Siria: prima pattuglia russo-turca bloccata

Pubblicato il 15 marzo 2020 alle 18:10 in Siria Turchia

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Il primo percorso di pattugliamento congiunto di Russia e Turchia in Siria è stato interrotto dalle proteste di ribelli e civili, il 15 marzo, nel nono anniversario dall’inizio del conflitto siriano. L’operazione doveva svolgersi lungo l’autostrada M4, che collega Latakia a Saraqeb, nella provincia Nord-orientale di Idlib.

La pattuglia congiunta russo-turca è stata stabilita il 5 marzo nell’ambito dell’accordo tra Russia e Turchia per il cessate il fuoco nella regione di Idlib e per la creazione di un corridoio umanitario lungo la M4. In tale occasione, Mosca e Ankara hanno riaffermato lo sforzo congiunto nel preservare la sovranità siriana e nel combattere il terrorismo.

Una fonte dell’Osservatorio inglese per i Diritti Umani in Siria (SOHR) ha confermato che domenica 15 marzo gruppi di civili e ribelli hanno interrotto la viabilità lungo la M4. Il pattugliamento è partito dalla città di Saraqeb e ha raggiunto Al-Nayrab per poi tornare indietro e annullare l’operazione.  

I manifestanti si sono opposti alla presenza delle forze russe e all’accordo tra Ankara e Mosca in generale, in quanto in esso non sono previste garanzie di reinsediamento delle persone evacuate dalla provincia siriana. In particolare, un comandante dell’Esercito Siriano Libero, corpo militare ribelle appoggiato dalla Turchia, ha affermato che se i pattugliamenti si svolgeranno senza consentire alle persone di tornare nei propri luoghi d’origine allora il suo gruppo vi si opporrà. Stando a quanto riferito dai testimoni, i manifestanti hanno protestato sventolando bandiere dell’Esercito Siriano Libero, sono saliti sui carrarmati turchi e hanno bloccato loro la strada con catene umane e falò. Un altro manifestante ha affermato che le dimostrazioni si oppongono alla presenza dell’esercito russo che in precedenza ha ucciso siriani per 6 anni e ha bombardato il loro territorio.

Stando invece a quanto riportato dall’agenzia di stampa russa Tass, il Ministero della Difesa russo ha dichiarato che i pattugliamenti sono stati interrotti dai ribelli siriani, non controllati efficacemente dalla Turchia, che hanno usato i civili come scudi umani. Per tali ragioni, Mosca ha concesso ulteriore tempo ad Ankara per garantire la sicurezza delle truppe che parteciperanno alle pattuglie sulla M4. Da parte sua, il Ministero della Difesa turco ha comunicato che il primo percorso di pattugliamento si è concluso ed è stato condotto dalle risorse terrestri e aeree degli eserciti russo e turco che hanno impiegato le misure necessarie a evitare provocazioni, assicurando l’incolumità dei civili nella regione.

L’Esercito Siriano Libero, o Turkish-backed Free Syrian Army, è un gruppo militare formato da arabi siriani e turkmeni siriani che ha operato nel Nord-Est della Siria dal 30 dicembre 2017, con il sostegno di Ankara, per contrastare la presenza curda nell’area.

Il 15 marzo è stato il nono anniversario della guerra civile in Siria iniziata nel 2011, quando parte della popolazione ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Bashar al-Assad. Con l’intensificarsi degli scontri, negli anni, tra i gruppi ribelli anti-governativi si sono radicalizzati alcuni gruppi di fondamentalisti islamici sunniti che hanno iniziato a lottare per il controllo su alcune aree del Paese. Dal 2011, 384.000 persone hanno perso la vita nel conflitto, di questi almeno 116.000 erano civili, inoltre, 11 milioni di persone hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni e sono state dislocate all’interno del Paese o all’estero dove hanno cercato rifugio.

A oggi, il governo di Assad controlla il 70% del territorio nazionale. La regione di Idlib è l’ultima porzione di territorio sotto il controllo del gruppo estremista di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), con a capo membri dell’ex ramificazione di al-Qaeda in Siria, che, negli anni, ha preso la guida delle rivolte anti-governative. Damasco, appoggiata da Russia, Iran e dalle milizie libanesi di Hezbollah, sta combattendo i ribelli per ripristinare il proprio controllo su Idlib. Tuttavia, secondo quanto stabiliva l’accordo di Sochi tra Russia e Turchia del 17 settembre 2018, qualunque atto di violenza nella provincia siriana era proibito. La Turchia aveva istituito dodici punti di osservazione sul territorio in prossimità del confine turco proprio per garantire l’assenza di violenze. L’accordo siglato a Mosca lo scorso 5 marzo si è riproposto lo stesso obiettivo di Sochi e finora il cessate il fuoco è stato rispettato.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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