UE: in arrivo un segnale positivo per la regione balcanica

Pubblicato il 17 marzo 2020 alle 17:23 in Balcani Europa

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Il commissario europeo per l’Allargamento, Oliver Varhelyiha sottolineato la necessità di aprire il negoziato per l’adesione di Albania e Macedonia del Nord entro una settimana. 

È quanto rivelato dall’agenzia stampa albanese, Albanian Telegraphic Agency, la quale ha altresì specificato che le dichiarazioni di Varhelyi sono giunte il 17 marzo, in occasione di un vertice in videoconferenza con gli Stati della regione promosso dal premier austriaco, Sebastian Kurz.  

L’apertura dei negoziati di adesione, ha specificato il commissario dell’UE, darebbe alla regione un segnale positivo, necessario date le particolari e critiche circostanze dello scenario attuale.  

In aggiunta, Varhelyi ha rivelato di essersi focalizzato anche sulla disponibilità dell’UE di fornire supporto alla regione nel contrastare la diffusione del coronavirus. A tale riguardo, ha specificato di aver avviato una valutazione sulle modalità di adesione dei Paesi della regione balcanica alle iniziative europee. 

Il Consiglio dei ministri dell’UE, sottolinea European Western Balkans, adotterà, secondo quanto previsto dall’agenda del 26 e 27 marzo, alcune conclusioni in merito alla proposta per la revisione della procedura di allargamento dell’UE e sull’avvio dei negoziati di adesione per l’Albania e la Macedonia del Nord. 

A tale riguardo, lo scorso 3 marzo, la Commissione europea aveva pubblicato i nuovi report sui progressi dell’Albania e della Macedonia del Nord, ufficializzando che Skopje e Tirana sono pronte ad entrare in UE. Con tali parole, la Commissione europea aveva di fatto aumentato le possibilità dell’apertura dei negoziati di adesione per i due Paesi balcanici, soprattutto alla luce delle dichiarazioni del principale responsabile del blocco dello scorso 18 ottobre, il presidente francese, Emmanuel Macron, il quale aveva rivelato di essere disponibile a consentire l’apertura dei negoziati in caso di riscontro positivo nel report di marzo della Commissione europea. 

I progressi riconosciuti ad entrambi i Paesi in materia di contrasto al crimine e alla corruzione, nello specifico, rispondono direttamente alla motivazione fornita da Macron lo scorso 18 ottobre, quando aveva dichiarato di ritenere che l’Europa stia già affrontando troppe sfide per consentire l’ingresso di due ulteriori Paesi dei Balcani, una regione ancora in via di recupero dopo le guerre degli anni Novanta e che ancora oggi combatte contro il crimine e la corruzione. In occasione del voto del 18 ottobre, l’ingresso della Macedonia del Nord era stato votato positivamente da tutti gli Stati membri dell’UE, eccetto che della Francia, mentre l’ingresso dell’Albania era stato ostacolato da Francia, Danimarca e Paesi Bassi. 

Dati i progressi riconosciuti all’Albania e alla Macedonia del Nord in aree chiave quali quella economica e giudiziaria, l’apertura dei negoziati di adesione diviene dunque sempre più vicina, soprattutto alla luce della nuova metodologia per l’allargamento dell’UE, anch’essa oggetto di discussione per il prossimo Consiglio dei ministri dell’UE, in programma per il 26 e 27 marzo. 

In questo momento, inoltre, l’apertura dei negoziati di adesione per i due Paesi balcanici assume per l’Europa particolare valore dal momento che, secondo quanto sottolineato dal New York Times, vi è una diffusa preoccupazione in merito al possibile avvicinamento dei Paesi balcanici alla Russia e alla Cina, le quali potrebbero riempire il vuoto lasciato dall’Europa. 

In particolare, nel contesto dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione del coronavirus, la Serbia ha già chiesto aiuto alla Cina, considerata l’unica in grado di aiutare il Paese balcanico. Ciò deriva soprattutto dal fatto che, ha sottolineato Vucic, la solidarietà dell’Europa “è una favola su carta, ma non esiste”. Nello specifico, essendo l’emergenza coronavirus nel Paese balcanico ancora contenuta, questi non hanno fornito le risposte chieste dalla Serbia, di cui il Paese balcanico non è ancora membro, lasciando così spazio alla Cina per dimostrare la sua solidarietà nei confronti dei Paesi dell’Europa centrale e orientale. Ciò, evidenzia il South China Morning Post, consente a Pechino di estendere il suo mezzo diplomatico correlato al coronavirus a una regione che negli ultimi anni è divenuta un campo da battaglia geopolitico per la definizione delle sfere di influenza di UE e Cina.   

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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