Il Libano protesta, ma contro il “macellaio di Khiam”

Pubblicato il 17 marzo 2020 alle 11:58 in Libano Medio Oriente

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Il tribunale militare del Libano ha fatto cadere le accuse contro un ex membro di una milizia sostenuta da Israele, accusato di aver partecipato alla tortura di migliaia di persone in una prigione del Libano meridionale. Ciò ha sollevato la rabbia della popolazione libanese.

In particolare, secondo quanto riporta il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, gruppi di manifestanti, nella sera del 16 marzo, hanno espresso la propria rabbia soprattutto nel Nord del Paese. Nel governatorato della Beqa’, alcuni giovani sono scesi per le strade, bloccandole con pneumatici bruciati, in segno di protesta contro la decisione del tribunale verso un uomo che, a detta della popolazione libanese, dovrebbe essere condannato a morte. Scene simili si sono verificate altresì a Tripoli e nella capitale Beirut, nonostante il divieto del governo di lasciare le proprie abitazioni, nel quadro dell’emergenza coronavirus.

L’uomo in questione è Amer Fakhoury, un libanese-statunitense, ex membro dell’oramai smantellata South Lebanon Army (SLA), una milizia sostenuta da Israele durante l’occupazione del Libano nel periodo 1982-2000. Fakhoury è stato accusato di aver assistito all’uccisione e alle torture perpetrate contro i compagni di cella, durante il periodo di prigionia a Khiam, tra gli anni ottanta e novanta, oltre ad essere coinvolto in prima persona in alcuni omicidi, guadagnando, in tal modo, il titolo di “macellaio di Khiam”. L’uomo è stato arrestato nel mese di settembre 2019 in Libano, dopo che, nel 2000, era riuscito a fuggire via insieme ad altre centinaia di membri della milizia di appartenenza, a seguito del ritiro di Israele dal Libano. Questi si erano probabilmente recati negli Stati Uniti, nel New Hampshire.

Secondo quanto riferito dai media libanesi, le accuse sono cadute a causa della scadenza dei termini di prescrizione. In particolare, sono passati più di dieci anni dagli ultimi crimini commessi nel 1998, relativi a rapimento, cattura e tortura di cittadini libanesi e, pertanto, la corte ha ordinato il rilascio immediato di Fakhoury, a meno che non vi siano ulteriori accuse. Tuttavia, il tribunale di Beirut continuerà a portare avanti un processo civile, intrapreso dagli ex compagni di cella di Khiam per le torture commesse.

Tra questi, Nabih Awada ha affermato che la decisione del tribunale circa il rilascio di Fakhoury rappresenta un’offesa per i detenuti rilasciati in precedenza e le loro famiglie e dimostra come le autorità libanesi siano ancora sottomesse all’eredità lasciata dall’occupazione israeliana. Circa la prigione di Khiam, poi, diversi gruppi per la difesa dei diritti umani hanno più volte evidenziato come questa fosse un luogo destinato a torture e detenzioni illegali da parte di Israele. Quest’ultimo, dal canto suo, ha sempre negato simili accuse e le forze israeliane hanno distrutto la prigione nel 2006, nel corso della guerra contro Hezbollah.

Non da ultimo, anche gli Stati Uniti avrebbero esercitato pressioni volte alla liberazione di Fakhoury, dimostrate altresì dalla donazione di 1,7 miliardi di dollari alle forze armate libanesi, del 2006. L’arresto di Fakhoury e l’influenza di Hezbollah in Libano avevano, tuttavia, spinto Washington a minacciare sanzioni contro Beirut. A tal proposito, nel 2019, il capo della Casa Bianca, Donald Trump, ha trattenuto 105 milioni di dollari in aiuti all’esercito libanese, in un quadro di politiche più aggressive contro il Paese. Non da ultimo, nel gennaio 2020, la senatrice Jeanne Shaheen aveva dichiarato che stava redigendo un disegno di legge sulle sanzioni per ritenere responsabili i complici dell’arresto di Fakhoury. “Il governo libanese deve capire che ci saranno conseguenze per la sua continua detenzione”, aveva detto Shaheen, altresì membro del Comitato per le relazioni estere del Senato.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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