Iraq: l’impasse politica continua

Pubblicato il 17 marzo 2020 alle 8:57 in Iraq Medio Oriente

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Le speranze precedentemente riposte da alcuni blocchi parlamentari iracheni nella nomina di un nuovo premier hanno nuovamente incontrato ostacoli e divisioni. L’Iraq continua, pertanto, a rimanere privo di una guida al governo.

Il 16 marzo era il termine prestabilito per la nomina di una personalità in grado di formare un nuovo esecutivo per Baghdad. Tuttavia, secondo quanto riferisce il quotidiano arabo al-Arabiya, le alleanze politiche irachene non sono riuscite a trovare un accordo. Il nome precedentemente proposto era stato quello di Naim Abdul-Malik al-Suhail, un politico sciita a capo dell’Alleanza delle tribù irachene, vicino alla coalizione Stato di diritto dell’ex primo ministro Nuri al Maliki. Questo era stato appoggiato, in particolare, dalla coalizione Sairoon, che include altresì il Movimento Sadrista, con a capo Muqtada al-Sadr, un clerico sciita.

Tuttavia, è proprio il capo di Sairoon, Nabil Al-Tarfi, ad aver annunciato, il 16 marzo, il mancato raggiungimento di un accordo all’interno del cosiddetto Comitato dei sette partiti, una commissione formata dai rappresentanti dei sette blocchi parlamentari sciiti ritenuti più rilevanti, istituita il 7 marzo scorso. Dal canto suo, un altro deputato iracheno, Riyad Al-Mas’oudi, appartenente anch’egli al blocco Sairoon, ha affermato che il panorama politico iracheno è attualmente caratterizzato da instabilità, a cui va ad aggiungersi un’economia in declino, anche a causa del calo dei prezzi di petrolio, e un peggioramento delle condizioni di sicurezza e salute. Pertanto, il dialogo politico, a detta del deputato, non poggia su basi solide. Inoltre, è stato rivelato che alcuni tendono a favorire una personalità del mondo accademico o u giudice a capo del futuro esecutivo.

Da parte sua, il capo del blocco Hikma, Ammar al-Hakim, ha annunciato che la propria alleanza si ritirerà dal comitato e che non vorrà più essere coinvolta nelle discussioni volte a nominare il futuro premier iracheno. Pertanto, al momento la missione spetta di nuovo al presidente iracheno, Barham Salih, il quale, entro 15 giorni, potrà designare qualsiasi personalità e presentarla al Parlamento per l’approvazione, senza previa discussione con i partiti politici. Successivamente, il primo ministro designato avrà 30 giorni di tempo per formare il suo gabinetto e sottoporlo al voto di fiducia in Parlamento.

Tuttavia, per alcuni, è improbabile che il capo di Stato non consulterà nuovamente le forze politiche irachene, mentre è più probabile che, data l’emergenza sanitaria derivante dal coronavirus e l’urgenza di formare un governo, il mandato possa nuovamente passare all’ex primo ministro, Adel Abdul Mahdi. Questo potrebbe porsi a capo di un esecutivo temporaneo, guidando il Paese verso elezioni anticipate, ma non è chiaro se l’ex premier sarebbe disposto a ritornare in scena.

Le consultazioni per la nomina di un nuovo premier hanno preso avvio a seguito delle dimissioni del primo ministro precedentemente designato per la formazione di un nuovo esecutivo, Mohammed Tawfiq Alawi. Il primo marzo, Alawi si è scusato per non essere riuscito a portare a termine il compito assegnatogli, dopo aver fallito nel tenere una riunione parlamentare straordinaria volta a votare la fiducia al nuovo esecutivo. Il premier designato ha affermato che continuare a svolgere la missione senza l’appoggio del popolo avrebbe alimentato ulteriormente le sofferenze della popolazione irachena, e che vi sono blocchi politici che continuano ad ostacolare un governo “indipendente” così come le riforme di cui necessita il Paese. Questi, a detta di Alawi, hanno altresì esercitato pressioni per spingerlo ad adottare determinati programmi.

È dal 30 novembre 2019 che Baghdad si ritrova ad assistere ad un vuoto politico, a seguito delle dimissioni del premier allora in carica, Mahdi, ritiratosi dalla scena politica irachena, spinto dalla forte mobilitazione popolare. Le proteste in Iraq hanno avuto inizio il primo ottobre. Dopo una pausa di circa due settimane, queste sono riprese il 25 ottobre, senza più placarsi. I manifestanti hanno fin da subito richiesto le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime. Il popolo ha da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile.

Per quanto riguarda il nuovo governo, la richiesta fondamentale del popolo iracheno è un esecutivo indipendente, ovvero lontano dalle forze politiche protagoniste dello scenario politico degli ultimi anni, ed elezioni anticipate, considerate la soluzione migliore per far fronte alle problematiche del Paese. Alawi, dal canto suo, aveva più volte affermato di aver formato un governo indipendente, composto da candidati “esperti e imparziali”, evidenziando altresì che il nuovo esecutivo avrebbe dato vita ad una nuova pagina della storia dell’Iraq e avrebbe reso il Paese ancora più forte e libero. Nonostante ciò, Alawi, avendo assunto la carica di ministro delle Comunicazioni per due volte, è stato spesso considerato vicino a quella classe politica al potere fortemente contestata, e non in grado di rispondere alle richieste ed esigenze della popolazione irachena.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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