Trump negativo al coronavirus

Pubblicato il 15 marzo 2020 alle 20:05 in Europa USA e Canada

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Il presidente americano, Donald Trump, ha annunciato di essere risultato negativo al coronavirus, dopodiché ha bloccato gli arrivi anche dal Regno Unito e dall’Irlanda per rallentare la diffusione dell’epidemia, il 15 marzo.

Il capo della Casa Bianca ha confermato la propria negatività al test effettuato venerdì 13 marzo. Lo scorso 7 e 8 marzo, durante un incontro con il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, a Mar a-Lago, Trump ha avuto contatti diretti con il segretario alla Comunicazione della presidenza del Brasile, Fabio Wajngarten, che è risultato positivo al coronavirus, e con un secondo membro dello staff presidenziale brasiliano anch’esso infetto. Gli Stati Uniti hanno finora registrato un totale di 2.952 casi e, secondo il direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, Anthony Fauci, non hanno ancora raggiunto il picco dell’epidemia.

In un briefing del 15 marzo, il vice presidente, Mike Pence, che è a capo della gestione dell’epidemia, ha dichiarato che gli USA estenderanno il blocco dei voli al Regno Unito e all’Irlanda a partire dalla mezzanotte del 16 marzo. Dal 13 marzo, gli USA hanno bloccato sia i voli dai Paesi che compongono l’area di Schengen dell’Unione Europea per 30 giorni, sia l’ingresso agli stranieri che vi si siano recati nelle ultime due settimane. Tali restrizioni non sono state applicate ai cittadini americani che, tuttavia, sono stati fatti arrivare solamente negli aeroporti di New York, Chicago, San Francisco, Seattle, Honolulu, Los Angeles, Atlanta, Virginia, Detroit, Dallas, Newark, Boston e Miami. Le nuove disposizioni hanno causato disagi negli aeroporti sovraffollati dagli ultimi viaggiatori.

 Nello stesso briefing, dopo aver invitato i propri cittadini a riconsiderare i viaggi non essenziali, Trump ha affermato che la sua amministrazione sta valutando anche restrizioni agli spostamenti interni al Paese. Venerdì 13 marzo, Trump ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale, mettendo a disposizione 50 miliardi di dollari in aiuti federali agli Stati e alle località colpite. Sabato 14 marzo, la Camera dei rappresentanti ha approvato un pacchetto di aiuti per fornire tamponi gratuiti e pagare i permessi di malattia ai lavoratori.

Tra il 2012 e il 2013, il governo americano aveva creato 4 strutture, collocate rispettivamente in Florida, Maryland, North Carolina e Texas, per elaborare vaccini e farmaci salvavita nel caso in cui il Paese fosse stato colpito da una malattia infettiva o da un attacco biologico. I centri sono stati pensati per lavorare sia con il governo, sia con privati, in modo da ricevere un flusso di lavoro continuo che garantisca prontezza di attrezzature e tecnici sempre aggiornati, in caso d’emergenza. Tuttavia, nel fronteggiare il coronavirus nessuno dei centri ha ancora elaborato medicinali che possano arginare la pandemia, due dei centri non stanno affatto lavorando sul coronavirus mentre gli altri due stanno pensando di condurre test di potenziali vaccini su piccola scala.

Secondo il Washington Post, i risultati portati dai centri, costati 670 milioni di dollari, sono stati finora deludenti, come previsto da alcuni esperti in materia di medicina e di difesa da attacchi biologici, quando è stato proposto il progetto. Nel 2018 e nel 2019, il sottosegretario alla Preparazione e alla Risposta del Dipartimento della Salute e dei Servizi (HHS), Robert Kadlec, ha ordinato degli esami separati sull’operato e l’efficienza delle quattro strutture identificando quelle che sono le loro debolezze. Tra queste c’è la loro capacità operativa che non è stata sviluppata e deve esserlo per soddisfare le richieste delle contromisure mediche di difesa da attacchi biologici. Inoltre, il mantenimento annuo garantito dal flusso di lavoro pubblico e privato è stato insufficiente. Per tali ragioni, è stata riorganizzata la supervisione governativa sulla produzione farmaceutica dei quattro centri che prevedrà una partnership tra l’HHS e il Dipartimento di Difesa per la loro gestione. Tuttavia, nonostante questi sforzi ci si aspetta che la fornitura di medicinali e vaccini per arginare il coronavirus avverrà da aziende private.

 Il coronavirus si è originato nella Repubblica Popolare Cinese dalla città di Wuhan, nella provincia di Hubei, dove sono stati registrati i primi casi nel mese di dicembre 2019. Stando ai dati rilasciati nel situation report dell’OMS del 14 marzo, dalla Cina il virus si è diffuso in 135 Paesi per un totale di oltre 142.539 casi confermati a livello globale, 3194 decessi nella RPC e 2199 all’estero. L’Italia è stata uno dei Paesi maggiormente colpiti al mondo e il primo in Europa, stando ai dati pubblicati il 15 marzo dal Ministero della Salute il numero totale di casi è arrivato a 20.603 con 1.809 decessi e 2.335 guarigioni.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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