane. La Spagna ha applicato tali misure al sesto giorno dal manifestarsi dell’epidemia, contrariamente all’Italia che lo ha fatto il tredicesimo giorno in Lombardia e in altre 14 provincie settentrionali e il sedicesimo nel resto del Paese. Tuttavia, il fatto che il primo focolaio dell’epidemia nel Paese iberico sia stato Madrid, mentre in Italia era Codogno, spiegherebbe, secondo gli esperti, la maggiore incidenza esponenziale del virus in Spagna.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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