Svezia: invio di 150 soldati delle forze speciali in Mali

Pubblicato il 16 marzo 2020 alle 15:09 in Mali Svezia

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Il governo svedese ha deciso di inviare un contingente di truppe speciali in Mali per unirsi alla forza a guida francese che combatte contro i militanti legati ad al Qaeda e allo Stato islamico nella regione del Sahel. La coalizione rosso-verde, formata dal partito socialdemocratico svedese e da quello dei verdi, ha dichiarato che la Svezia contribuirà alla missione africana con una forza di reazione rapida formata da più di 150 soldati ed elicotteri. Liniziativa si inserisce allinterno degli sforzi internazionali volti a rafforzare la sicurezza nella regione del Nord Africa.

“Ciò faciliterà la realizzazione di attività di sviluppo in Mali, necessarie a promuovere una crescita sostenibile e pacifica del Paese”, ha dichiarato il ministro degli Esteri, Ann Linde, in una nota. “La decisione significa anche che possiamo contribuire alla lotta contro il terrorismo internazionale e rendere la Svezia più stabile e sicura”, ha aggiunto. Il Parlamento voterà a breve se approvare la decisione del governo.

La Svezia possiede un piccolo contingente militare in Mali dal 2013, come parte della missione di peacekeeping delle Nazioni Unite (MINUSMA). Quest’ultima conta attualmente circa 13.000 uomini. Il contingente francese presente sul territorio del Mali comprende invece circa 4.500 unità che, da inizio febbraio, sono state supportate dall’arrivo di almeno 600 soldati aggiuntivi. Parigi intende espandere la sua presenza militare nell’area per fare pressione soprattutto contro l’alleato dello Stato Islamico nell’Africa occidentale, l’ISIS in the Greater Sahel. 

Oltre allo Stato Islamico, in Mali sono attivi diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. Questi operano perlopiù nelle zone aride del Mali centrale e settentrionale, utilizzandole come base da cui partire per lanciare attacchi contro soldati e civili attraverso il vicino Burkina Faso, il Niger e oltre. 

In tale quadro, il Mali è considerato uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, l’area posta a Sud del Sahara. Eserciti e forze di polizia non hanno più il controllo in questa regione e ciò pone ulteriori pressioni sui governi locali e i loro partner internazionali, che hanno lottato a lungo per contenere la diffusione della minaccia terroristica in tutta l’Africa occidentale. Nell’area opera anche il G5 Sahel, una task force internazionale antiterrorismo creata nel febbraio 2017 con lo scopo di sconfiggere i gruppi armati attivi nell’Africa Nordoccidentale e contrastare lo sviluppo dell’estremismo violento. Il 13 gennaio, il presidente francese Emmanuel Macron ha ospitato i partner africani del G5 Sahel per la cosiddetta conferenza di Pau. In tale occasione, i leader di Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Mauritania si sono detti concordi nel rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza nel Sahel e hanno stabilito di creare un’unica struttura di comando militare sotto la quale condurre nuove operazioni antiterrorismo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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