Arresti a Riad: tra lotta alla corruzione e tentato colpo di Stato

Pubblicato il 16 marzo 2020 alle 15:26 in Arabia Saudita Medio Oriente

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Centinaia di funzionari governativi e membri del personale militare e di sicurezza sono stati arrestati in Arabia Saudita con l’accusa di corruzione e abuso della carica pubblica. Diverse sono le speculazioni che sono state fatte a riguardo.

L’annuncio è giunto nella tarda serata del 15 marzo, da parte della Commissione anticorruzione nazionale saudita (Nazaha), secondo cui gli investigatori hanno altresì denunciato coloro che erano stati posti in custodia. Il numero di individui detenuti è pari a 298, e tra questi vi sono altresì giudici e ufficiali di alto livello, alcuni di essi appartenenti ai Ministeri della Difesa, degli Interni e della Salute, accusati di diversi crimini, in primis corruzione, appropriazione indebita e spreco di denaro pubblico e abuso di potere.

Secondo quanto riferito dalle autorità investigative, le indagini hanno coinvolto, in realtà, 674 persone, tutte interrogate. Le indagini hanno portato a scoprire che 379 milioni di rial sono stati impiegati per affari irregolari, a livello amministrativo e finanziario e, tra gli altri, 16 persone, tra cui 8 ufficiali militari, sono stati accusati di corruzione e riciclaggio di denaro durante il proprio mandato al Ministero della Difesa dal 2005 al 2015. Ventuno individui, poi, tra cui due donne e tre espatriati, sono invece stati accusati di corruzione, mentre esercitavano le proprie mansioni al Distretto Generale di Affari Sanitari nell’Est del Paese.

Anche precedentemente, nei primi di marzo, la stampa internazionale aveva parlato degli arresti di principi e membri della famiglia reale, in un quadro di rafforzamento dell’autorità del principe ereditario, Mohammad bin Salman Al Sa’ud, e di una politica di allontanamento di possibili contendenti alla corona saudita. Tuttavia, per alcuni si è trattato altresì di un modo per sventare un tentato colpo di Stato, messo in atto sia contro il principe ereditario sia contro re Salman, anche alla luce del peggioramento delle condizioni di salute di quest’ultimo. Ad ogni modo, è stato specificato, un’azione di tal tipo sarebbe complicata nel Regno saudita, considerato il controllo serrato di Mohammad sull’apparato di sicurezza.

Non è la prima volta che il governo saudita si impegna in campagne di arresti e nella lotta alla corruzione. Nel novembre 2017, il principe ereditario, di fatto il sovrano del Regno, aveva avviato un’ampia operazione anticorruzione che ha portato alla detenzione di oltre 300 principi e magnati presso l’hotel Ritz Carlton a Riad. Successivamente, questi sono stati rilasciati ed i propri beni trasferiti nelle casse dello Stato, in cambio di libertà. Nel mese di marzo, poi, gli arresti hanno riguardato il principe Ahmed bin Abdulaziz, fratello di re Salman, e il principe Mohammed bin Nayef, ex principe ereditario e ministro degli Interni. Entrambi erano considerati potenziali rivali del principe Mohammed e i loro arresti sembravano voler inviare un messaggio ad altri membri della famiglia reale, ovvero tolleranza zero verso qualsiasi forma di tradimento.

Il principe Mohammed, dal canto suo, è stato spesso elogiato dalla popolazione saudita per aver affrontato la corruzione e il clientelismo dilaganti nel Regno, ma, al contempo, i metodi impiegati hanno altresì suscitato critiche. A tal proposito, le riforme messe in atto volte a realizzare un’economia moderna e diversificata, sono state accompagnate da ondate di repressioni che hanno preso di mira membri della famiglia reale, uomini d’affari, accademici, attivisti, blogger e giornalisti. Non da ultimo, il Regno è stato coinvolto in una delle peggiori crisi diplomatiche della storia saudita, causata dall’omicidio di Jamal Khashoggi, un giornalista ucciso presso il consolato saudita a Istanbul, il 2 ottobre 2018. Il giornalista era stato particolarmente critico nei confronti del Regno saudita e le autorità avevano cercato più volte di farlo tornare in patria per essere processato. A novembre del 2018, la CIA aveva concluso un’indagine, il cui risultato indicava che l’omicidio di Khashoggi era stato ordinato dal principe ereditario saudita, una scoperta che andava in aperta contraddizione delle dichiarazioni di quest’ultimo. Il 23 dicembre 2019, la Corte saudita ha emesso condanne a morte per 5 uomini che hanno preso direttamente parte all’omicidio.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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