Coronavirus: Colombia, Perù e Argentina chiudono frontiere e scuole

Pubblicato il 17 marzo 2020 alle 6:07 in America Latina Argentina

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Il governo della Colombia ha deciso di limitare a partire da lunedì 16 marzo l’ingresso nel suo territorio di tutti i cittadini di altri paesi che non siano residenti, come parte delle misure per contenere la diffusione del coronavirus. Lo ha riferito domenica 15 marzo il presidente Iván Duque . “Tutti i passeggeri colombiani e residenti stranieri” nel Paese che entrano in Colombia, ha spiegato il presidente, devono sottoporsi all’isolamento preventivo obbligatorio per 14 giorni che le autorità sanitarie hanno già imposto. Nella notte tra domenica e lunedì, i presidenti di Argentina e Perù hanno fatto annunci simili. Alla chiusura dei confini, i governi hanno aggiunto la sospensione delle lezioni in tutte le scuole e gli spettacoli di massa.

“A seguito delle ultime notizie, non solo dei nuovi casi che sono comparsi in Colombia, ma che cosa è accaduto in altri paesi in cui i casi sono aumentati in modo sostanziale, il governo nazionale ha adottato l’estensione di questa misura a qualsiasi straniero da qualsiasi paese al mondo” – ha spiegato in una conferenza stampa il Ministro dei Trasporti di Bogotà, Angela María Orozco. Il governo ha anche chiuso tutti i valichi di frontiera con il Venezuela da sabato 14 marzo. Lo ha fatto “come misura precauzionale di fronte alla situazione che si sta verificando anche nel paese vicino” – ha annunciato Duque nel suo breve discorso televisivo, dopo una giornata di incontri con il governo e le autorità sanitarie.

In Argentina, il governo di Alberto Fernández ha radicalizzato le misure di prevenzione. In una conferenza stampa dalla residenza Olivos, dove ha incontrato ministri, governatori e autorità sanitarie, il presidente ha annunciato che nessuno straniero può entrare nel paese, né via aerea né via terra, per i prossimi 15 giorni. “Lo facciamo perché il coronavirus non proviene solo dall’Europa e sta iniziando a colpire noi stessi e i paesi vicini. Dobbiamo cercare di far sì che diventi un virus indigeno il più a lungo possibile, al fine di guadagnare tempo e gestire il problema sanitario e sanitario” – ha affermato. La limitazione non si applica agli argentini nativi o agli stranieri residenti che desiderano tornare nel paese. Chiuse le scuole e sospesi tutti gli eventi pubblici e privati che avrebbero causato assembramenti di persone.

L’Argentina aveva già imposto una quarantena di 14 giorni a tutte le persone che erano entrate da paesi considerati a rischio, come Stati Uniti, Cina, Spagna, Italia e Francia. La sua implementazione, tuttavia, si è rivelata problamatica. Questa domenica, 15 marzo, la polizia ha espulso 270 turisti che si sono rifiutati di conformarsi alla quarantena: 90 di loro erano in un hotel di lusso al centro di Buenos Aires e gli altri sono tornati alle destinazioni di partenza non appena sbarcati all’aeroporto internazionale di Ezeiza.

Il presidente peruviano Martín Vizcarra ha decretato domenica sera lo stato di emergenza nazionale, la chiusura totale del confine e l’isolamento obbligatorio per due settimane. Le autorità sanitarie del Paese sudamericano hanno segnalato il primo caso positivo il 6 marzo. Nove giorni dopo i casi sono 71, 58 dei quali a Lima. Il governo peruviano ha stabilito che solo le persone legate alla fornitura e all’accesso ai beni essenziali possano circolare, e ha affermato che la produzione e la catena di approvvigionamento di cibo ed energia sono garantite. Vizcarra ha sottolineato che, sebbene il trasporto aereo internazionale, marittimo e terrestre di passeggeri sia sospeso, quello delle merci e dei beni rimane attivo.

Il governo del Cile ha annunciato che non chiude per ora le frontiere, ma le lezioni di tutti gli istituti scolastici del Paese saranno sospese per due settimane a partire da lunedì 16 marzo, a seguito della decisione dell’Associazione nazionale dei sindaci di applicare la misura. Le università, nel frattempo, hanno anticipato la mossa dell’esecutivo di Sebastián Piñera, sospendendo le loro attività e scommettendo sul telelavoro sin dallo scorso venerdì 13 marzo.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

 

di Redazione

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