Nigeria: esplosione in un impianto del gas, 23 morti

Pubblicato il 16 marzo 2020 alle 9:19 in Africa Nigeria

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In Nigeria, un’esplosione presso un impianto di trasformazione del gas ha provocato la morte di almeno 23 persone e la distruzione di oltre 100 edifici residenziali. Lincidente è stato provocato dallo scoppio di un incendio in un sobborgo di Lagos, capitale commerciale della Nigeria, secondo quanto riferito dai servizi di emergenza, domenica 15 marzo. La Nigerian National Petroleum Corporation (NNPC) ha dichiarato che la causa dellesplosione è stata la collisione tra un camion e alcune bombole di gas impilate nella struttura di trasformazione vicino al gasdotto della società, nella zona di Abule Ado, nello stato di Lagos. Lesplosione ha provocato il crollo delle case vicine, danneggiato il gasdotto e costretto la compagnia a fermare le operazioni di pompaggio sull’oleodotto Atlas Cove-Mosimi. Secondo Ibrahim Farinloye, coordinatore locale della National Emergency Management Agency (NEMA), diverse persone sono state ferite e portate in ospedale, mentre oltre 100 abitazioni situate nelle vicinanze sono state distrutte. Nel frattempo, la NNPC ha assicurato che il blocco temporaneo delle attività dell’oleodotto non influirà sulla normale fornitura dei prodotti a Lagos e alle città circostanti.

Gli incendi presso i gasdotti e gli oleodotti sono piuttosto comuni in Nigeria, considerato il maggiore produttore di petrolio greggio in Africa. Il più delle volte, sono il risultato di furti e sabotaggi. Gli incidenti che provocano incendi ed esplosioni sono spesso parte di una strategia finalizzata al furto di petrolio. Poco tempo fa, il 20 gennaio, un altro incendio presso un oleodotto della città di Lagos aveva ucciso almeno 5 persone e bruciato diverse case e veicoli. Anche in questo caso, si trattava di un impianto della NNPC.

Lo stato di Lagos, e in generale tutta la Nigeria, sono da anni vittime di una ribellione islamista che ha provocato, dal 2009, più di 35.000 vittime e circa 2,6 milioni di sfollati. I gruppi responsabili sono generalmente l’organizzazione terroristica di Boko Haram e lo Stato Islamico nella Provincia dell’Africa occidentale (ISWAP). La rivolta, cominciata nel Nord-Est della Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere, Camerun, Niger e Ciad, causando una grave crisi umanitaria in tutta la regione. Per combattere i ribelli, i quattro Stati hanno istituito, nell’aprile 2012, una Task Force multinazionale congiunta (MNJTF)

Il Country Report on Terrorism 2018 del governo americano informa che in Nigeria Boko Haram e ISWAP hanno continuato a condurre, nel corso dell’anno passato, numerosi attacchi contro forze governative e di sicurezza. Boko Haram, in particolare, non ha mancato di effettuare attentati anche contro la popolazione civile, mentre lo Stato Islamico dell’Africa occidentale sta provando a stringere legami più forti con le comunità locali, provvedendo a fornire una serie di limitati servizi sociali. L’obiettivo principale del gruppo sono le forze di sicurezza locali. Verso la fine del 2018, le due organizzazioni, nonostante la presenza della Task Force multinazionale congiunta, sono riuscite a guadagnare la completa libertà di movimento negli Stati regionali del Borno e di Yobe. Più di 200.000 nigeriani sono stati costretti a cercare rifugio nei Paesi vicini, soprattutto Camerun, Ciad e Niger. Nel corso di tutto il 2018, Boko Haram e ISWAP hanno condotto circa 700 attacchi sul territorio della Nigeria, usando armi di piccola taglia, ordigni improvvisati, rapimenti, imboscate, attentati suicidi. Secondo quanto reso noto dal Global Terrorism Index 2019, la Nigeria occupa il terzo posto mondiale tra i 163 Paesi considerati per misurare l’impatto della minaccia terroristica globale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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