Costa Rica: scandalo travolge il presidente Alvarado

Pubblicato il 17 marzo 2020 alle 9:54 in America Latina America centrale e Caraibi

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Il presidente del Costa Rica, Carlos Alvarado, è coinvolto in un’indagine giudiziaria senza precedenti, con conseguenze politiche che portano a una delicata crisi il governo del paese dell’America Centrale noto per la stabilità politica e istituzionale. Senza essere arrivato neanche a metà mandato, il presidente quarantenne figura come sospettato in un fascicolo del Pubblico Ministero e riceve una valanga di critiche da parte dell’opposizione, critiche che questa settimana hanno causato la caduta del ministro più vicino al presidente. Inoltre, altri cinque suoi stretti collaboratori sono stati allontanati nei giorni successivi alla perquisizione della polizia presso la sede della presidenza, qualcosa mai successo in precedenza.

Le denunce sul possibile trattamento di dati confidenziali nella sede presidenziale hanno obbligato Alvarado alla sospensione delle attività pubbliche e al riconoscimento della necessità di rispondere con urgenza a un clima carico di dubbi e di critiche, sebbene al centro di un connubio tra interessi mediatici, economici ed elettorali. Il presidente è sospettato di prevaricazione e violazione di dati confidenziali, reato punibile con la detenzione, nel caso in cui il Parlamento gli neghi l’immunità, nel caso in cui il processo arrivi a quel punto.

Alvarado riconosce che è aumentata (e continua a crescere) la sfiducia in ambito politico. Il tutto in una situazione fiscale incalzante e sotto una forte pressione per il tasso di disoccupazione del 12% tra le varie difficoltà riscontrate, come il primo caso confermato di coronavirus che implicherebbe, se dovesse diffondersi, una battuta di arresto per la Banca centrale.

Con solo il 15% dei seggi nel Parlamento e dopo il rifiuto di numerosi gruppi politici a sostenere le proposte del Governo per attenuare il deficit fiscale in un piano di 40 anni, il Governo di Alvarado si appresta a un’amareggiata conclusione di metà mandato, l’8 maggio. Sono passati due anni da quando l’attuale presidente ha vinto nel secondo scrutinio contro il predicatore Fabricio Alvarado in una campagna polarizzata da temi religiosi, dopo il primo scrutinio in cui l’attuale presidente era stato scelto solo dal 13% dei votanti. Nei sondaggi pubblicati nel 2018 e nel 2019 era stato rappresentato come un equilibrista su una corda non proprio tesa, appoggiato su sporadici o momentanei sostegni e con una squadra di ministri pluripartitici che ha dovuto sostituire per il 50%.

L’ultimo a essere sostituito è stato il ministro della Presidenza, Víctor Morales, che ha riconosciuto pubblicamente di non poter continuare come rappresentante dell’Esecutivo con la credibilità “fatta a pezzi”. Anche Alvarado e Morales si trovano a dover far fronte ad accuse per aver firmato il decreto presidenziale tramite il quale si cercava di formalizzare il funzionamento dell’Unità Presidenziale di Analisi di Dati (UPAD) del Paese, nonostante sia stata abrogata ore dopo l’esplosione delle critiche per un articolo che segnalava la possibilità di accesso a tali dati confidenziali. Il resto è stata una scalata di avvenimenti coronati, per adesso, dall’operazione di polizia per la confisca di computer, cellulari e informazioni da diversi uffici della sede presidenziale. L’immagine che passerà alla storia è quella dell’edificio circondato dal nastro segnaletico, con decine di agenti di polizia che entrano con giubbotti antiproiettile e armi in dotazione, una scena considerata da alcuni fuori luogo.

È quando la legge viene messa in atto, commenta Emilia Navas, la procuratrice responsabile dell’indagine. Navas ha avuto l’incarico dopo che il predecessore fu seriamente messo in discussione per la mancanza di una risposta a personaggi politici. Sebbene dica di comprendere certe reazioni scettiche, assicura che gli indizi e le procedure sono alla base dell’operazione di polizia durata 32 ore, da venerdì 28 a sabato 29 febbraio, conclusa con la confisca di numerosi dispositivi elettronici, tra cui il cellulare personale di Carlos Alvarado, il presidente.

Nonostante sia stato diffuso dalle comunicazioni e dai documenti di fronte alle autorità giudiziali, il discorso di Alvarado non va contro l’operato giudiziale. La riconosce, invece, come l’unica modalità per il dissiparsi dei dubbi generati da decine e decine di informazioni giornalistiche negli ultimi 10 giorni. Critica, questo sì, l’approccio giornalistico populista e attribuisce un certo opportunismo a gruppi economici e a partiti di opposizione in cerca di esacerbare la crisi. Il presidente, proveniente dal Partido Acción Ciudadana (centro sinistra) ha designato come nuova ministra della Presidenza Silvia Lara, una sociologa che apparteneva a un’associazione imprenditoriale e a partiti tradizionali, accompagnata dal più veterano tra i ministri, Rodolfo Méndez, un ingegnere di 82 anni che sembrerebbe placare le critiche per l’inesperienza di Alvarado e dei suoi collaboratori.

Organizzazioni imprenditoriali e dirigenti politici dell’opposizione hanno già richiesto che si ricorra al buon senso, per lasciar continuare le indagini e voltare pagina dopo la seconda settimana di un Parlamento quasi paralizzato. Alcuni chiedono le dimissioni del Presidente, altri adducono che il surriscaldamento politico potrebbe generare instabilità, con ripercussioni su un’economia di per sé stagnante. C’è una coscienza parziale sulla delicatezza della situazione, analizza Jorge Vargas Cullel, direttore del think tank Estado de la Nación, dove ha trattato per diversi anni la crescente erosione della fiducia popolare nelle istituzioni, pur ancora presente.

“Fino ad adesso è chiaro che c’è una crisi di Governo, ma non è una crisi come quella che hanno visto altri paesi. È un caso che sorprende l’Esecutivo in un momento sfavorevole, quello in cui bisogna stabilire nuove misure in materia fiscale, ma con meno vigore rispetto a quando venne approvata una prima riforma fiscale nel 2018”, ha spiegato Vargas. La revisione delle esenzioni fiscali, la possibilità di allentare il segreto bancario e nuove regole salariali per i dipendenti pubblici sono tutte misure inserite nella manovra pianificata dal Ministro delle Finanze per questo anno, mentre gli organismi internazionali e le agenzie di rating segnalano i rischi per un alto debito che si prevede arriverà al 60% del PIL nei prossimi mesi.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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