Netanyahu: rimandato il processo, ha proposto un governo d’emergenza e tecnologie militari

Pubblicato il 15 marzo 2020 alle 12:44 in Israele Medio Oriente

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Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha proposto un governo semestrale d’emergenza per affrontare la crisi causata dal coronavirus, il 15 marzo, insieme a tecnologie militari di monitoraggio.

Tale iniziativa porrebbe fine allo stallo politico in cui si trova il Paese dalle elezioni del 2 marzo, in seguito alle quali nessuno dei partiti in corsa ha ottenuto la maggioranza per governare né è ancora riuscito a stringere un’alleanza di governo con gli altri. Netanyahu, che è il leader del partito di destra Likud, ha avanzato la proposta di un governo provvisorio al suo maggiore rivale politico e leader del partito centrista Blue and White, Benny Gantz. A capo di questo esecutivo si porrebbe lo stesso proponente e come prime misure da attuare approverebbe un bilancio e adotterebbe “difficili decisioni” per fronteggiare l’epidemia.

Alternativamente, Netanyahu ha proposto a Gantz di unire le forze dei rispettivi partiti per un’amministrazione d’unità quadriennale durante la quale egli sarebbe premier per i primi due anni per poi passare il ruolo a Gantz nel biennio successivo. Quest’ultimo ha dimostrato di essere aperto ad un governo d’unità ma teme le vere intenzioni della controparte, in quanto ritiene che se fossero state sincere non sarebbero state esternate attraverso i media. Per Gantz, Netanyahu avrebbe dovuto inviare al suo partito un gruppo di negoziatori anziché comunicare tutto ciò attraverso la stampa o i social media e per tanto ha scritto al rivale:” Quando farai sul serio, parleremo”.

Il presidente israeliano, Reuven Rivlin, avrebbe dovuto conferire un mandato di governo nella settimana dal 16 al 22 marzo. Domenica 15 marzo, ha iniziato le consultazioni al parlamento israeliano e ha ribadito la necessità di istituire velocemente un governo, sia esso permanente o temporaneo.

 Alle scorse elezioni, Netanyahu ha ottenuto 36 seggi e Gantz 33 ma sono 61 quelli necessari per formare un governo. Il partito Joint List, che è formato da quattro partiti arabi che rappresentano soprattutto i cittadini palestinesi di Israele, ha ottenuto 15 seggi, mentre il partito nazionalista laico Yisrael Beytenu, con a capo Avigdor Lieberman, ne ha totalizzati 11. Il 9 marzo Gantz ha incontrato Lieberman per stringere un’alleanza in cui includere anche Joint List e, se così fosse, potrebbero avere il numero di seggi necessari per sostituire Netanyahu al potere.

Intanto, nella stessa giornata di domenica 15 marzo, il Ministero delle Giustizia ha comunicato che il processo per le accuse di corruzione contro il premier Netanyahu, previsto per il 17 marzo, è stato rinviato al 24 Maggio, a causa della crisi epidemica in corso.

 L’incriminazione contro Netanyahu è giunta il 21 novembre 2019 e riguardano tre casi.  Il primo è il “Caso 1000” per abuso d’ufficio, il secondo è il “Caso 2000”, per presunte negoziazioni con il proprietario del quotidiano israeliano, Yedioth Ahronoth, volte ad ottenere maggiore copertura mediatica in cambio di penalizzazioni al quotidiano rivale, Israel Hayom.  Il terzo e più importante è il “Caso 4000”, riguardante la relazione tra Netanyahu e l’azienda di telecomunicazioni Bezeq, che avrebbe ricevuto benefici per circa 280.000 milioni di dollari dal premier israeliano, in cambio della diffusione di notizie a proprio favore.

In precedenza al rinvio del processo, per affrontare l’emergenza del coronavirus, il 14 marzo, Netanyahu ha chiesto al Ministero della Giustizia l’approvazione ad utilizzare le tecnologie e i mezzi informatici finora dispiegati nella lotta al terrorismo per arginare l’epidemia. La proposta d’utilizzo di tali tecnologie potrebbe avere ripercussioni sulla privacy dei cittadini perché consentirebbe, ad esempio, di localizzare in tempo reale i cellulari degli infetti per scoprire eventuali violazioni della quarantena oppure di accedere ai meta-dati dei telefoni per vedere dove siano stati gli infetti e con chi abbiano avuto contatti.

Da domenica 15 marzo, intanto, il governo ha chiuso centri commerciali, hotel, ristoranti e teatri, lasciando operativi tutti i servizi primari.  Ai cittadini è stato detto di recarsi sul posto di lavoro solo se necessario, di mantenere le distanze l’uno dall’altro e di non riunirsi con più di 10 persone nella stessa stanza. L’esercito nazionale ha fatto rientrare tutte le truppe alle proprie basi e ha comunicato ai soldati che non avranno congedi per almeno un mese. Tutti coloro che entrano nel Paese sono tenuti ad auto isolarsi per due settimane e le scuole sono state chiuse. Stando ai dati della Johns Hopkins University delle 12:26 del 15 marzo, i casi confermati in Israele sono 193, con 0 decessi, 4 guariti e 189 casi attivi.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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