Siria: Idlib a 12 giorni dalla tregua

Pubblicato il 17 marzo 2020 alle 9:55 in Siria Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Sebbene siano trascorsi dodici giorni dall’annuncio della tregua nella regione siriana Nord-occidentale di Idlib, sia la Turchia sia il regime siriano continuano a mobilitare le proprie forze.

In particolare, secondo quanto riferito dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, nella sera del 16 marzo, l’esercito turco ha istituito una nuova postazione militare nella periferia Nord-occidentale di Aleppo, mentre Ankara ha continuato ad inviare rinforzi nella regione. Secondo quanto riferito da un corrispondente sul posto, questi sono giunti, nello specifico, al valico di frontiera di Kafr Klossen, nell’area rurale settentrionale di Idlib, e includono veicoli corazzati, carri armati, artiglieria e mezzi di trasporto del personale. La nuova postazione è stata, invece, istituita nella periferia Ovest di Aleppo, presso il villaggio di Kafr Nouran, dove le forze hanno ripulito l’area ed eretto barriere di cemento armato. In tal modo, a detta del quotidiano, i punti di monitoraggio stabiliti da Ankara nel Nord-Ovest della Siria sono circa 40, per la maggior parte creati a seguito delle intese con Mosca, tra cui quella di Sochi del 17 settembre 2018.

Dal canto loro, secondo quanto riferito da fonti locali, anche le forze del regime, con a capo il presidente siriano, Bashar al-Assad, hanno rafforzato la propria presenza su diversi assi nel Nord-Ovest del Paese. A riferirlo, membri del Fronte di Liberazione Nazionale, una coalizione di ribelli affiliata alla Turchia, secondo cui l’esercito di Assad sta continuando a rafforzare la propria presenza in particolare a Saraqib, nella periferia Est di Idlib, oltre che verso Jabal al-Zawiya e verso la periferia di Latakia. Secondo quanto riportato, anche gli Hezbollah libanesi e altre milizie filoiraniane continuano ad inviare rinforzi in tali aree. Non da ultimo, nella sera del 16 marzo, le forze del regime hanno altresì bombardato diverse postazioni sull’asse di al-Kabinah, nel Nord-Est di Latakia, mentre aerei da ricognizione russi hanno sorvolato la medesima area.

Tuttavia, ad eccezione di leggere violazioni e colpi di artiglieria a Idlib, Hama e Latakia, il governatorato di Idlib sembra assistere, da dodici giorni, ad una fase di relativa tregua. Il cessate il fuoco è stato raggiunto il 5 marzo, a seguito di sei ore di colloqui tra il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, alla presenza dei ministri degli Esteri di entrambi i Paesi. Oltre alla tregua, le parti hanno concordato altresì l’istituzione di un corridoio umanitario da porsi lungo una delle principali autostrade che percorrono la provincia di Idlib, da Est a Ovest e l’organizzazione di pattuglie congiunte, il cui avvio, previsto per il 15 marzo, è stato bloccato dalle proteste di ribelli e civili. Queste interesseranno, in particolare, la strada M4, che collega Aleppo e Latakia, partendo dal villaggio di Trumba, situata ad Ovest della strategica città di Saraqeb, per poi dirigersi verso il villaggio di Ain al Havr. Tuttavia, secondo quanto riferito da fonti locali, fino al 16 marzo, gruppi di attivisti hanno continuato ad organizzare sit-in nel Sud di Idlib, con l’obiettivo di ostacolare il passaggio delle pattuglie russo-turche.

Tale situazione fa seguito ad un perdurante conflitto civile, entrato nel suo decimo anno. Le tensioni hanno avuto inizio il 15 marzo 2011 e da allora non si sono più placate. In tale quadro, la Turchia si è posta a fianco dei ribelli, il cui obiettivo è rovesciare il regime di Assad. Quest’ultimo, a sua volta, viene sostenuto da Mosca. Inoltre, Ankara detiene il controllo di più di 12 postazioni nel solo governatorato di Idlib, l’ultima roccaforte posta sotto il controllo delle forze di opposizione e al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. Prima della tregua del 5 marzo, Ankara aveva dato avvio all’operazione “Spring Shield”, esortando le forze di Assad a ritirarsi dalla zona di de-escalation, nel Nord-Ovest della Siria. La nuova offensiva faceva seguito alla morte di circa 34 soldati turchi, deceduti a causa di un raid siriano a Idlib, il 27 febbraio. Un episodio che aveva fatto temere un ulteriore esacerbarsi delle tensioni, sebbene sia Ankara sia Mosca si fossero dette contrarie ad un conflitto diretto sul suolo siriano.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.