Siria: Ankara attacca le Syrian Democratic Forces e il regime

Pubblicato il 16 marzo 2020 alle 9:00 in Siria Turchia

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L’esercito turco ha condotto un attacco, nella notte tra il 15 ed il 16 marzo, contro le postazioni delle Syrian Democratic Forces (SDF) e del regime siriano, situate nel Nord della Siria.

A riferirlo, il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, secondo cui l’attentato ha avuto luogo, nello specifico, nelle periferie di Raqqa e Aleppo, ed ha causato diversi danni materiali nei quartier generali delle forze colpite, mentre non sono state ancora fornite informazioni su eventuali vittime. Fonti locali hanno poi specificato che gli attacchi sono stati effettuati per mezzo di artiglieria pesante. Questi hanno interessato, nello specifico, il villaggio di Hushan, situato nel distretto di Ain Issa, nella periferia Nord-occidentale di Raqqa, e quelli di Kur Hassan e Salib, nell’area di Tal Abyad, a Nord-Ovest del governatorato di Raqqa. Altre postazioni colpite, è stato riferito, erano situate nella periferia di Aleppo.

Tali operazioni giungono in un momento in cui la regione Nord-occidentale di Idlib sta assistendo ad una fase di relativa tregua, raggiunta il 5 marzo, a seguito di sei ore di colloqui tra il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, alla presenza dei ministri degli Esteri di entrambi i Paesi. Oltre alla tregua, le parti hanno concordato altresì l’istituzione di un corridoio umanitario da porsi lungo una delle principali autostrade che percorrono la provincia di Idlib, da Est a Ovest e l’organizzazione di pattuglie congiunte, il cui avvio, previsto per il 15 marzo, è stato bloccato dalle proteste di ribelli e civili. Queste interesseranno, in particolare, la strada M4, che collega Aleppo e Latakia, partendo dal villaggio di Trumba, situata ad Ovest della strategica città di Saraqeb, per poi dirigersi verso il villaggio di Ain al Havr.

In tale quadro, le Syrian Democratic Forces continuano ad essere un bersaglio delle forze di Ankara. Una delle ultime operazioni condotte contro tale gruppo, nel Nord- Est della Siria, è la cosiddetta “Fonte di pace”, lanciata il 9 ottobre 2019, un giorno dopo il ritiro delle truppe statunitensi dall’area, dando, in tal modo, il via libera all’offensiva turca. A seguito di una settimana di combattimenti e numerose vittime, gli Stati Uniti hanno finalizzato un accordo con la Turchia per un cessate il fuoco temporaneo, il 17 ottobre 2019. Tuttavia, i combattimenti sono continuati anche successivamente in alcune città, fino a quando, il 22 ottobre 2019, Erdogan e Putin hanno raggiunto un’intesa a Sochi, nel Sud della Russia. Le due parti hanno concordato sulla necessità di respingere le forze curde dalla “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km.

Proprio a seguito di tale intesa, alle forze del regime, con a capo il presidente siriano Bashar al-Assad, è stato concesso di posizionarsi nella periferia di Raqqa, in aree dapprima controllate esclusivamente dalle Syrian Democratic Forces. Le SDF sono state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria. Tuttavia, negli ultimi anni, erano riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica” a causa di legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK).

Nel frattempo, la Siria continua ad essere testimone di un perdurante conflitto civile, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011. In tale quadro, la Turchia si è posta a fianco dei ribelli, il cui obiettivo è rovesciare il regime di Assad. Quest’ultimo, a sua volta, viene sostenuto da Mosca. Inoltre, Ankara detiene il controllo di 12 postazioni nel governatorato di Idlib, l’ultima roccaforte posta sotto il controllo delle forze di opposizione e al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. Prima della tregua del 5 marzo, Ankara aveva dato avvio all’operazione “Spring Shield”, esortando le forze di Assad a ritirarsi dalla zona di de-escalation, nel Nord-Ovest della Siria. La nuova offensiva faceva seguito alla morte di circa 34 soldati turchi, deceduti a causa di un raid siriano a Idlib, il 27 febbraio. Un episodio che aveva fatto temere un ulteriore esacerbarsi delle tensioni, sebbene sia Ankara sia Mosca si fossero dette contrarie ad un conflitto diretto sul suolo siriano.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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