Coronavirus: i tagli alla maggiore esercitazione USA in Europa degli ultimi 25 anni

Pubblicato il 17 marzo 2020 alle 15:21 in Europa USA e Canada

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Le Forze Armate degli Stati Uniti hanno annunciato di aver interrotto il trasferimento dei propri militari in Europa a causa dell’emergenza coronavirus. 

È quanto rivelato, il 17 marzo, dall’agenzia stampa bulgara, Novinite, la quale ha specificato che la decisione di Washington impatta direttamente sull’esercitazione militare più ampia degli ultimi 25 anni: la Defender Europe 20. 

Nello specifico, tale esercitazione, a guida statunitense, avrebbe rappresentato il più grande invio di militari statunitensi in Europa, circa 20.000, dalla fine della Guerra Fredda. Ciò giungeva a dimostrazione, secondo quanto rivelato dalla NATO, del continuo impegno degli Stati Uniti nei confronti dell’Alleanza. In totale, segnala il The Defense Post, l’esercitazione avrebbe dovuto coinvolgere oltre 37.000 militari, di cui circa 29.000 statunitensi. Nello specifico, 20.000 dovevano inizialmente giungere in Europa direttamente dal territorio statunitense, mentre altri 9.000 dovevano essere inviati dalle basi militari degli Stati Uniti in Europa presso cui prestano servizio. In aggiunta, avrebbero dovuto partecipare anche circa 8.000 militari di altri Paesi, di cui almeno 3.000 dalla Polonia. Inizialmente, il programma delle attività si estendeva dalla fine di febbraio a giugno 2020, in sei Paesi diversi d’Europa: Belgio, Paesi Bassi, Germania, Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, tutte teatro di casi positivi di coronavirus.  

Tuttavia, a causa dell’emergenza coronavirus, gli Stati Uniti hanno annunciato, il 16 marzo, la riduzione della portata e del mandato dell’esercitazione in Europa. Nello specifico, un comunicato ufficiale dell’Esercito ha annunciato di avere come prima preoccupazione la salute, la sicurezza e la prontezza dei militari, dei civili e dei parenti coinvolti 

Secondo quanto riportato dalla CNN, il comando europeo degli Stati Uniti ha aggiunto che il trasferimento del personale statunitense e delle dotazioni militari è stato interrotto già il 13 marzo. In aggiunta, le esercitazioni connesse alla Defender Europe 20, tra cui la Dynamic Front, il Joint Warfighting Assessment, il Saber Strike e la Swift Response, non si terranno. 

Per quanto invece riguarda i militari già inviati in Europa per prendere parte ad altre esercitazioni, ha aggiunto il comando militare, questi saranno rimpatriati. 

La Defender Europe 20 non è stata la prima esercitazione ad essere oggetto di riduzione di personale o mandato. Al contrario, lo scorso 11 marzo anche le  Forze Armate della Norvegia avevano annunciato la sospensione della Cold Response, l’esercitazione della NATO in corso nel Paese, per via dei timori causati dal coronavirus. Tale esercitazione, a guida norvegese, aveva visto il coinvolgimento di oltre 14.000 militari provenienti, oltre che dalla Norvegia, da nove Paesi: Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca, Finlandia e Svezia. L’esercitazione doveva durare dal 12 al 18 marzo e, programmata per svolgersi nel Nord della Norvegia, era tesa a testare le capacità di tali Paesi a combattere in teatri ad alta intensità, caratterizzati dalla presenza di condizioni meteorologiche invernali.  

Poco prima, il 10 marzo, anche i vertici militari di Marocco, Senegal, Tunisia e Stati Uniti avevano deciso di ridurre la portata e lo scopo dell’esercitazione African Lion, programmata dal 23 al 3 aprile, alla quale dovevano inizialmente partecipare circa 5.000 militari di Australia, Belgio, Canada, Egitto, Francia, Germania, Italia, Mauritania, Marocco, Paesi Bassi, Portogallo, Senegal, Spagna, Tunisia, Regno Unito e Stati Uniti. In base a quanto deciso, l’esercitazione avrebbe esclusivamente mantenuto le attività che non prevedevano lo stretto contatto tra i militari. 

Già il 5 marzo, inoltre, Stati Uniti e Israele avevano cancellato l’esercitazione Juniper Cobra, iniziata due giorni prima, a causa delle misure di sicurezza adottate da Israele per rispondere all’emergenza provocata dalla diffusione del virus. Nello specifico, l’esercitazione coinvolgeva 2.500 militari statunitensi provenienti dalle basi europee e 1.000 soldati israeliani. In seguito, però, all’adozione di restrizioni di viaggio da parte di Israele, alcuni dei militari che avrebbero dovuto prendere parte all’esercitazione non erano potuti partire dalla propria base.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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