Iraq: possibile accordo sul nuovo premier, il popolo insoddisfatto

Pubblicato il 16 marzo 2020 alle 9:52 in Iraq Medio Oriente

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Fonti vicine al presidente iracheno, Barham Salih, hanno rivelato il raggiungimento di un possibile accordo circa la nomina del futuro premier. Tuttavia, il nome continua a non soddisfare le aspettative del popolo iracheno, sceso in piazza nella sera del 15 marzo.

In particolare, secondo quanto riferito dal quotidiano arabo al-Arabiya, la popolazione ha continuato a protestare soprattutto nel centro della capitale Baghdad, a piazza Tahrir, simbolo dell’ondata di forte mobilitazione popolare, che ha avuto inizio il primo ottobre 2019. Circa la proposta avanzata sul capo del futuro esecutivo iracheno, si tratta di Naim Abdul-Malik al-Suhail, un politico sciita a capo dell’Alleanza delle tribù irachene, vicino alla coalizione Stato di diritto dell’ex primo ministro Nuri al Maliki. Al-Suhail è stato altresì vicecapo dell’ufficio della presidenza della Repubblica e, pertanto, visti i diversi ruoli assunti all’interno del panorama politico iracheno, è considerato vicino a quella classe politica di cui si chiedono le dimissioni.

Tuttavia, sono diversi i deputati iracheni che hanno confermato il consenso per al-Suhail. Nello specifico, l’accordo sarebbe giunto soprattutto all’interno del Comitato dei Sette partiti, formato altresì da forze politiche sciite, tra cui l’alleanza Sairoon, con a capo il leader del movimento sadrista, Muqtada al-Sadr. Le medesime fonti hanno, però, chiarito che le consultazioni sono ancora in corso e che il termine previsto dalla costituzione per la presentazione di un nuovo primo ministro è il 16 marzo. Inoltre, è stato riferito, se all’interno della Commissione non verrà raggiunto un accordo, sarà allora presentato il nome di Mustafa Al-Kazemi, capo dei servizi di intelligence. Ad ogni modo, tale opzione risulta improbabile, secondo un deputato di Sairoon, in quanto si sarebbe già raggiunto il consenso dell’80% dei membri del Comitato.

Sono circa 31 i candidati su cui il Comitato dei Sette partiti si è ritrovato a discutere. Le consultazioni hanno preso avvio a seguito delle dimissioni del premier precedentemente designato per la formazione di un nuovo esecutivo, Mohammed Tawfiq Alawi. In particolare, il primo marzo, Alawi si è scusato per non essere riuscito a portare a termine il compito assegnatogli, dopo aver fallito nel tenere una riunione parlamentare straordinaria volta a votare la fiducia al nuovo esecutivo. Il premier designato ha affermato che continuare a svolgere la missione senza l’appoggio del popolo avrebbe alimentato ulteriormente le sofferenze della popolazione irachena, e che vi sono blocchi politici che continuano ad ostacolare un governo “indipendente” così come le riforme di cui necessita il Paese. Questi, a detta di Alawi, hanno altresì esercitato pressioni per spingerlo ad adottare determinati programmi.

È dal 30 novembre 2019 che Baghdad si ritrova ad assistere ad un vuoto politico, a seguito delle dimissioni del premier allora in carica, Adel Abdul Mahdi, ritiratosi dalla scena politica irachena, spinto dalla forte mobilitazione popolare. Le proteste in Iraq hanno avuto inizio il primo ottobre. Dopo una pausa di circa due settimane, queste sono riprese il 25 ottobre, senza più placarsi. I manifestanti hanno fin da subito richiesto le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime. Il popolo ha da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile.

Per quanto riguarda il nuovo governo, la richiesta fondamentale del popolo iracheno è un esecutivo indipendente, ovvero lontano dalle forze politiche protagoniste dello scenario politico degli ultimi anni, ed elezioni anticipate, considerate la soluzione migliore per far fronte alle problematiche del Paese. Alawi, dal canto suo, aveva più volte affermato di aver formato un governo indipendente, composto da candidati “esperti e imparziali”, evidenziando altresì che il nuovo esecutivo avrebbe dato vita ad una nuova pagina della storia dell’Iraq e avrebbe reso il Paese ancora più forte e libero. Nonostante ciò, Alawi, avendo assunto la carica di ministro delle Comunicazioni per due volte, è stato spesso considerato vicino a quella classe politica al potere fortemente contestata, e non in grado di rispondere alle richieste ed esigenze della popolazione irachena.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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