Afghanistan: nuovo attacco letale dei talebani

Pubblicato il 16 marzo 2020 alle 13:11 in Afghanistan Asia

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La notte tra il 15 e il 16 marzo, almeno 11 agenti delle forze di sicurezza afghane sono stati uccisi in un attacco dei talebani contro un posto di blocco nel distretto di Shahrak della provincia di Ghor. Si tratta dell’ennesima violenza, mentre continua il ritiro parziale delle truppe statunitensi. 

La notizia è stata riferita dal governatore distrettuale, Mohammad Kabiri, citato dal quotidiano locale, Tolo News. L’attacco ha avuto luogo sull’autostrada Herat-Ghor e gli scontri “sono durati diverse ore”, secondo il governatore. Anche il gruppo militante islamista ha subito ingenti perdite. “Più di 20 talebani sono stati uccisi nello scontro”, ha affermato Kabiri, aggiungendo che i talebani “hanno dato fuoco a due auto e ne hanno rubata una terza”. Né il gruppo né le forze di sicurezza del governo hanno commentato l’attacco. 

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. A seguito dell’invasione USA del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. 

A seguito di numerosi colloqui tra USA e talebani, le due parti hanno firmato uno storico accordo a Doha, il 29 febbraio. Questo prevede il ritiro delle truppe statunitensi dal Paese, entro 14 mesi, il rilascio di 5.000 prigionieri e l’avvio di un dialogo intra-afghano, in cambio della fine degli assalti e di una serie di garanzie da parte dei militanti islamisti. Tuttavia, le violenze nel Paese continuano e i contrasti diplomatici sono all’ordine del giorno. Il presidente afghano, Ashraf Ghani, il 10 marzo ha firmato una misura sul rilascio dei prigionieri. 

Secondo la prima parte del decreto, i rilasciati sono tenuti a firmare un documento in cui si impegnano non tornare in guerra. La seconda parte sottolinea che saranno liberati 1.500 talebani a partire dal 14 marzo. Ogni giorno verranno rilasciati 100 prigionieri talebani in considerazione di età, stato di salute e tempo rimanente da scontare. Infine, il provvedimento prevede che ,con l’inizio dei colloqui diretti tra il governo afgano e i talebani, ogni 2 settimane verranno rilasciati 500 prigionieri, a condizione che venga rispettata una forte riduzione della violenza. 

Tuttavia, i talebani si sono immediatamente opposti al decreto di Ghani. Secondo un portavoce del gruppo armato, un ordine di rilascio dei prigionieri condizionato è contrario all’accordo tra USAe talebani. “È correttamente spiegato nell’accordo di pace che i primi 5.000 prigionieri sarebbero stati liberati e poi sarebbe stato avviato il dialogo afgano”, ha dichiarato Suhail Shaheen, l’11 marzo. “Non abbiamo mai accettato alcuna liberazione condizionata dei prigionieri. Se qualcuno lo sostiene, va contro l’accordo di pace che abbiamo firmato il 29 febbraio”, ha aggiunto il portavoce dei talebani. Tali incertezze arrivano il giorno dopo l’inizio del ritiro di parte delle truppe statunitensi dal Paese, il 10 marzo. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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