Israele: Gantz incaricato di formare il nuovo esecutivo

Pubblicato il 16 marzo 2020 alle 13:49 in Israele Medio Oriente

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Il leader del partito Blue and White, Benny Gantz, ha ricevuto l’incarico di formare un nuovo governo per Israele, con il fine di porre fine alla fase di stallo politico.

La notizia è trapelata già il 15 marzo, sebbene l’incarico sia stato ufficialmente conferito dal presidente israeliano, Reuven Rivlin, il 16 marzo. La decisione è giunta dopo che quest’ultimo ha avviato consultazioni con i leader dei principali partiti politici di Israele, i quali hanno espresso il proprio sostegno per l’ex capo dell’esercito e capo di Blue and White, un partito centrista e liberale, principale rivale dell’ex premier, Benjamin Netanyahu, leader di Likud. Nello specifico, sono 61 i politici israeliani espressisi a favore di Gantz, su un totale di 120 membri della Knesset. Il leader, poi, si è altresì guadagnato la fiducia sia di esponenti arabi, perlopiù membri della Joint List, talvolta accusati di essere a sostegno di terroristi, sia di legislatori ultranazionalisti, spesso definiti “anti-arabi”, tra cui il partito nazionalista laico Yisrael Beytenu, con a capo Avigdor Lieberman.

Nel corso della cerimonia del 16 marzo, Gantz ha promesso al capo di Stato israeliano che farà tutto il possibile per formare, entro pochi giorni, un governo che possa essere nazionale ed inclusivo. Rivlin, dal canto suo, ha affermato che l’emergenza coronavirus necessita di un esecutivo nel minor tempo possibile, in grado di guidare la popolazione in un periodo complesso. Si tratta di una mossa inaspettata, in quanto, in qualità di leader del partito che ha ottenuto più voti alle ultime elezioni, il compito di formare un nuovo esecutivo sarebbe dovuto spettare a Netanyahu. Tuttavia, quanto accaduto potrebbe portare l’ex premier ad allontanarsi dalla presidenza del governo israeliano dopo 11 anni al potere, sebbene l’ipotesi di un governo di unità nazionale sia ancora aperta.

Ciò giunge a seguito delle elezioni svoltesi il 2 marzo scorso, giorno in cui la popolazione israeliana è stata esortata a recarsi alle urne per la terza volta in un anno. In tale occasione, Likud ha ottenuto 36 seggi, mentre Blue and White ne ha conquistati 33. Nessuno dei due è stato in grado, ancora una volta, di raggiungere la quota necessaria a ricevere il mandato per formare il nuovo governo. Pur unendosi con la sua coalizione di destra, Netanyahu sarebbe giunto a quota 58 seggi, un numero di poco inferiore ai 61 richiesti ma comunque insufficiente.

Insieme, Blue and White e Yisrael Beiteinu possiedono 45 dei 61 seggi del Parlamento israeliano, necessari a formare una coalizione di governo. Supponendo che la lista laburista-Gesher-Meretz si unisca alla coalizione con i suoi 7, Gantz cercherà di avvalersi del sostegno della Joint List, che alle ultime elezioni ha vinto 15 seggi. In ogni caso, si tratterebbe di un governo molto variegato e la stessa inclusione dei partiti arabi potrebbe essere motivo di discordia all’interno della coalizione.

Non da ultimo, il conferimento del mandato a Gantz arriva il giorno successivo, il 15 marzo, all’annuncio del Ministero delle Giustizia, secondo cui il processo per le accuse di corruzione contro il premier Netanyahu, previsto per il 17 marzo, sarebbe stato rinviato al 24 Maggio, a causa della crisi epidemica in corso. Nella medesima giornata, Netanyahu aveva poi avanzato la proposta di un governo semestrale d’emergenza per affrontare la crisi causata dal coronavirus, il quale avrebbe avuto il compito di guidare il Paese in modo provvisorio, ma attuando le misure necessarie ad affrontare l’emergenza sanitaria in corso, tra cui l’approvazione del bilancio.

Netanyahu è il primo ministro della storia di Israele ad essere incriminato. L’incriminazione è giunta il 21 novembre 2019 e sono tre i casi in corso. Il primo è noto come “Caso 1000”, dove il premier è accusato di abuso d’ufficio. Il “Caso 2000”, poi, vede il premier impegnato in presunte negoziazioni con Arnon “Noni” Mozes, il proprietario di uno dei maggiori quotidiani israeliani, Yedioth Ahronoth, volte ad ottenere maggiore copertura mediatica in cambio di una circolazione limitata del quotidiano gratuito rivale, Israel Hayom.  Infine, il caso considerato più rilevante è il “Caso 4000”, riguardante la relazione tra Netanyahu e l’azienda di telecomunicazioni Bezeq. Il premier avrebbe offerto regolarmente benefici dal valore di circa 280.000 milioni di dollari, in cambio della pubblicazione di notizie a proprio favore su Walla News!, un quotidiano online. Inoltre, al centro delle indagini relative a tale caso vi è anche la fusione tra Bezeq e il gruppo televisivo YES, del 2015, quando Netanyahu era al Ministero delle Comunicazioni. I procuratori accusano il premier di essersi fatto corrompere per modificare la legislazione a favore di Bezeq, consentendo a quest’ultima di guadagnare ingenti somme.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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