Libia: la presenza turca continua, 7500 i siriani giunti a Tripoli

Pubblicato il 16 marzo 2020 alle 12:01 in Libia Turchia

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Il portavoce dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Ahmed al-Mismari, ha riferito che le forze turche hanno installato stazioni radar e missilistiche nei pressi di Mitiga e Misurata. Nel frattempo, giunge a quota 7500 il numero di combattenti siriani addestrati da Ankara per combattere a fianco dell’esercito tripolino.

L’annuncio di al-Mismari è giunto il 15 marzo, nel corso di una conferenza stampa tenutasi al Cairo, nel corso della quale è stato specificato che gli scontri tra le forze dell’LNA, guidate dal generale Khalifa Haftar, e quelle tripoline, facenti capo al cosiddetto governo di Accordo Nazionale (GNA), continuano. Tuttavia, ha affermato al-Mismari, l’obiettivo dell’esercito di Haftar è impedire che le milizie opposte sfruttino la tregua raggiunta a proprio vantaggio. A tal proposito, è stato riferito che le operazioni “terroristiche” condotte dalle forze tripoline nei dintorni della capitale sono guidate da un uomo turco, il cui nome è Abi al-Farqan. Tuttavia, è l’LNA a detenere il controllo dei pozzi petroliferi e di gas, secondo quanto riferito dal portavoce.

Nella medesima occasione, al-Mismari ha altresì riferito che la Turchia continua ad inviare a Tripoli combattenti siriani, ovvero militanti appartenenti alle divisioni di Sultan Murad, un gruppo armato di ribelli attivo nella guerra civile siriana, supportato dalla Turchia e allineato con l’opposizione siriana, di Suleyman Shah e di al-Mu’tasim, una fazione affiliata all’Esercito Siriano Libero, una forza armata che mira a rovesciare il presidente siriano, Bashar al-Assad. Ankara, a detta dell’Osservatorio Siriano per i diritti Umani, garantisce a questi mercenari passaporto turco, incentivi e uno stipendio mensile pari a circa 2.000 dollari.

Secondo quanto riportato il 15 marzo, il numero di mercenari siriani in Libia ha raggiunto quota 7500, a cui vanno ad aggiungersi funzionari ed altri uomini di provenienza turca. A detta di al-Mismari, Ankara invia circa 300-400 mercenari a settimana, tutti diretti verso le aree libiche occidentali. Inoltre, ha aggiunto il portavoce, tra tali combattenti vi sono altresì quasi 2000 uomini appartenenti allo Stato Islamico e al Fronte al-Nusra. In centinaia sono stati uccisi nel corso delle battaglie, l’ultima condotta il 14 marzo, mentre circa 190 sono fuggiti verso l’Europa.

Nella sua dichiarazione, al-Mismari ha poi accusato la Fratellanza musulmana di controllare la Banca centrale di Tripoli, dopo che alcuni dei suoi membri hanno assunto incarichi di alto livello all’interno del consiglio di amministrazione. In tal modo, a detta del portavoce, l’organizzazione riesce a finanziare le proprie milizie, le proprie attività e a prestare sostegno ai propri alleati regionali. A tal proposito, è stato specificato, in un solo giorno sono stati spesi circa 2 miliardi, in un momento in cui la popolazione libica continua a morire. Anche il capo di una delle commissioni della Banca centrale libica, Ramzi Agha, ha confermato che la banca centrale di Tripoli è stata “rapita” dalle armi dei Fratelli musulmani, affermando che i fondi e i risparmi della popolazione libica vanno a finanziare milizie armate e mercenari stranieri.

Al-Mismari ha infine toccato la questione relativa alla Missione Onu in Libia (UNISMIL) e alle dimissioni dell’ex inviato speciale, Ghassan Salamé, del 2 marzo scorso. A tal proposito, il portavoce dell’LNA spera che il successore di Salamé non entri in Libia per la “porta sbagliata”, come i suoi predecessori. La vera porta per risolvere la questione libica, è stato affermato, è la porta della sicurezza e non quella politica. A tal proposito, l’LNA continua a desiderare elezioni libere ed eque, che possano soddisfare la volontà del popolo libico.

È da più di nove anni che la Libia versa in una situazione di grave instabilità e, nello specifico, dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro e capo del Consiglio presidenziale, Fayez al-Sarraj, riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Salamé ha rappresentato il sesto inviato Onu di UNISMIL, nonché il secondo di origine libanese, a non essere riuscito a portare la pace in Libia. Attualmente, a capo della Missione vi è Stephanie Williams, in via temporanea. Tuttavia, sin dal 2018, Williams ha già svolto la mansione di vice rappresentante speciale per le questioni politiche della suddetta missione, ed il suo compito durerà fino a quando non verrà eletto un nuovo successore.

Circa l’impegno della Turchia in Libia, il 25 dicembre 2019, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva annunciato che avrebbe supportato militarmente le operazioni del governo di Tripoli, contro l’esercito del generale Haftar. Tale affermazione faceva seguito ai memorandum di intesa firmati il 27 novembre dello stesso anno dal capo di Stato turco e dal presidente del Consiglio presidenziale di Tripoli, al-Sarraj, volti ad intensificare la cooperazione tra Libia e Turchia in materia di sicurezza, e a regolare le attività marittime nella contesa area del Mediterraneo orientale. Alla luce di ciò, il governo di Tripoli ha inviato una richiesta formale di sostegno militare “aereo, terrestre e marittimo” alla Turchia il 26 dicembre, a cui ha fatto seguito la risposta del Parlamento turco, del 2 gennaio, il quale ha approvato un decreto con cui Erdogan sarebbe stato autorizzato ad inviare truppe in Libia. Da allora, aiuti militari, rinforzi e consiglieri turchi si sono diretti a Tripoli.

Per quanto riguarda la presenza di combattenti siriani filoturchi, Erdogan ha affermato che questi lavorano sotto la guida e la supervisione di Ankara e dei propri consiglieri. Questi soldati, a detta del presidente turco, sono orgogliosi della loro partecipazione a questa “missione umanitaria”, insieme alla Turchia, volta a contrastare le forze di Haftar, una figura illegittima che riceve sostegno dal governo di Abu Dhabi, soldati dal Sudan e circa 2500 mercenari dalla compagnia russa Wagner.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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