Ritirata del coronavirus in Corea del Sud senza ricorrere all’isolamento

Pubblicato il 15 marzo 2020 alle 11:00 in Corea del Sud Taiwan

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In Corea del Sud, mentre il numero di nuovi casi di coronavirus ha continuato a diminuire, passando dai 102 del 14 marzo ai 76 del giorno successivo, il presidente, Moon Jae-in, ha dichiarato le regioni maggiormente colpite zone disastrate, il 15 marzo.

Si tratta della prima volta in cui, nella sua storia, il governo di Seoul ha definito tale una o più aree a causa di una malattia infettiva, fornendo quindi una copertura del 50% sulle spese di ripristino e esentando i residenti da tasse e bollette. Dagli aggiornamenti del 15 marzo, rilasciati da Korea Centres for Disease Control and Prevention (KCDC), si evince che nel Paese siano stati confermati un totale di 8.162 casi, di cui 834 dimessi, 75 deceduti e 7.253 ancora attivi. Dalla comparsa del virus il 20 gennaio, il picco di nuovi casi è stato raggiunto il 29 febbraio con un totale di 909 nuovi infetti solo in quella giornata.

Il primo ministro Sud-coreano, Chung Sye-kyun, ha dichiarato che il governo è aperto a tutte le possibilità e che minimizzerà l’impatto del virus nell’economia del popolo. La città maggiormente colpita è stata Taegu, la quarta per grandezza nel Paese con oltre 2.5 milioni di abitanti. Il 15 marzo sono stati confermati 41 dei nuovi 76 casi, per un totale nella città di 6.031 casi confermati, 468 guariti, 53 decessi e 5.510 casi ancora attivi. Nella città si colloca la chiesa segreta da cui hanno avuto origine molti casi che è uno dei cluster individuati come luoghi in cui è avvenuto un picco di contagi insieme ad un call-centre di Seoul, alcuni poliambulatori e case di riposo.

Diversamente da quanto fatto in Cina, Italia e Spagna, in Corea del Sud i cittadini non sono stati messi in isolamento, né sono state attuate restrizioni ai movimenti delle persone. Le autorità hanno disposto quarantene obbligatorie agli infetti e a coloro con cui sono stati a stretto contatto, raccomandandosi con la popolazione affinché restasse presso le proprie abitazioni, evitasse di partecipare ad eventi pubblici, indossasse mascherine e adottasse pratiche igieniche efficaci e frequenti. Seoul non ha nemmeno imposto bandi ai viaggi, bensì ha introdotto procedure d’immigrazione straordinarie per coloro che provengono dai Paesi maggiormente colpiti. Con esse si richiede ai viaggiatori di farsi controllare la temperatura, fornire i propri contatti e completare questionari sul proprio stato di salute. Tra i Paesi esteri a cui sono applicate queste regole ci sono Repubblica Popolare Cinese (RPC), Italia, Iran, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Paesi Bassi.

 Il vero asso nella manica del sistema Sud Coreano per rallentare il contagio è stato un programma di test con il quale è stato verificato il contagio o meno di un numero maggiore di pazienti superiore a qualsiasi altro Paese al mondo. Dalla comparsa del virus, ogni giorno sono state testate circa 15.000 persone, per un totale di oltre 250.000 tamponi, uno ogni 200 Sud-coreani. Quella che finora sembrerebbe una strategia vincente si è basata su trasparenza e cooperazione pubblica, anziché su misure restrittive e isolamenti. Il presidente Moon Jae-in ha tuttavia frenato lo slancio di prematuro ottimismo derivante dai dati ma si è detto speranzoso che il Paese possa presto entrare in una fase di stabilità.

Mentre la Corea del Sud ha registrato dati che fanno ben sperare, in Giappone è stato confermato un picco di 63 nuovi casi per un totale di 773 infetti, 22 deceduti, 118 guariti e 633 ancora attivi. Tali dati non includono le 697 persone che sono state a bordo della Diamond Princess né 14 casi di persone rimpatriate dalla RPC, con i quali il conto è arrivato a 1.484 casi confermati in totale.

Nella giornata del 14 marzo anche l’isola di Taiwan ha registrato il proprio picco di infezioni in una sola giornata con 6 nuovi casi, tutti provenienti dall’estero, portando il totale di infetti a 59, di cui 1 deceduto, 20 guariti e 38 casi attivi. Il governo di Taipei ha da subito preso iniziative per contenere la diffusione, tracciando tutti i contatti avuti dai 6, provenienti da Spagna, Giappone, Grecia, Turchia, Egitto e Thailandia. Dal 15 marzo, l’isola richiederà a tutti coloro che rientreranno dall’area di Schengen, dal Regno Unito e dall’Irlanda di auto isolarsi per 14 giorni. Anche qui le autorità hanno agito tempestivamente con misure di prevenzione del virus e hanno invitato il popolo a non viaggiare e restare nell’isola.

Il coronavirus si è originato nella RPC dalla città di Wuhan, nella provincia di Hubei, dove sono stati registrati i primi casi nel mese di dicembre 2019. Stando ai dati rilasciati nel situation report dell’OMS del 14 marzo, dalla Cina il virus si è diffuso in 135 Paesi per un totale di oltre 142.539 casi confermati a livello globale, 3194 decessi nella RPC e 2199 all’estero. L’Italia è stata uno dei Paesi maggiormente colpiti al mondo e il primo in Europa, stando ai dati pubblicati il 14 marzo dal Ministero della Salute il numero totale di casi è arrivato a 17.750 con 1.441 decessi e 1.966 guarigioni.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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