Coronavirus: vertice telefonico tra Conte e Xi Jinping

Pubblicato il 17 marzo 2020 alle 13:58 in Cina Italia

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Il presidente del consiglio italiano, Giuseppe Conte, ha avuto un vertice telefonico con il capo di Stato cinese, Xi Jinping. 

Il vertice, che si è tenuto nella serata del 16 marzo, è stato, secondo un comunicato ufficiale del Governo italiano, interamente dedicato all’emergenza legata al coronavirus. Nello specifico, Xi Jinping ha espresso la propria solidarietà nei confronti delle misure adottate dall’Italia, ribadendo altresì la disponibilità della Cina ad inviare materiali medico sanitari e a scambiare informazioni in merito a come contrastare la pandemia.  

Inoltre, i due vertici hanno confermato l’impegno di entrambi a voler rimanere in contatto e continuare a collaborare in molteplici settori. 

Secondo quanto aggiunto dal Ministero degli Esteri della Repubblica popolare cinese, nel corso del vertice telefonico Xi Jinping ha sottolineato come dopo mesi di duro lavoro, gli strumenti di prevenzione e controllo dell’emergenza sanitaria in Cina hanno iniziato a produrre gli effetti desiderati e sia l’economia, sia la vita sociale stanno progressivamente tornando alla normalità. In ogni caso, la Cina, ha ribadito il suo presidente, rimane dedita a debellare il virus il prima possibile, per fornire uno spiraglio di fiducia agli altri Paesi colpiti dalla pandemia.  

Per quanto riguarda l’Italia, nello specifico, Xi Jinping ha dichiarato di essere fiducioso sulla fine dell’emergenza nel territorio italiano. In linea con ciò, per ribadire la propria solidarietà, ha annunciato l’invio di ulteriori squadre di medici ed esperti e di nuove dotazioni medico-sanitarie per aiutare l’Italia a contrastare al meglio il virus. La Cina, ha specificato il presidente, è pronta a lavorare con l’Italia per dare il suo contributo alla cooperazione internazionale per il contrasto alla pandemia e per la costruzione di una “Nuova Via della Seta Sanitaria”. Affrontando l’emergenza coronavirus insieme, ha aggiunto il Ministero degli Esteri, la Cina e l’Italia rafforzeranno la loro storica amicizia e la fiducia reciproca, aprendo la strada a una maggiore collaborazione in altri settori.  

Il giorno successivo, il 17 marzo, la Cina ha inviato un secondo team di esperti in Italia, formato da 12 medici della provincia di Zhejihang. Gli esperti portano con sé 30 respiratori, 200.000 mascherine e 9 tonnellate di materiale medico-sanitario per fornire assistenza alle autorità italiane regionali per la cura e la prevenzione della diffusione del virus.  

In primo luogo, dopo il loro arrivo, gli esperti incontreranno i responsabili degli ospedali per condividere la propria esperienza in materia di prevenzione e controllo del coronavirus. In aggiunta, la delegazione cinese fornirà linee guida per la diagnosi e il trattamento dei cittadini cinesi in Italia. 

Nella stessa giornata, l’agenzia stampa cinese, Xinhua, ha annunciato che gli esperti di Shanghai hanno avuto video conferenze con i rappresentanti delle associazioni cinesi di Italia, Francia, Malesia, Australia e Emirati Arabi Uniti, per rispondere ai quesiti su come fronteggiare la pandemia. 

In aggiunta, focalizzandosi sull’Italia, i medici di Shanghai hanno altresì avuto modo di confrontarsi con i loro omologhi italiani, con i quali è stato possibile realizzare un proficuo scambio di esperienze sulle misure volte alla prevenzione e al contenimento della diffusione del virus, oltre che sulle cure mediche e sui risultati finora ottenuti con la ricerca. 

Secondo quanto sottolineato dal South China Morning Post, dopo aver raggiunto livelli controllabili di diffusione del virus all’interno del proprio territorio, la Cina può ora adottare la sua strategia diplomatica correlata al coronavirus con i Paesi dell’Europa centrale e orientale. Nello specifico, tale strategia si articola in modo binario. Da un lato vi è la fornitura di strumenti e dotazioni mediche, al prezzo di mercato o in via gratuita, ai Paesi maggiormente colpiti, come l’Italia e la Spagna. Dall’altro lato, la Cina sta tenendo sessioni di condivisione di esperienze con Paesi meno sviluppati dell’Europa centrale e orientale, di cui 17 si sono uniti al formato “17+1”.  

In tale contesto, un funzionario europeo, che ha rilasciato dichiarazioni in condizioni di anonimato, ha commentato che la Cina non potrà ospitare il formato 17+1 per via dell’emergenza legata al coronavirus. Eppure, la diffusione del virus stesso è diventata una opportunità per la Cina, la quale può ora puntare a costruire relazioni più forti con gli stessi Paesi.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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