Tensioni Grecia-Turchia: l’appello dei migranti alla Corte europea dei diritti umani

Pubblicato il 16 marzo 2020 alle 16:54 in Europa Immigrazione

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Sono almeno 4 i migranti che hanno già presentato ricorso alla Corte europea dei diritti umani per denunciare le violenze esercitate dalla Grecia presso il confine con la Turchia. 

È quanto annunciato dal direttore sanitario della provincia nordoccidentale turca di Edirne, al confine con la Grecia, Ali Cengiz Kalkan, ripreso da Anadolu. Nello specifico, Kalkan ha rivelato che al momento sono 4 migranti hanno presentato ricorso alla corte dell’UE tramite i propri avvocati, ma che ve ne sono almeno altri 25 che stanno preparando le proprie istanze da presentare alla Corte europea dei diritti umani. Tutti, ha riferito il direttore sanitario, denunciano le violenze subite da parte della Forze di sicurezza della Grecia. 

Nello specifico, secondo quanto riportato da Anadolu, i richiedenti asilo in stallo presso il confine con la Grecia sono soggetti alla violenza di Atene, la quale utilizza gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e armi da fuoco contro i migranti. Attualmente, riporta l’agenzia stampa turca, sono almeno 10.000 i richiedenti asilo che stazionano presso il confine con l’Europa, dormendo in tendopoli e affrontando serie difficoltà dato il peggioramento delle condizioni climatiche.  

Da parte sua, ha dichiarato Kalkan, la Turchia ha garantito assistenza sanitaria a 7.024 richiedenti asilo, aggiungendo che 3 migranti hanno perso la vita a causa della violenza esercitata dalle autorità greche e 213 hanno riportato ferite, di cui 13 risultano ancora ricoverati presso le strutture sanitarie turche.  

Le accuse mosse da Ankara nei confronti di Atene sono da inserirsi nel quadro delle tensioni tra Grecia e Turchia, in crescita da dopo che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva, lo scorso 27 febbraio, deciso di aprire la propria frontiera con l’Europa, a causa del mancato sostegno percepito sul fronte siriano. Già all’indomani dell’apertura delle frontiere, circa 300 migranti siriani, iracheni e iraniani si erano recati presso il confine con la Grecia nella provincia turca di Edirne nella sola mattina del 28 febbraio. Atene, in risposta, aveva immediatamente chiuso il punto di attraversamento della frontiera terrestre di Kastanies Evros, impedendo ai migranti di entrare nel Paese.     

La Turchia sostiene che almeno 142.000 migranti hanno abbandonato le regioni di Edirne e Evros per recarsi presso il confine con la Grecia, la quale, dal canto suo, ha affermato di aver respinto almeno 963 stranieri intenti a varcare il confine nelle sole 24 ore tra il 9 e il 10 marzo.      

Atene, inoltre, sostiene di avere “prove schiaccianti” in merito alla strategia della Turchia che si cela dietro lo spostamento di migranti e rifugiati al confine con la Grecia. Erdogan, invece, ribadisce che la sua decisione deriva dal mancato rispetto da parte dell’Europa degli impegni presi con la Turchia, dato che Ankara sostiene di non aver mai ricevuto del tutto gli aiuti economici promessi da Bruxelles. L’UE, invece, ha più volte ribadito di aver speso l’intera cifra, pari a circa 6 miliardi di euro, ma destinando parte del fondo alle organizzazioni internazionali coinvolte e non direttamente alla Turchia.      

Intanto, date le tensioni al confine, entrambi i Paesi hanno deciso di aumentare il numero di militari in servizio presso la frontiera. Nello specifico, Ankara ha schierato 1.000 poliziotti delle forze speciali per prevenire respingimenti presso il fiume Meric, mentre Atene aveva deciso di innalzare i criteri di sicurezza presso il confine con la Turchia      

A seguito dell’innalzamento dei criteri di sicurezza, Ankara ha più volte accusato Atene di aver ucciso alcuni migranti che tentavano di oltrepassare la frontiera. Anche il 9 marzo, l’agenzia stampa turca, Anadolu, ripresa dallo Yeni Safak, aveva riportato l’uso di armi da fuoco da parte della polizia della Grecia contro i migranti alla frontiera.      

Da parte sua, Atene ha più volte respinto le accuse di Ankara, etichettando tali notizie come “fake news” ed aveva altresì denunciato la “determinazione di Ankara di innalzare il clima di tensione” in seguito all’incidente tra le imbarcazioni dei due Paesi a largo di Kos, avvenuto l’11 marzo. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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