Coronavirus: dalle proteste nelle carceri libanesi alle misure del Qatar

Pubblicato il 18 marzo 2020 alle 10:57 in Libano Qatar

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Il coronavirus continua a diffondersi anche in Medio Oriente, provocando diversi effetti. In Libano, i detenuti protestano contro il sovraffollamento nelle carceri, mentre il Qatar, sulla scia di altri Paesi, adotta misure restrittive.

In particolare, le proteste sono sfociate, sin dalla sera del 16 marzo, in almeno due carceri libanesi, dove i detenuti, lamentando un grande sovraffollamento, hanno richiesto di essere rilasciati per paura di essere contagiati dal Covid-19. In particolare, secondo quanto riferito altresì dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, 7046 prigionieri vivono in 25 carceri e si teme che, se il coronavirus dovesse arrivare anche in tali luoghi, potrebbe provocare una “esecuzione di massa”.

A ribellarsi, sono stati soprattutto i prigionieri di Roumieh e Zahle, le due maggiori carceri del Libano, dove è stata richiesta l’amnistia immediata, anche se per un periodo limitato di tempo. Alcuni video mostrano la rabbia dei manifestanti reclusi nelle proprie celle, mentre cercano di appiccare incendi o rompere le porte. Altri hanno dato avvio ad uno sciopero della fame. Tali episodi hanno causato il ferimento di diversi detenuti, alcuni portati successivamente in ospedale per ricevere l’assistenza necessaria.

Da un lato, a detta di alcune fonti di sicurezza delle carceri interessate dalle proteste, i detenuti stanno semplicemente cercando un pretesto per l’amnistia, ma, in realtà, non vi sarebbe alcun rischio di contagio, in quanto sono state adottate adeguate misure di prevenzione. Dall’altro lato, un avvocato libanese ha affermato che la preoccupazione dei detenuti è giustificata dal sovraffollamento di tali luoghi e dalle condizioni sanitarie precarie. A tal proposito, è stato sottolineato come le prigioni siano impreparate per affrontare una eventuale emergenza sanitaria, dove non è possibile garantire una corretta igiene e operazioni di sterilizzazione adeguate. Inoltre, il numero di prigionieri supera la capacità di ciascun carcere, violando altresì le norme internazionali ed i diritti umani.

Stando alle ultime informazioni, i casi risultati positivi al coronavirus in Libano hanno raggiunto quota 120, a cui vanno ad aggiungersi 3 deceduti. Già dal 14 marzo, il Paese ha adottato misure volte a prevenire la diffusione del virus ed il contagio, portando ad un parziale isolamento della popolazione e alla chiusura di tutti i rivenditori di beni non essenziali.

Tra gli altri Paesi del Golfo colpiti dall’emergenza coronavirus, vi è altresì il Qatar. Qui, i casi confermati ammontano, secondo i dati del 17 marzo, a 442, portando Doha ad essere considerata tra i membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) maggiormente colpiti. Gli ultimi tre casi sono da collegarsi a cittadini provenienti da Spagna, Regno Unito e Svizzera. Pertanto, sulla scia degli altri Stati vicini, anche il Qatar, attraverso il Comitato supremo per la gestione delle crisi, ha adottato una serie di misure volte a far fronte all’emergenza sanitaria in corso.

In particolare, a partire dal 18 marzo, sono stati sospesi tutti i voli verso il Paese per un periodo di almeno due settimane. Tutti i negozi, ad eccezione di supermercati e farmacie, sono stati chiusi, comprese le banche situate nei centri commerciali. Tuttavia, gli impiegati delle aree poste in isolamento, tra cui la zona industriale, riceveranno comunque una retribuzione. In tale quadro, l’emiro del Qatar ha stanziato incentivi finanziari al settore privato per un valore di 75 miliardi di riyal, pari a 21 milioni di dollari, mentre la Banca centrale è stata anche incaricata di adottare un meccanismo volto ad incoraggiare le banche a rinviare le rate dei prestiti erogati per enti del settore privato, con un periodo di grazia di 6 mesi.

I Paesi del Golfo non sono esenti dall’emergenza nata a fronte della diffusione di Covid-19 che, stando alle ultime statistiche, ha provocato più di 8.000 decessi, su un totale di 200.097 contagi in tutto il mondo. In Medio Oriente, è l’Iran ad essere stato considerato il focolaio principale del virus. Qui, i contagi hanno raggiunto quota 16,169, mentre le vittime decedute sono pari a 988.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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