Coronavirus: primo decesso in Bahrein, coordinamento Riad- Londra

Pubblicato il 16 marzo 2020 alle 10:52 in Arabia Saudita Bahrein

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Il Bahrein ha riportato, il 16 marzo, il primo decesso per coronavirus. Nel frattempo, il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman al-Sa’ud, ha discusso con il Regno Unito degli sforzi congiunti da profondere per far fronte all’emergenza sanitaria.

Lunedì 16 marzo, il Ministero della Salute del Bahrein ha riferito del primo decesso nel Paese di un cittadino locale. Si tratta di un uomo di 65 anni, con probabili malattie pregresse, precedentemente posto in isolamento in uno dei centri predisposti nel Regno, dove, è stato specificato, aveva ricevuto assistenza e cure 24h, ed era stato sottoposto a continue analisi. Al momento, il numero di casi risultati positivi al Covid-19 in Bahrein ammonta a 214, 7 dei quali sono stati scoperti nelle ultime ore. Tuttavia, si tratta perlopiù di persone provenienti dall’Iran, Paese considerato il focolaio del virus per l’intera regione mediorientale. Il Ministero bahreinita ha specificato, il 16 marzo, che le condizioni delle persone contagiate risultano essere stabili e che tutte sono state poste in cura o in isolamento, in conformità con le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Parallelamente, nella sera del 15 marzo, il principe ereditario saudita ha tenuto una conversazione telefonica con il primo ministro britannico, Boris Johnson, nel corso della quale sono stati discussi gli sforzi che la comunità internazionale dovrà profondere per far fronte all’emergenza sanitaria provocata dalla diffusione del coronavirus. A tal proposito, da parte di Riad, a capo del G20 dal primo dicembre 2019, è stata evidenziata la necessità di un’unione a livello globale e di un impegno volto ad esplorare le modalità ed i mezzi per coordinare gli sforzi internazionali. Da parte sua, il Regno saudita si è detto pronto a fungere da coordinatore tra i Paesi del G20 e a mettere in atto le politiche funzionali a contrastare la pandemia, riducendo altresì gli oneri economici collegati e a favorire il raggiungimento di soluzioni mediche sia per la prevenzione sia per il trattamento.

In Arabia Saudita, secondo quanto riferito dal Ministero della Sanità nella sera del 15 marzo, i casi risultati positivi al Covid-19 sono 118. Gli ultimi 15 sono stati registrati il 15 marzo stesso e vanno ad accompagnarsi a tre guarigioni. Il quadro mediorientale ha assistito, il 16 marzo, ad un aumento dei contagi anche in Kuwait, dove il Ministero della Sanità ha riportato 11 nuovi casi in 24 ore, facendo salire il bilancio a 123 persone infette.

L’Iran, il 15 marzo, ha registrato il decesso di altre 113 persone infette, il bilancio più alto dalla diffusione dell’epidemia nel Paese. I morti totali, stando alle ultime cifre, ammontano a 724, mentre il numero di casi totali ha raggiunto quota 13.938. Vi sono stati altresì casi di guarigione, pari a 4,590. I primi casi nel Paese erano stati riportati il 19 febbraio nella città di Qom, ritenuta altresì meta di pellegrinaggio religioso. Da allora, il virus si è diffuso in altre province iraniane, tra cui la capitale Teheran e il governatorato settentrionale di Gilan. In particolare, le infezioni hanno riguardato perlopiù 22 governatorati iraniani, su un totale di 31.

Il 12 marzo, il ministro degli Esteri dell’Iran, Mohammad Javad Zarif, ha lanciato un appello pubblico per chiedere la diminuzione delle sanzioni e l’invio di forniture sanitarie e, secondo quanto rivelato dal direttore della Banca Centrale, Abdolnaser Hemmati, l’Iran ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale (FMI) un prestito di 5 miliardi di dollari per contrastare con efficacia la diffusione del virus. In particolare, Zarif ha richiesto l’attuazione del Rapid Financing Instrument (RFI), un meccanismo di finanziamento del FMI. Tuttavia, stando ai dati dello stesso Fondo Monetario Internazionale, l’ultimo prestito concesso all’Iran risale al periodo 1960-1962. Il consiglio di amministrazione del FMI dovrebbe approvare i prestiti concessi dal comitato, ma, in realtà, quasi nessuna decisione può essere presa senza l’approvazione degli Stati Uniti, responsabili di una campagna di massima pressione contro Teheran.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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