Iraq: il colpo di scena di Salih

Pubblicato il 17 marzo 2020 alle 12:44 in Iraq Medio Oriente

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A poche ore di distanza dalla scadenza per la nomina di un nuovo primo ministro, il presidente iracheno, Barham Salih, annuncia di aver conferito il mandato a Adnan al-Zurufi.

Ciò è avvenuto nella mattina del 17 marzo, dopo che nella sera del giorno precedente, il 16 marzo, i blocchi politici del Parlamento iracheno avevano riferito di non essere riusciti a raggiungere un accordo sul nome inizialmente proposto, ovvero Naim Abdul-Malik al-Suhail, un politico sciita a capo dell’Alleanza delle tribù irachene, vicino alla coalizione Stato di diritto dell’ex primo ministro Nuri al Maliki.

Secondo quanto riferito da un deputato in condizioni di anonimato al quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, la nomina di a-Zurufi ha trovato consenso tra diverse forze politiche sciite, nonché l’accettazione di rappresentanti curdi e sunniti. Tuttavia, sono le forze armate ad essersi mostrate più restie, visto il legame del neo premier con gli Stati Uniti e la sua cittadinanza americana. Ora, al-Zurufi, in qualità di premier designato, avrà 30 giorni di tempo per formare una squadra in grado di portare l’Iraq fuori da una fase di stallo politico che imperversa da mesi. Successivamente, la nuova formazione dell’esecutivo dovrà essere sottoposta ad un voto di fiducia in Parlamento, sebbene questo sia caratterizzato da fratture e divisioni. Si prevede che il governo durerà almeno un anno e tra i compiti principali vi sarà l’indizione di elezioni anticipate.

Il nuovo primo ministro è un uomo di 54 anni, precedentemente governatore della città, ritenuta santa per gli sciiti, di Najaf, che ha guidato fino al 2015. Egli è poi a capo del gruppo parlamentare Nasr, in italiano “Vittoria”, istituito il 14 dicembre 2017 dall’ex primo ministro Haider al-Abadi. Non da ultimo, Zurufi è stato altresì un ufficiale delle autorità statunitensi che, dopo l’invasione del 2003 e la caduta del regime di Saddam Hussein, hanno preso il controllo dell’Iraq.

La mossa del capo di Stato iracheno giunge dopo settimane di consultazioni controverse, che hanno messo in luce le fratture presenti all’interno del panorama politico iracheno. Le negoziazioni avevano preso avvio a seguito delle dimissioni del primo ministro precedentemente designato per la formazione di un nuovo esecutivo, Mohammed Tawfiq Alawi, il quale, il primo marzo, si era scusato per non essere riuscito a portare a termine il compito assegnatogli. A detta di Alawi, continuare a svolgere la missione senza l’appoggio del popolo avrebbe alimentato ulteriormente le sofferenze della popolazione irachena, e aveva altresì riferito della presenza di blocchi politici che continuano ad ostacolare un governo “indipendente” e le riforme di cui necessita il Paese.

Alawi ha potuto contare solo sul sostegno della Fatah Alliance, l’ala politica delle Unità di Mobilitazione Popolare (PMU), affiliate all’Iran, e, inizialmente, su quello dell’alleanza Sairoon, con a capo il clerico sciita Muqtada al-Sadr. Il resto dei gruppi politici iracheni, compresi i parlamentari curdi, la maggioranza dei sunniti e il resto dei partiti sciiti, erano tutti schierati contro Alawi. Tale clima aveva sollevato preoccupazioni tra le fazioni filoiraniane delle PMU, portandole a minacciare di “bruciare” il Paese se i partiti avessero nominato un primo ministro filoamericano.

“Alcuni stanno cercando di nominare come candidati al ruolo di primo ministro persone accusate di essere coinvolte nell’uccisione del generale Qasem Soleimani e del comandante delle PMU, Abu Mahdi al-Muhandis. Questa è una dichiarazione di guerra contro il popolo iracheno che brucerà ciò che resta dell’Iraq”, aveva twittato il 2 marzo, Abu Ali al-Askari, portavoce della milizia sciita di Hezbollah. A molti, questa era sembrata una vera e propria minaccia che rischiava di innescare una guerra civile in Iraq, se le PMU non fossero state d’accordo con la scelta primo ministro.

Sin dal primo ottobre scorso, data di inizio di una forte mobilitazione popolare, il popolo iracheno ha richiesto un esecutivo indipendente, ovvero lontano dalle forze politiche protagoniste dello scenario politico degli ultimi anni, ed elezioni anticipate, considerate la soluzione migliore per far fronte alle problematiche del Paese. Alawi, dal canto suo, aveva più volte affermato di aver formato un governo indipendente, composto da candidati “esperti e imparziali”, evidenziando altresì che il nuovo esecutivo avrebbe dato vita ad una nuova pagina della storia dell’Iraq e avrebbe reso il Paese ancora più forte e libero. Nonostante ciò, Alawi, avendo assunto la carica di ministro delle Comunicazioni per due volte, è stato spesso considerato vicino a quella classe politica al potere fortemente contestata, e non in grado di rispondere alle richieste ed esigenze della popolazione irachena.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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