Afghanistan: ancora violenze e difficoltà nelle negoziazioni

Pubblicato il 17 marzo 2020 alle 14:28 in Afghanistan Asia

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Almeno 1 agente di polizia è stato ucciso e altri 2 sono rimasti feriti in un’esplosione nella provincia settentrionale di Balkh, la sera del 16 marzo. Si tratta dell’ennesima violenza nel Paese, che sta provando ad avviare un dialogo con i talebani. 

L’esplosione è avvenuta intorno alle 20:30, ora locale a Mazar-e-Sharif e l’ordigno si trovava su una bicicletta, secondo quanto ha riferito Adilshah Adil, portavoce del capo della polizia provinciale. L’uomo ha anche riferito che i talebani sarebbero responsabili dell’assalto, ma il gruppo non ha ancora confermato l’esplosione. Si tratta dell’ultima di una serie di violenze, sempre più frequenti. La notte tra il 15 e il 16 marzo, almeno 11 agenti delle forze di sicurezza afghane sono stati uccisi in un attacco dei talebani contro un posto di blocco nel distretto di Shahrak della provincia di Ghor. 

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. A seguito dell’invasione USA del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono stati decimati. Tuttavia, questi sono poi tornati a essere attivi e a compiere offensive per destabilizzare il nuovo governo afghano, supportato dagli USA e dai suoi alleati. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo di Kabul. A seguito di numerosi colloqui tra USA e talebani, le due parti hanno firmato uno storico accordo a Doha, il 29 febbraio. Questo prevede il ritiro delle truppe statunitensi dal Paese, entro 14 mesi, il rilascio di 5.000 prigionieri e l’avvio di un dialogo intra-afghano, in cambio della fine degli assalti e di una serie di garanzie da parte dei militanti islamisti. 

Nonostante le violenze, le trattative per avviare un dialogo tra governo e talebani continuano. Secondo quanto riferisce il quotidiano locale, Tolo News, il consigliere presidenziale di Kabul, Waheed Omer, il 16 marzo ha dichiarato che un elenco di prigionieri talebani da poter liberare è in fase di valutazione e che i detenuti verranno rilasciati gradualmente. Tuttavia, ha aggiunto, queste operazioni avranno inizio solo con l’avvio dei negoziati intra-afgani e dopo una significativa riduzione della violenza. Omer ha poi aggiunto che nessun prigioniero talebano sarà rilasciato senza una garanzia. “Stiamo rivedendo l’elenco dei prigionieri talebani. Non tutti i 5.000 prigionieri saranno rilasciati contemporaneamente. Ci vorrà del tempo affinché possiamo conoscere i crimini per i quali ognuno è stato imprigionato ”, ha ribadito Omer. 

Tuttavia, i talebani si sono immediatamente opposti a tale ipotesi. Secondo un portavoce del gruppo armato, un ordine di rilascio dei prigionieri condizionato è contrario all’accordo tra USAe talebani. “È correttamente spiegato nell’accordo di pace che i primi 5.000 prigionieri sarebbero stati liberati e poi sarebbe stato avviato il dialogo afgano”, ha dichiarato Suhail Shaheen, l’11 marzo. “Non abbiamo mai accettato alcuna liberazione condizionata dei prigionieri. Se qualcuno lo sostiene, va contro l’accordo di pace che abbiamo firmato il 29 febbraio”, ha aggiunto il portavoce dei talebani. Tali incertezze arrivano il giorno dopo l’inizio del ritiro di parte delle truppe statunitensi dal Paese, il 10 marzo. 

Un politico afgano, Sayed Ishaq Gailani, che ha incontrato l’inviato speciale degli Stati Uniti Zalmay Khalilzad per 4 volte, nelle ultime settimane ha affermato che l’opportunità di questi giorni dovrebbe essere sfruttata. “I prigionieri di 3 categorie dovrebbero essere subito rilasciati: individui anziani, malati e coloro che hanno completato la loro pena”, ha affermato Gailani. Il primo rilascio di prigionieri avrebbe dovuto iniziare il 14 marzo, secondo quanto previsto da un decreto presidenziale afghano, approvato il 10 marzo. Ma il processo è stato ritardato. “Non credo che i talebani saranno pronti per i colloqui a meno che non vengano rilasciati i 5.000 prigionieri”, ha riferito Sayed Akbar Agha, un ex membro dei talebani.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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