Sudan, ONU: sostituire la forza di pace in Darfur con una missione politica

Pubblicato il 17 marzo 2020 alle 17:21 in Africa Sudan

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Un rapporto congiunto dell’ONU e dell’Unione Africana sul Sudan e la regione del Darfur, pubblicato lunedì 16 marzo, ha chiesto la sostituzione delloperazione di pace con una missione dal mandato politico. Tale richiesta ha sollevato il timore, tra le organizzazioni per la difesa dei diritti umani, che i civili del Darfur possano perdere la protezione delle agenzie sovrastatali.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà il 26 marzo per decidere se ritirare, gradualmente, entro la fine di ottobre, circa 7.800 truppe, note il nome di “Blue Helmets”, facenti parte della missione delle Nazioni Unite e dellUnione Africana nel Darfur (UNAMID). Il Consiglio avrebbe dovuto originariamente discutere della questione domani, mercoledì 18 marzo, ma la sessione è stata sospesa per le preoccupazioni sul coronavirus.

“Nel Darfur, la violenza armata tra gruppi ribelli è diminuita, ma i driver fondamentali del conflitto rimangono irrisolti e aggravano le tensioni intercomunali”, afferma il rapporto. Tuttavia, si legge, “la protezione dei civili è responsabilità del Sudan. “Un meccanismo post-UNAMID può fornire consulenza e sostegno allo sviluppo di capacità”, ma se fosse richiesto un mandato per la “protezione fisica dei civili”, ciò “richiederebbe uno spiegamento molto significativo, commisurato alle dimensioni dell’area delle operazioni “, continua ancora il rapporto. Per il periodo post-UNAMID, a partire dall’inizio di novembre, lONU e lUnione Africana raccomandano “l’istituzione di una presenza politica di sostegno integrato per la costruzione della pace, con sede a Khartum”.

Kenneth Roth, direttore della ONG Human Rights Watch, ha giudicato inadeguata la mossa. “Il Darfur non è come il resto del Sudan”, ha detto. “Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe riconoscere che il Darfur richiede un ritiro molto più graduale e che lONU dovrebbe mantenere una forza di sicurezza sul terreno per proteggere attivamente i civili”, ha aggiunto.

Quando l’UNAMID è scaduta, alla fine di ottobre 2019, il Consiglio di Sicurezza ha deciso allunanimità di prorogare per un anno la sua missione con numeri invariati fino alla fine di marzo 2020. La missione, che è una forza di pace congiunta con l’Unione Africana, è stata dispiegata nel Darfur, una regione del Sudan occidentale, nel 2007 e, da allora, ha impiegato fino a 16.000 operatori di pace. Secondo le Nazioni Unite, il conflitto nel Darfur, esploso nel 2003 le tra forze sudanesi e i ribelli delle minoranze etniche che si considerano emarginati dal governo centrale, ha provocato circa 300.000 morti e oltre 2,5 milioni di sfollati.

Nel frattempo, la Banca centrale del Sudan ha dichiarato, martedì 17 marzo, che gli Stati Uniti stanno revocando le sanzioni poste a 157 aziende sudanesi, una politica di cambiamento da parte di Washington nei confronti del Paese africano, annunciata per la prima volta alla fine del 2017. Il governatore della Banca centrale di Khartoum, Badreddine Abdelrahim, ha specificato in una nota che “solo pochi individui ed entità sudanesi rimangono soggetti alle sanzioni statunitensi per i loro legami con il conflitto nel Darfur. Tuttavia, benché il Sudan sia stato liberato già nellottobre 2017 dallembargo commerciale posto dagli Stati Uniti, il Paese continua a rimanere nella lista americana di Stati sponsor del terrorismo per i suoi presunti legami con al Qaeda, negli anni 90. Di recente, però, la diplomazia sudanese e quella statunitense hanno intensificato le trattative per cercare di rimuovere Khartoum dallelenco dellamministrazione americana, soprattutto dopo la svolta politica interna data dalla caduta in Sudan dellex presidente Omar al-Bashir, rovesciato dal potere nellaprile 2019.

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Chiara Gentili

di Redazione

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