La Libia ai tempi del coronavirus

Pubblicato il 17 marzo 2020 alle 16:38 in Africa Libia

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Secondo quanto riferito dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed il 17 marzo, il panorama libico sembra aver assistito ad un’interruzione delle tensioni negli ultimi due giorni, a seguito dell’emergenza nata dalla diffusione del coronavirus nella regione Nordafricana.

Tali tensioni si erano verificate in un clima di relativa tregua nata dalla mobilitazione degli ultimi mesi a livello internazionale, a partire dalla conferenza di Berlino, svoltasi il 19 gennaio scorso. Tuttavia, anche successivamente a tale data, scontri e attacchi per mezzo di artiglieria hanno continuato ad interessare i territori libici e, nello specifico, la capitale Tripoli e le zone circostanti. Tra gli ultimi episodi, il 13 marzo, il Sud di Tripoli è stato testimone di scontri tra le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, e l’esercito tripolino. Nella medesima giornata, poi, è stato condotto un attacco aereo contro le postazioni delle forze tripoline situate nell’Est della città di Misurata, presso l’asse di Buqrin.

Secondo quanto riferito dal quotidiano arabo, tali ostilità sembrano essersi interrotte anche presso uno degli assi di combattimento più caldi delle ultime settimane, ovvero quello verso l’aeroporto della capitale, dove, a seguito di sporadici colpi di artiglieria nella sera del 16 marzo, è stata ristabilita una calma apparente. Per al-Araby al-Jadeed, tuttavia, non mancano le tensioni a livello verbale. Proprio nella sera del 16 marzo, un portavoce di uno dei dipartimenti dell’LNA, Khaled al-Mahjoub, ha affermato che, al momento, l’obiettivo principale dell’operazione militare intrapresa dalle forze di Haftar è garantire sicurezza, ma, non appena questa riprenderà, l’LNA è pronto ad entrare nella capitale. Da parte sua, anche l’operazione Vulcano di Rabbia, ovvero la risposta del governo tripolino all’offensiva di Haftar, ha evidenziato la propria prontezza nel rispondere a qualsiasi attacco da parte del fronte opposto, su qualsiasi asse di combattimento.

In un clima di crescente pericolo di fronte alla dilagante emergenza sanitaria, Haftar ha proposto, il 16 marzo, di istituire una commissione apposita, o meglio, un Comitato militare supremo per la lotta al coronavirus, guidato dal capo di Stato maggiore dell’LNA, Abdul Razzaq Al-Nadhuri. Quest’ultimo ha annunciato, il 17 marzo, la chiusura degli aeroporti e l’interruzione delle attività dei porti terrestri, invitando i cittadini libici all’estero a tornare rapidamente nel Paese prima del 19 marzo prossimo.

Secondo esperti di sicurezza, tale decisione potrebbe avere ripercussioni sulle battaglie in corso, in quanto chiudere porti e aeroporti significa impedire l’arrivo di rifornimenti in termini di armi, munizioni e uomini, in particolare dall’estero. Non da ultimo, è stato evidenziato, ciascuna delle parti impegnate nel conflitto dovrà preoccuparsi di salvaguardare la salute dei propri combattenti e fare in modo che il Covid-19 non li colpisca. A detta di analisti, gli accampamenti militari, e soprattutto quelli che vedono la presenza di uomini provenienti da altri Paesi, vivono attualmente in uno stato di panico. Ciò è testimoniato altresì dall’invio di unità sanitarie presso la base di al-Jafra, a Sud-Ovest di Tripoli, dove risiedono unità dell’LNA.

Dal canto suo, il capo del Consiglio presidenziale tripolino, nonché premier, Fayez al-Sarraj, ha proclamato lo stato di emergenza nel Paese dal 16 marzo, decretando altresì la chiusura di porti, aeroporti, scuole, università e altri centri di aggregazione, oltre alla riduzione della presenza di funzionari statali nelle pubbliche amministrazioni. Non da ultimo, all’aeroporto di Misurata è stato posto il divieto di ingresso per cittadini stranieri. Secondo quanto annunciato dal ministro dei trasporti, Milad Maatoug, resteranno tuttavia aperti i valichi di frontiera di Ras Jedir e Dhehiba-Wazen che continueranno a consentire l’evacuazione dei cittadini libici bloccati in Tunisia. Le misure fanno seguito alla dichiarazione del ministro della Salute del governo orientale parallelo, Saad Agoub, secondo cui nel Paese sono stati registrati tre casi sospetti, riguardanti tre persone provenienti da Italia, Iran ed Egitto. Da Tripoli, tuttavia, non è giunta alcuna comunicazione circa eventuali contagi nel Paese.

In tale quadro, è del 17 ottobre la dichiarazione della Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNISMIL), con cui tutte le parti impegnate nel conflitto sono state esortate a porre fine alle ostilità per scopi umanitari e ad interrompere l’invio ed il trasferimento di personale e armamenti, con il fine di preservare la sicurezza sanitaria del Paese e consentire alle autorità locali di far fronte alla sfida senza precedenti posta dalla diffusione del coronavirus.  Inoltre, la missione ha sollecitato l’attuazione di un meccanismo unificato per affrontare l’epidemia di Covid-19 in Libia, in collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità e le altre agenzie che operano nel Paese.

Nella medesima giornata, anche altri Paesi, tra cui Algeria, Francia, Germania, Italia e Stati Uniti, si sono uniti all’appello di UNISMIL, invitando le parti impegnate a cessare le ostilità e a consentire le operazioni delle autorità locali per rispondere all’emergenza sanitaria. Tali Paesi si sono detti a sostegno degli sforzi profusi dalla Libia e dal personale sanitario e hanno evidenziato che un cessate il fuoco consentirebbe anche ai combattenti di ritornare nelle proprie abitazioni e prestare assistenza ai familiari più vulnerabili.

La Libia risulta essere minacciata dalla diffusione del Covid-19, giunto anche in Nord Africa nelle ultime settimane. In particolare, i casi confermati sono arrivati a cifre molto superiori rispetto agli altri Paesi del continente e i numeri aumentano con rapidità. In Marocco, i pazienti attualmente positivi risultano 35, in Algeria 44 e in Egitto 130. Tuttavia, il Paese risente di una situazione di grave instabilità, che caratterizza la Libia da più di nove anni e, nello specifico, dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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