Malawi: presidente respinge le riforme elettorali e infiamma l’opposizione

Pubblicato il 17 marzo 2020 alle 13:58 in Africa Malawi

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Il presidente del Malawi, Peter Mutharika, ha rifiutato di approvare il disegno di legge sulla riforma elettorale approvato dal Parlamento lo scorso febbraio. Tale mossa rischia di aggravare la situazione politica del Paese, già critica a causa della forte opposizione interna al presidente. Secondo lufficio stampa di Mutharika, il disegno di legge “non soddisfa i criteri di costituzionalità e liceità e viola il principio di separazione dei poteri tra i vari rami dello Stato”. Il capo dellUfficio stampa del presidente, Mgeme Kalilani, ha affermato che il presidente ha anche respinto una raccomandazione parlamentare volta a licenziare i capi della Commissione elettorale del Malawi, accusati di mala gestione dei voti durante le ultime elezioni presidenziali.

Alle votazioni del 21 maggio 2019 era risultato vincitore l’attuale presidente Peter Mutharika. Il mese scorso, la Corte costituzionale del Malawi ha annullato i risultati del voto, accusando le autorità di diffuse irregolarità e ordinando che si svolgessero nuove elezioni entro 150 giorni. Da allora, il Parlamento ha approvato la data del 19 maggio come prossimo appuntamento elettorale, ma Mutharika, che ha già fatto ricorso contro la sentenza che ha annullato la sua vittoria elettorale, non ha ancora firmato i decreti. Da mesi, vaste proteste di piazza chiedono le dimissioni del capo della commissione elettorale, Jane Ansah, e la sostituzione dei suoi membri. Sebbene anche il Comitato per i conti pubblici del Parlamento, il PAC, avesse raccomandato il licenziamento di Ansah e dei suoi colleghi commissari, il presidente Mutharika ha ritenuto che le accuse fossero per lo più infondate.

La scorsa settimana, il presidente ha sciolto il suo gabinetto e trasferito tutti i poteri, le funzioni e le responsabilità ministeriali alla presidenza. Gli analisti ritengono che lo scioglimento del governo sia una mossa volta a incorporare il partner politico del Partito democratico progressista (DPP), ovvero il Fronte Democratico Unito (UDF). L’alleanza DPP – UDF, annunciata già a fine di febbraio, è vista come una mossa del presidente finalizzata a consolidare la sua base elettorale prima di una nuova elezione in cui i principali sfidanti di Mutharika sono il suo ex vicepresidente Saulos Chilima e il candidato dell’opposizione Lazarus Chakwera.

L’UDF, che ha governato il Malawi tra il 1994 e il 2004, possiede attualmente 10 seggi parlamentari. Il DPP ne ha 61, mentre la principale forza dellopposizione, il Partito di Congresso del Malawi, ne ha 55. L’UDF è guidato da Atupele Muluzi, il quale ha prestato servizio nel governo di Mutharika prima delle elezioni presidenziali dello scorso maggio.

Gli attivisti politici del Paese, molti dei quali arrestati nei giorni scorsi, hanno invitato tutti i loro sostenitori a marciare verso la residenza ufficiale del presidente, il 25 marzo, qualora Mutharika non decidesse di rivedere il suo atteggiamento entro quella data. Rivolgendosi ai suoi seguaci durante un comizio organizzato nel fine settimana, il presidente ha avvertito gli attivisti di interrompere le manifestazioni. “Attenzione, il vostro tempo è scaduto, la festa è finita”, ha dichiarato domenica 8 marzo. In una dichiarazione pubblicata lunedì 9 marzo, l’ONG Amnesty International ha condannato gli arresti definendoli “profondamente preoccupanti”. “Le autorità del Malawi devono rilasciare immediatamente e incondizionatamente gli attivisti detenuti. Devono smettere di minacciare, molestare e intimidire i difensori dei diritti umani e consentire loro di esercitare liberamente i propri diritti”, ha dichiarato Deprose Muchena, direttore di Amnesty International per l’Africa orientale e meridionale. Il governo, da parte sua, ha respinto tutte le accuse, affermando che non c’è nulla di politico nell’arresto degli attivisti. 

Il Malawi ha conquistato l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1964 e, dopo un iniziale periodo di stabilità economica e sociale, alimentato in parte dalle vendite di tè e tabacco, ha visto il debito del governo salire e la povertà aumentare. Attualmente, degli oltre 18 milioni di abitanti del Paese, circa i tre quarti vive sotto la soglia di povertà, vale a dire con meno di 1,25 dollari americani al giorno. La ricchezza, frutto principalmente all’attività agricola, è concentrata nelle mani delle élite dominanti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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